I governi italiani

(Michael Wolgemut, “Dance of Death”, 1493.)
Pensavate voi, cari itaGliani, che i precedenti governi del vostro bellissimo tanto quanto miserrimo paese fosse i peggiori possibile, eh?!?
E invece no: quello in carica li sta ampiamente battendo!
Ma state tranquilli, che non è mica finita: di questo passo il prossimo, di governo, sarà ancora peggio. Già.

Perché il problema non sono i nomi, i simboli, i programmi, gli slogan, le post-ideologie o che altro.
Il problema non è tanto il contenuto, quanto il contenitore.
E il contenitore è in putrefazione, dunque mai (più) da esso potrà scaturire qualcosa di sano, di salubre, di benefico. Checché lo si colori di rosso, azzurro, giallo, verde o nero ovvero di qualsivoglia altra sfumatura cromatica.

Poi, ovvio, ci si può pure convincere che siano colori “bellissimi”, beandosene nell’ignara attesa della sempre più prossima fine.

And so, we will dancing on this grave

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Popolo “strano”, gli italiani

Certo che gli italiani sono un popolo veramente strano!

Hanno la fortuna di vivere in un paese e in un territorio tra i più belli dell’intero pianeta, con paesaggi meravigliosi ed eccellenze naturali dalla cerchia alpina alle coste del mediterraneo, ricco di tesori storici, architettonici, artistici, di città affascinanti e di piccoli borghi incantevoli, un territorio composto da un palinsesto storico unico e intessuto da culture e saperi secolari, un paese ove sono nati geni d’arte e di scienza tra i più grandi dell’umanità i quali hanno saputo meravigliare il mondo… e loro, nonostante tutto ciò, continuano a perdere tempo dietro tutti questi politici che, da parecchi lustri a questa parte, pretendono di essere i maggiori “rappresentanti istituzionali” di cotanto paese.

Mah… veramente io ‘sta cosa non la capisco.

(Cliccate sull’immagine per saperne – anzi, per vederne di più…)

Li avete anche voi i banditi al potere? (Paolo Rumiz dixit)

“Guardi questa terra, non è meravigliosa?” mi ha chiesto una sera una contadina ucraina davanti a un oceano di messi al vento. Le ho risposto: “Potrebbe nutrire tutta Europa”. Allora lei, come a sé stessa: “Perché allora siamo così poveri? Perché milioni di noi emigrano? Perché c’è tanta terra incolta? Perché tante donne vanno in Italia a badare ai vostri vecchi?”. E poi, dopo un lungo silenzio: “Glielo dico io il motivo: siamo governati da banditi. E voi in Italia, li avete anche voi i banditi al potere?”. Ho evitato di rispondere.

(Paolo RumizTrans Europa ExpressFeltrinelli, Milano, 2011, pag.13.)

Si volesse pure continuare a evitare di rispondere, come indica Rumiz, e lo si facesse anche solo per elementari ragioni di “decenza nazionale”, sarebbe finalmente il caso di cominciare ad agire, invece, contro quei banditi. I quali, altrimenti, il futuro del paese lo ruberanno totalmente e definitivamente, presto.

Dicono, dei politici, ma poi…

Dicono che sono incapaci, i politici, che sono falsi, ipocriti, fanfaroni, ciarlatani, ignoranti, arroganti, populisti, infidi, corrotti, indegni…

Ma poi danno loro parola ovunque, sui giornali, nei tiggì, nei talk show della TV, nei convegni d’ogni sorta, bramando e riverendo le loro falsità, ipocrisie, fanfaronate, ciarlatanerie, ignoranze, arroganze, populismi, infidezze, corruzioni, indegnità… così giustificando tutto ciò, come fosse cosa buona, dovuta e gradita.

Dunque?

Dunque forse no, ma forse è inevitabile che il paese venga governato da politici falsi, ipocriti, fanfaroni, ciarlatani, ignoranti, arroganti, populisti, infidi, corrotti, indegni, dal momento che, evidentemente, la sua “società civile” non sa produrre altro di meglio da ascoltare e riverire.

La politica è morta, abbasso la politica!

Sempre di più le democrazie occidentali producono – per sconcertante paradosso – un potere politico ormai completamente basato sulle caste, sull’autoreferenzialità, sul presenzialismo mediatico come unico contatto con gli elettori, sul più ridicolmente bieco populismo, sulla ciancia vuota e futile,  sull’insulto reso slogan – ultimo confronti delle presidenziali francesi docet. Ovunque, da destra a sinistra, i programmi sono ormai scomparsi, la finalità di guidare civicamente e moralmente i paesi è dimenticata, la “politica” nel senso originario del termine del tutto estinta: il fine principale dei politici contemporanei – sovente l’espressione peggiore della società da cui provengono – è preservare e accrescere il proprio potere, non più a vantaggio del paese governato ma a suo totale discapito. È vero: “ogni popolo ha i governanti che si merita”, ma tale desolante verità è un circolo vizioso sempre più autodistruttivo e letale, nel quale ad averne la peggio sono e saranno sempre, per primi, i singoli individui e comuni cittadini. A meno che, finalmente, quel popolo comprenda, con piena consapevolezza civica e morale, di non poter e dover meritare i governanti da cui si ritrova comandato… Ma forse è pura utopia, questa, ancor più di quanto sostenne Thoreau nella sua (vitale, oggi più di allora) Disobbedienza Civile: il governo migliore è quello che non governa affatto. Anche se, aggiungo io, non vedo come ci si possa ritenere una civiltà realmente avanzata se continuiamo a farci comandare da un sistema di potere politico tanto esanime, qualsiasi esso sia.

“È così che la massa degli uomini serve lo Stato, non come uomini coraggiosi ma come macchine, con il loro corpo. Sono l’esercito permanente, la milizia volontaria, i secondini, i poliziotti, il posse comitatus ecc. Nella maggioranza dei casi non c’è nessun libero esercizio del giudizio e del senso morale, sono al livello del legno, della terra, delle pietre. Suppongo che se facessimo degli uomini di legno sarebbero altrettanto utili. È un tipo d’uomo che non richiede maggior rispetto che se fosse fatto di paglia o di un impacco di sterco. Ha lo stesso valore dei cani e dei cavalli. E tuttavia, normalmente, quegli uomini sono considerati buoni cittadini. Altri – come la maggioranza dei legislatori, dei politicanti, degli avvocati, dei preti e dei tenutari di cariche – servono lo Stato soprattutto in base a ragionamenti astratti; e poiché fanno assai di rado distinzioni morali, hanno la stessa probabilità di servire Dio che, senza volerlo, di servire il diavolo.”