
Ci rido sopra, sì, ma in realtà non c’è affatto da ridere. Anzi.

Ci rido sopra, sì, ma in realtà non c’è affatto da ridere. Anzi.
Viaggio in auto, faccio zapping radiofonico e a volte mi capita di intercettare, su qualche emittente nazionale, dei programmi nei quali si dibatte di cose politiche e all’uopo vengono fatti intervenire dei politici, esponenti più o meno noti dei vari partiti, li ascolto per un po’ e passa solo qualche istante perché la solita domanda, nell’ascoltare i tizi intervistati e ciò che dicono, mi sorga spontanea: ma come diavolo si fa a dare credito a individui del genere e, persino, a eleggerli propri rappresentanti in Parlamento?

N.B.: per quanto riguarda la TV, invece, il problema non si pone. Non la guardo, e amen.
Qualche politicante sloganista, di quelli che vanno tanto “di moda” oggi, ogni tanto vaneggia di una possibile uscita dell’Italia dalla UE, sostenendo che restando nell’Europa unita il paese avrebbe più svantaggi che vantaggi.
Semmai, il politicante suddetto e tutti i suoi simili (sovente travestiti da “avversari”) farebbero bene a chiedersi se non debba essere l’Europa unita a valutare se sia il caso di avere con sé un paese talmente in decomposizione. Decomposizione istituzionale, politica, socio-economica, culturale, morale, psicologica. E dotato di un’aria ormai tanto cattiva o “incattivita”, per giunta, di nome, d’animo e pure di fatto.
Io non credo che convenga, all’Europa. Ma auspico di sbagliarmi, per il bene futuro del paese* – sempre che il paese un “futuro” lo voglia, sia in grado di costruirlo e lo meriti, ovviamente.
*: dal quale io ormai mi sono totalmente dissociato se non per mera anagrafica, ci tengo a dirlo.
Mettiamola così: il problema non è quello di avere a disposizione una fuoriserie performante dotata dei gadget più tecnologicamente avanzati oppure un’utilitaria scalcagnata coi paraurti arrugginiti, se poi al volante ci stanno guidatori incapaci di tenere in strada qualsiasi veicolo, in sesto o meno che sia. Si continueranno a registrare urti, collisioni, incidenti e guasti dovuti a imperizia fino a che – errare humanum est, perseverare autem diabolicum – non si finirà giù da un burrone, o qualche cos’altro di similmente definitivo.
Ma se è già folle lasciare certi “guidatori” al volante, ancor più folle è salire a bordo del loro veicolo, perché non ci si renda proprio conto del pericolo ovvero perché non si abbia voglia e forza di andare a piedi.
Ecco, la penso esattamente così. E se immaginate che lo stia pensando riguardo a questo, sappiate che sì, è proprio così.
Applausi (amari, e capirete a breve perché, ma pure forieri di gratitudine) a Paolo Ferrucci, che sulla propria pagina facebook riporta alcuni degli interventi che ha pescato sul Corriere della Sera di oggi, a pagina 21, nell’articolo che riporta del “vertice” di alcune delle testate più importanti del mondo per i 150 anni de La Stampa. Ad esempio:
«Il rapporto tra i nostri media, Facebook e Google? Loro sono i padroni di casa, noi siamo gli inquilini. Ci stanno alzando l’affitto.»
«Abbiamo il dovere civico di rendere le notizie interessanti.»
«Nei giornali dobbiamo ricreare ogni giorno “Il Trono di Spade”: una storia così interessante che non possiamo restare fuori.»
«Le redazioni saranno più piccole, agili, non formate necessariamente da soli giornalisti.»
«L’indipendenza editoriale è fondamentale, ma giornalisti e aziende devono imparare a lavorare insieme.»
Dunque, gli affittuari di Facebook e Google (?) avrebbero il dovere civico di rendere le notizie interessanti. Attenzione: non obiettive o attendibili, “interessanti”. Ricreando storie di stampo televisivo, scritte da redazione ove i giornalisti non siano più necessari che mettano da parte l’indipendenza editoriale per lavorare (gratis, vero?) con le aziende.
Bene (si fa per dire): posto che negli ultimi anni i giornali italiani non hanno certo brillato, nel fornire notizie, per rigore, obiettività e completezza d’informazione – non hanno più fatto bene il loro mestiere, insomma – e posto che la crisi dell’editoria giornalistica è sempre più grave e profonda, cosa dichiarano di voler fare, le redazioni? Non solo di continuare lungo l’assai sconnessa strada intrapresa, ma pure di accelerare il passo. E dichiarare piuttosto di voler offrire in primis – molto semplicemente tanto quanto “naturalmente” ovvero secondo natura – una corretta informazione? Giammai, ci mancherebbe.
Ecco, ora capite l’amarezza.
No: credo proprio che, ahinoi, non ci sia speranza nemmeno per il futuro dell’informazione, qui.
P.S.: non ho mai visto Il Trono di Spade. Magari è una gran bella serie, eh, ma non guardo la TV…