P.S.: ringrazio molto la redazione diOROBIE, e chiedo venia per la mia palese inabilità nel produrre siffatti contenuti multimediali tanto (giustamente) in voga oggi, cagionata fors’anche da una certa pur leggera idiosincrasia verso tali meraviglie contemporanee, tipica degli orsi di montagna.
P.S.#2: i quali orsi tuttavia, essendo appunto di casa in montagna e lì trovandosi a loro massimo agio, sono ben felici… – ovvero, sarò ben felice di incontrarvi durante In Viaggio sulle Orobie, il trekking lungo la spettacolare DOL – Dorsale Orobica Lecchese che parte oggi dalla Val Gerola e terminerà domenica 16 alle porte di Bergamo, tra terra, lago, cielo e orizzonti sconfinati!
Ecco di seguito il programma del Viaggio (cliccateci sopra per scaricarlo in un formato più grande), del quale potete conoscere ogni altro dettaglio e le news in tempo reale qui, nell’apposita sezione del sito di OROBIE.
Dunque, se potete, raggiungeteci e camminate con noi!
A me, sinceramente, ogni volta che mi capita di sentire “donnarumma”, l’unica cosa a cui viene da pensare è a una donna tra le più grandi e importanti della cultura italiana e dell’arte contemporanea internazionale, Lia Rumma. Una figura carismatica e fondamentale per la scena artistica più innovativa e sperimentale, titolare di due bellissime gallerie – quella storica di Napoli e la più recente a Milano – nei cui spazi sono passati artisti quali Alberto Burri, Donald Judd, Robert Longo, Gino De Dominicis, Michelangelo Pistoletto, Agostino Bonalumi, Vanessa Beecroft, William Kentridge, Anselm Kiefer, Marina Abramovic, Alfredo Jaar e tanti altri tra i più grandi della contemporaneità.
Insomma: per dirla “alla napoletana” (città così importante per la sua carriera galleristica), Donna Lia Rumma. Ecco.
Con tutto il rispetto per le persone che portano quel cognome, non mi viene in mente niente altro di veramente importante, al riguardo.
P.S.: foto e dettagli riportati nell’articolo vengono da qui.
(Ripubblico paro-paro qui l’articolo uscito sul sito di OROBIE – cliccate sull’immagine per leggerlo in originale e vedere anche la relativa galleria fotografica – nel qual sito peraltro troverete ogni altra informazione e presentazione utile a conoscere meglio l’imminente “Viaggio sulle Orobie”, giunto alla sua quinta edizione. Oppure, potete anche dare un occhio qui. Ah, ringrazio la redazione per avermi definito “eclettico”! Mica roba da poco, eh!)
In Val Biandino, la cui testata è percorsa dalla 2a tappa della DOL, al cospetto del celeberrimo Pizzo dei Tre Signori.
A guidare il folto gruppo dei viaggiatori sarà Francesca Mai, Accompagnatore di media montagna del Collegio guide alpine della Regione Lombardia. Giovane e grande appassionata di montagna, sarà la capo cordata ideale del nostro trekking sulla DOL – Dorsale Orobica Lecchese.
Il viaggio vedrà come sempre la presenza di personaggi legati a mondi artistici e professionali differenti. Saranno con noi Bruno Bozzetto, celebre disegnatore e regista; il giornalista Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera e profondamente legato alla Dol e al territorio circostante; l’alpinista e scrittore Enrico Camanni, tra i promotori della rete del turismo sostenibile «Sweet mountains». Del gruppo degli alpinisti fanno parte anche Pietro Buzzoni e Mario Curnis, decano degli scalatori bergamaschi e presente fin dalla prima edizione de “In viaggio sulle Orobie”.
Saremo affiancati nel cammino anche da Alessandro Calderoli, istruttore di scialpinismo del CAI e medico del Soccorso alpino; Stefano D’Adda, agronomo e perito agrario e storico collaboratore di Orobie; Sergio Poli dell’ERSAF, che è stato tra i realizzatori del primo tracciato della DOL; il biologo e ricercatore Michelangelo Morganti; Ludovico Roccatello di Slow Food. Immancabile il nostro chef di viaggio Michele Sana.
Nutrita la squadra degli artisti, composta dal musicista Davide Riva – che sarà affiancato da Martin Mayes -; Paola Piacentini e Giorgia Battocchio, conduttrici di Radio Popolare e l’eclettico Luca Rota, autore di una decina di lavori letterari e a sua volta conduttore di programmi radiofonici; Davide Mauri, artista visuale; e Luca Radaelli,autore, regista e attore teatrale.
Ci aiuteranno infine a raccontare questa splendida avventura i fotografi Marco Mazzoleni e Umberto Isman; e il documentarista Carlo Limonta.
Costantemente confermata nel tempo, è sempre parecchio emblematica la stretta commistione tra criminalità (di vario genere) e “fede” religiosa. L’ultimo caso (si veda qui) è quello di Maurizio Tramonte, condannato all’ergastolo per la strage di Piazza della Loggia a Brescia, mai dichiaratosi pentito e latitante fino a ieri quando è stato arrestato a Fatima. In Portogallo Tramonte era arrivato in auto dopo aver attraversato Spagna e Francia per affrontare un “percorso spirituale” (!) che a Pasquetta l’aveva invece portato a Lourdes.
Ah-pperò! – mi viene da dire.
D’altro canto, appunto, quello di Tramonte è solo l’ultimo di una infinita serie di altri casi dei quali è tappezzata la storia, quella italiana in particolare – basti citare la tradizionale, grande devozione dei boss mafiosi, peraltro ben supportata da certa (non piccola) parte del clero.
Da tali semplici annotazioni possono partire innumerevoli e assai poliedriche riflessioni al riguardo, inutile dirlo: d’altro canto la cronaca offre quotidianamente notizie riguardo reati d’ogni genere e sorta compiuti in nome di un “dio” o basati su convinzioni religiose deviate.
Aggiungo dunque solo un’osservazione: che, di nuovo, a subirne le conseguenze – oltre a troppi innocenti trucidati da criminali col santino in tasca – sono la fede e il senso di spiritualità più autentici, e proprio da chi crede di essere (e pretende di farsi credere) un devoto e pio osservante. Anche in tal caso nulla di nuovo sotto il Sole, da parecchi secoli a questa parte.
N.B.: l’immagine in testa al post è tratta da qui.