Royal Robbins (1935-2017)

Ieri se n’è andato verso altre dimensioni ultraterrene Royal Robbins.
«Embè?», diranno molti di voi, probabilmente non conoscendo il personaggio – e non è cosa della quale sentirsi in colpa, sia chiaro, posta la sua effettiva scarsa notorietà al di fuori degli ambienti alpinistici.
Sì, perché Royal Robbins è stato un grande, grandissimo scalatore – uno dei più grandi del secondo Novecento – ma non solo. È stato uno di quei personaggi la cui figura, la personalità, il carisma, le idee, il modus vivendi, l’attitudine e lo spirito, l’ascendente negli ambienti frequentati e parimenti al di fuori di essi, hanno contribuito a generare la contemporanea e più virtuosa visione etica del rapporto tra l’uomo, la montagna e la Natura in generale. Una filosofia, la sua, espansasi poi oltre i diretti riferimenti tematici diventando influente anche in altri campi del vivere odierno, immettendovi lucidità, razionalità, rigore, poetica, arte e una buona dose di sagacissima ironia.

A volte, nel considerare quei personaggi che in un modo o nell’altro crediamo abbiano cambiato il mondo e la nostra visione di esso, pensiamo a politici, intellettuali, scienziati… Giusto, senza dubbio: ma anche un “semplice” alpinista come Royal Robbins ha saputo portare a compimento una piccola/grande rivoluzione, probabilmente meno celebrata di altre ma certamente altrettanto importante, se non, per certi versi, di più. E anche per chi non sapesse chi sia stato.

Per conoscerlo meglio, alquanto preziosa risulta la biografia scritta da Pat Ament Royal Robbins. Il maestro dell’arrampicata americana, un libro (raffigurato qui a fianco) del 1993 ma che si trova ancora facilmente in commercio (nonostante l’editore lo segnali come “fuori catalogo”). Cliccando sull’immagine in testa al post, invece, potrete visitare il sito dell’omonima marca di abbigliamento fondata da Robbins negli anni ’70 nel quale si trova una bellissima sezione storica sulla sua figura, la filosofia e le imprese compiute.

Rallentare, ogni tanto, per osservare il mondo intorno (Annibale Salsa dixit)

È difficile, per la nostra cultura della fretta, apprezzare il valore della lentezza nel suo profondo significato pedagogico e morale. La lentezza costituisce addirittura un handicap per la società moderna, in cui l’elemento vincente è la velocità, lo spostamento rapido. Questo ultimo è il vero imperativo categorico della modernità e si riassume nel: velocizzare, correre, attraversare, senza sostare, senza pensare, senza vedere. (…) La dittatura del tempo tiranno che si insinua surrettiziamente nella nostra quotidianità non ci consente di ritrovare noi stessi attraverso l’appropriazione consapevole della nostra «esperienza vissuta» (Erlebnis): quella, cioè, che incontriamo attraverso sensazioni, immagini, simboli.

(Annibale SalsaIl tramonto delle identità tradizionali. Spaesamento e disagio esistenziale nelle AlpiPriuli & Verlucca, 2007, pag.71.)

salsaAnnibale Salsa, uno dei più stimati antropologi italiani e probabilmente il maggior esperto di antropologia culturale della Montagna, nel testo citato fa riferimento alla contrapposizione tra le sempre più frenetica velocità del mondo urbanizzato/antropizzato e la “lentezza” dei luoghi naturali come i monti, appunto, ove l’uomo deve ancora sottostare al ritmo imposto dallo spazio-tempo della Natura e dei suoi elementi.

Ma, a ben vedere, cosa più della lettura dei libri è a sua volta possente ed emblematico esercizio di virtuosa, fondamentale, necessaria lentezza? Forse è anche per la folle frenesia alla quale la società contemporanea ci sottopone se la lettura non gode di così buona salute: è un altro campanello d’allarme, un pressante avviso a comprendere che l’eccessiva velocità prima o poi potrebbe portare allo schianto, quando invece qualche momento di lentezza, di calma, di consapevole pacatezza di sicuro può farci meglio osservare e comprendere dove siamo, dove stiamo andando e cosa abbiamo intorno. Può farci tornare a vivere col giusto ritmo, insomma.

E se invece si facesse scoppiare una rivolta dei libri? (Reloaded)

(Questo articolo, balzatomi agli occhi poco fa, lo pubblicavo qui sul blog più di 3 anni fa. Inutile dire che oggi è ancora più valido di allora, e questa non è affatto una bella cosa. Nient’affatto.)

read-booksGià… dei libri piuttosto che di forconi o altro del genere e di così “fumoso”, se non bieco. In fondo, buona parte dei malanni che stanno uccidendo l’Italia nascono in primis da un grave problema culturale. Ignoranza, insomma, in senso generale e soprattutto nel senso di ignorare la realtà, dalla quale deriva la mancanza di consapevolezza e senso civici, il menefreghismo imperante, l’abulia sociale, la spiccata tendenza ad assoggettarsi a qualsiasi potere (o pseudo-tale) che accontenti i propri egoismi… Tutte cose sulle quali prospera e s’ingrassa chi vuole dominare, da sempre e ovunque: il popolo ignorante è ben più semplice da governare che quello consapevole, informato, acculturato – qualità che ne sottintendono un’altra ancor più fondamentale: libero.
Una rivolta dei libri, una rivoluzione culturale che spazzi via ogni cosa che offende l’intelligenza, l’onestà, l’etica e il buon senso comune: e non pensate che, da questo punto di vista, la prima cosa ad essere spazzata via sarebbe proprio la miserabile casta politica che l’Italia si ritrova?

In effetti, dice bene Doctor Who, il personaggio della nota serie TV della BBC prodotta e sceneggiata da Russell T. Davies:

You want weapons? We’re in a library. Books are the best weapon in the world. This room’s the greatest arsenal we could have. Arm yourself!

(Volete armi? Andate in una biblioteca. I libri sono l’arma migliore nel mondo. Questo luogo è il più grande arsenale che potremmo avere. Armatevi!)

Booksareweapons

(Radio) Alice e io, domani sera live su Rete 104!

16991819_10154183223192064_74384383970902451_o(Radio) Alice torna in radio, a quasi 40 anni esatti dalla celebre, famigerata sera del 12 marzo 1977 durante la quale l’avventura dell’emittente più libera e innovatrice di sempre venne violentemente interrotta… Domani, giovedì 2 marzo, alle ore 19.00, Alice, la voce di chi non ha voce, il libro sulla storia e la rivoluzione di Radio Alice, e io che ne sono l’autore saremo ospiti della trasmissione Mi Sol 104, su RETE 104! Parleremo del libro, della storia di Alice, del suo fondamentale retaggio culturale ma anche di altro, intorno alla letteratura e alla lettura, alla scrittura, alla comunicazione…
Cliccate qui per saperne di più, e save the date!

La sciatte(dito)ria #2

…E ci può essere qualcosa di peggio per certa (“grande”) editoria contemporanea dello scopiazzarsi spudoratamente le copertine a vicenda, dimostrando di non avere nemmeno la volontà di sbattersi (lavorando, mica altro!) per cercarne qualcuna originale?
Beh, ad esempio si può formalmente dimostrare di non sapere il nome dei propri autori editi:

16864860_10206591074893906_147524062168749140_nÈ Amos Oz, per la cronaca, non AmoZ Oz.

Ovviamente, se ora cercate il libro nel sito dell’editore o nei canali di vendita on line, non lo trovate più – guarda un po’ che strano, eh?! Peccato (per loro) che, come ormai sanno tutti, nel bene e nel male, sul web resta traccia di ogni cosa – qui, ad esempio…

P.S.: in questo caso grazie a Francesca Casùla, grande animatrice culturale e co-fondatrice di Liberos.