Aaah, questa gran passione che noi tutti abbiamo di voler giudicare gli altri, così utile soprattutto per non dover giudicare noi stessi!
Siamo come bagnanti che in acqua sanno stare a malapena a galla ma pretendono di insegnare a nuotare a tutti gli altri. Perché per non rendere evidente quanto si nuoti male, bisogna che nessun altro possa nuotare meglio.
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Popolo “strano”, gli italiani
Certo che gli italiani sono un popolo veramente strano!
Hanno la fortuna di vivere in un paese e in un territorio tra i più belli dell’intero pianeta, con paesaggi meravigliosi ed eccellenze naturali dalla cerchia alpina alle coste del mediterraneo, ricco di tesori storici, architettonici, artistici, di città affascinanti e di piccoli borghi incantevoli, un territorio composto da un palinsesto storico unico e intessuto da culture e saperi secolari, un paese ove sono nati geni d’arte e di scienza tra i più grandi dell’umanità i quali hanno saputo meravigliare il mondo… e loro, nonostante tutto ciò, continuano a perdere tempo dietro tutti questi politici che, da parecchi lustri a questa parte, pretendono di essere i maggiori “rappresentanti istituzionali” di cotanto paese.
Mah… veramente io ‘sta cosa non la capisco.
(Cliccate sull’immagine per saperne – anzi, per vederne di più…)
La fregatura dei somari travestiti da leoni (Trilussa dixit)
Devo ringraziare l’amica Elisabetta Nava per avermi ricordato, sulla sua pagina facebook, il seguente gioiellino poetico del grande Trilussa, scritto un secolo fa ma alquanto attuale – come molte altre cose in Italia, emblematicamente: il paese dove al solito ogni cosa cambia affinché nulla cambi:
L’elezzione der presidente
Un giorno tutti quanti l’animali
Sottomessi ar lavoro
Decisero d’elegge’ un Presidente
Che je guardasse l’interessi loro.
C’era la Societa de li Majali,
La Societa der Toro,
Er Circolo der Basto e de la Soma,
La Lega indipendente
Fra li Somari residenti a Roma,
C’era la Fratellanza
De li Gatti soriani, de li Cani,
De li Cavalli senza vetturini,
La Lega fra le Vacche, Bovi e affini…
Tutti pijorno parte a l’adunanza.
Un Somarello, che pe’ l’ambizzione
De fasse elegge’ s’era messo addosso
La pelle d’un leone,
Disse: – Bestie elettore, io so’ commosso:
La civirtà, la libbertà, er progresso…
Ecco er vero programma che ciò io,
Ch’è l’istesso der popolo! Per cui
Voterete compatti er nome mio… –
Defatti venne eletto propio lui.
Er Somaro, contento, fece un rajo,
E allora solo er popolo bestione
S’accorse de lo sbajo
D’ave’ pijato un ciuccio p’un leone!
– Miffarolo!… Imbrojone!… Buvattaro!…
– Ho pijato possesso,
– Disse allora er Somaro – e nu’ la pianto
Nemmanco si morite d’accidente;
Silenzio! e rispettate er Presidente!
Dopo tale illuminante componimento mi viene al riguardo da rilanciare, sempre con Trilussa e con un’altra sua poesia, il cui finale direi che si potrebbe assumere come ideale riassunto della storia istituzionale italiana recente:
Doppo l’elezzioni
Nun c’era un muro senza un manifesto,
Roma s’era vestita d’Arlecchino;
ogni passo trovavi un attacchino
c’appiccicava un candidato onesto,
còr programma politico a colori
pè sbarajà la vista a l’elettori.
Promesse in verde,affermazioni in rosso,
convincenti in giallo e in ogni idea
ce se vedeva un pezzo di livrea
ch’er candidato s’era messa addosso
cò la speranza de servì er Paese….
(viaggi pagati e mille lire ar mese.)
Ma ringrazziamo Iddio! ‘Sta vorta puro
la commedia è finita, e in settimana
farà giustizia la Nettezza Urbana
che lesto e presto raschierà dar muro
l’ideali attaccati co’ la colla,
che so’ serviti a ingarbujà la folla.
De tanta carta resterà, se mai,
schiaffato su per aria, Dio sa come,
quarche avviso sbiadito con un nome
d’un candidato che cià speso assai…
Ma eletto o no, finchè l’avviso dura,
sarà er ricordo d’una fregatura.
Ecco qui, in pochi strabilianti versi, l’Italia moderna e contemporanea – ovvero la sua condanna ad una inesorabilmente triste sorte.
Istruire il popolo
Posti i numerosi e significativi fattori socioculturali che fanno pensare a un valore medio del QI in costante e crescente calo, negli ultimi tempi, mi aspetto nel prossimo futuro di vedere diffuse sempre più “istruzioni” pratiche del tipo qui sotto raffigurato:
Dacché, appunto, può ben essere che certuni non (più) ci arrivino, come palesemente non c’arrivano in cose anche più semplici.
Ecco.
Il fatuo artificio dei fuochi d’artificio
Una domanda: ma veramente (sarà che invecchio e mi inacidisco, o divento pesante e lagnoso ovvero obiettivamente misantropo, può essere) – dicevo: ma veramente alla gente piacciono ancora i fuochi d’artificio? Veramente c’è bisogno di essi per valorizzare un luogo, una ricorrenza, un evento o un paesaggio, la sua bellezza, la sua attrattiva turistica? E veramente una festa popolare – sia essa di paese o d’una più grande città, laica o religiosa, turistica o meno… – non può definirsi tale senza quel gran baccano luminoso dal costo a dir poco spropositato?
Costo spropositato, per giunta, che quasi sempre viene spacciato e giustificato come “evento culturale” e sovente inserito nelle relative richieste di finanziamenti pubblici: ma che ca…volo di “cultura” c’è, oggi, nei fuochi d’artificio? E, porca d’una miseria, quanti veri eventi culturali si potrebbero allestire, con mirabili ed evidenti ricadute a vantaggio di tutti, con i soldi che vengono (letteralmente) bruciati in pochi minuti di spettacolo pirotecnico? Dalle mie parti, sulle rive del lago, non c’è quasi località che nel corso dell’estate non si pregi d’avere il proprio spettacolo di fuochi – peraltro esattamente uguale a quello del paese accanto o della riva opposta, perché, suvvia, diciamoci pure questo: visti una volta, i fuochi d’artificio, visti tutti – come si dice in questi casi! Be’, facciamo una bella somma dei soldi spesi per codesti numerosi spettacoli, e vediamo che cifra ne esce. Poi riflettiamoci un attimo sulla convenienza, economica e, soprattutto, culturale!
Non so, insomma. Ribadisco: sarà che sto diventando vecchio e acido, o sarà che ritengo che i già pochi soldi pubblici spendibili nella cultura dovrebbero essere spesi per cose ben più culturalmente e intellettualmente costruttive. In mezzo alle quali, per carità, ci può stare anche uno spettacolo pirotecnico, saltuariamente. Ma così come è ora no. Io veramente non lo capisco.