19 dicembre, pochi giorni a… Pasqua?!

Madesimo, Valle Spluga (provincia di Sondrio): fermo immagine alle ore 14.00 di oggi, 19 dicembre, della webcam panoramica posizionata nei pressi della località Mottaccio degli Andossi, quota 1730 m. Cliccateci sopra per ingrandirla.

Temperatura rilevata, quasi 14°.

Ma manca poco a Natale oppure a Pasqua?

L’inverno porta consiglio

«La notte porta consiglio», recita il noto motteggio popolare; una sua variante rimarca che «La notte assottiglia il pensiero», lo raffina e lo perfeziona. Ed è vero.

L’inverno è un po’ la “stagione notturna” dell’anno: come la notte, sospende buona parte della vitalità del mondo, assopisce i rumori, l’oscurità vi prevale, nasconde molte cose, genera quiete. Ciò che nell’una fa il buio nell’altro fa la neve, con il freddo quale frequente elemento comune.

Qualcuno la notte non la gradisce, ne ha timore, fastidio o inquietudine; anche l’inverno spesso suscita sentimenti simili, soprattutto se vissuti, entrambi, lontano dagli agi artificiali. Il buio e il freddo fanno pensare all’assenza di vita, ma è solo un’impressione dettata dalle umane insicurezze che sovente ci condizionano.

Per me e il segretario (personale a forma di cane) Loki, invece, l’inverno è la stagione in fondo più affascinante, ovvero quella che ci offre la dimensione ambientale nella quale ci troviamo più a nostro agio: la neve al suolo, la solitudine, il freddo, il bosco d’intorno e la nebbia al di fuori. Se il segretario ama le basse temperature e la neve fors’anche più dell’acqua (ma in fondo la prima non è che la seconda solidificata), io in queste condizioni trovo il consiglio migliore a supporto dei miei più affinati pensieri, che nel corso dei nostri vagabondaggi nella Natura invernale si sviluppano nitidi come lo è la volta celeste in questa stagione – altro elemento che unisce i due ambiti.

Pensieri in abbondanza e idee, riflessioni, meditazioni, suggestioni, chimere, fantasie, visioni corrono frementi davanti a me come il segretario Loki lungo le antiche vie che traversano nel bosco silenzioso e io a inseguirle con una vitalità rara e la certezza di trovare in esse una luce capace di rischiarare qualsiasi oscurità, che a volte s’accumula in testa e impedisce di orientarmi come vorrei.

Fa nulla se poi, una volta tornati a casa, molti di quei pensieri mi sembrano sfuggiti e dimenticati: da qualche parte hanno lasciato le loro tracce, sicuramente, un po’ qui nella mente nello spirito e un po’ là, tra gli alberi del bosco, sotto la neve ma sopra le ovvietà cui tocca adeguarci tutti, nel bene e nel male, durante la nostra quotidianità. Rifioriranno, prima o poi, proprio come la Natura a primavera.

Cortina brucerà definitivamente la propria anima nel “Camineto” di Briatore?

[Cliccate sull’immagine per vedere il servizio de “Il Dolomiti”.]
Sul “caso” dell’apertura de El Camineto, il «Billionaire dolomitico» di Flavio Briatore a Cortina d’Ampezzo, così si è espressa Federica Corrado, docente di Urbanistica al Politecnico di Torino, past-presidente di CIPRA-Italia e autrice di alcuni libri fondamentali sulle politiche di gestione dei territori montani, sulla propria pagina Facebook:

Allora, mettiamo in fila due cose. Questo posto è stato venduto ad un russo che per adesso dà la gestione a Briatore in attesa di avere i permessi per farne un hotel (immagino di lusso). Ora ci saranno le (vere o false) lamentele che già ho letto… ma perché non guardiamo con coraggio il dato di realtà? Qual è la comunità di Cortina oggi? Quella dei locali che potrebbero difendere la loro storia (anche se poi leggi «Ci comprano tutto!»: già, ma chi glielo vende? Topolino?)? Quella internazionale che in forme diverse abita Cortina? In realtà entrambe convergono proprio sul “mito” di Cortina, ciascuna con i propri vantaggi. Quindi, considerando che a volte nella vita bisogna saper lasciar andare, francamente questo mi sembra il caso. Dobbiamo accettare che esistono comunità che definiscono la montagna attraverso valori (???), mentre altre no. Qui il nodo originario è proprio la svendita delle radici comunitarie, l’aver abbracciato modelli economici per nulla in linea con quel territorio, e contro tali modelli non è valso l’Unesco, le proteste… Perché la comunità non ci crede, altrimenti non ci sarebbe questo effetto svendita. Peraltro diciamo pure «nulla di nuovo sotto il Sole»: Forte dei Marmi non ha una situazione diversa e neppure Portofino… l’elenco è lungo. Si tratterebbe quindi di invertire anzitutto un pensiero di territorio, mettere in atto una contro-cultura: la sfida è importante, ma i territori sono pronti a ri-leggersi?

Considerazioni, quelle della professoressa Corrado, con le quali mi trovo assolutamente d’accordo. Con chi critica l’evento e il modello imprenditoriale (?) che vi sta alla base, appena dopo avervi dimostrato inevitabile solidarietà ci sarebbe da discutere su cosa sia ormai la Cortina turistica contemporanea (oddio, non da oggi ma certamente col tempo in modo crescente – e le Olimpiadi sono ormai alle porte), su quale immaginario basi la propria attrattiva, con quale “comunità” di persone si voglia identificare e chieda che esse si identifichino con il luogo (ovvero con quale luogo), e soprattutto quale coerenza voglia mantenere e sviluppare – se vorrà farlo – tra il proprio passato e il futuro.

Come scrive Corrado, per tutto ciò è necessario un pensiero di territorio e, aggiungo io, una conseguente relazione culturale con esso, spaziale e temporale: perché gli imprenditori, più o meno speculativi, e i turisti, più o meno danarosi, arrivano e poi ripartono, ma sono i residenti a restare sul territorio e a doversi prendere carico di qualsiasi conseguenza di ciò che in esso viene sviluppato. Le cose non accadono mai per caso, quelle umane soprattutto, ma sono sempre il frutto di ben precise dinamiche, siano esse volute e riconosciute oppure no. In fondo a Cortina – e in altre località assimilabili – non è ormai più una mera questione di modelli turistici, ricconi bifolchi e VIP trifolchi, imprenditori faccendieri speculatori e quant’altro di più o meno opinabile: è un problema di identità culturale svanita e di coscienza di luogo alterata – ovviamente al netto dei cortinesi che invece cercano ancora di preservare tali necessità e ce ne sono, sia chiaro.

Sono peculiarità, le due appena citate, che con un certo impegno si possono recuperare e sviluppare in maniera proficua, certo è che con molto meno impegno si possono vanificare e cancellare definitivamente. Sta ai territori, come conclude Corrado, scegliere da che parte andare.

P.S.: in ogni caso, uno come il buon Giovanni Cenacchi temo si stia rivoltando furiosamente nella tomba.

Anche “La Verità” si schiera in difesa del Monte San Primo!

Anche il quotidiano “La Verità” si schiera al fianco del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” e a difesa del territorio della meravigliosa montagna lariana con un articolo di grande sarcasmo, genialmente scritto come se esprimesse l’opposto, con il quale prende in giro le recenti dichiarazioni televisive del Sindaco di Bellagio, il Comune che con la Comunità Montana del Triangolo Lariano – i «pappagalli italiani» del titolo, ovviamente – ha presentato e sostiene il folle progetto di sviluppo turistico sul San Primo. A riprova di ciò, bene fa l’articolista a mettere tra le parentesi nel sottotitolo ciò che ovviamente la “riqualificazione” non è, cioè «ecosostenibile»: difatti i due enti pubblici sopra citati stanno cercando di non assoggettare alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) la variante al PGT vigente, necessaria a portare avanti il progetto proposto: naturalmente ben sapendo che nessuna valutazione ambientale potrebbe darvi parere positivo, visto l’impatto delle infrastrutture proposte sulla montagna. D’altronde è un sarcasmo inevitabile, quello del quotidiano milanese verso il Sindaco di Bellagio, per come le sue dichiarazioni televisive vengano smentite da egli stesso ovvero da quanto recitano i documenti ufficiali del progetto presentato dal “suo” Comune.

Dunque grazie a “La Verità” per questo importante e originale sostegno alle istanze di difesa del Monte San Primo e, in ogni caso, potete trovare tutte le delucidazioni utili a comprendere meglio la questione – e ciò che ha scritto “La Verità” – nel sito web del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”. Avanti così!