Guardare la TV

[Foto di Sven Scheuermeier da Unsplash.]
Lo ammetto: ieri sera, a casa, ho ceduto e, dopo parecchio tempo che non lo facevo, mi sono messo lì sul divano a guardare la TV.
Be’, non è stata una gran trovata e dopo solo pochi momenti ero già bell’e annoiato, già.

Come dite? Se l’ho accesa, la TV?
Certo che no! Mica sono pazzo! Va bene cedere a certe pur inopinate istigazioni, ma non del tutto, giammai!

😄

Lo “smart working”? Ancora?!

Ve lo dico da subito: sarò molto franco, in questo post, seppur “indirettamente”.

Con questo secondo lockdown, imposto in modi più o meno rigidi su tutto il territorio nazionale, è tornato in auge presso enti pubblici e privati lo smart working, conseguentemente applicato in modi più o meno ampi.

Bene: posto quanto già affermavo sul tema qui, dopo la fine del primo lockdown e delle esperienze (personali, ma non solo) al riguardo, e considerando le esperienze attuali – in entrambi i casi non tanto sullo smart working in sé, ma su come esso venga “interpretato” da molti di quelli che lo stanno praticando – vorrei ora molto francamente rimarcare ovvero ribadire che lo smart working

Ritardi, rimandi, disservizi, smarrimenti di documentazioni, inefficienze varie e assortite in troppi casi. «Eh, ma sa, stiamo lavorando in smart working!» la risposta sovente abituale, sempre più simile a una bieca scusa che a una motivazione sostenibile.
Ah, ok, così dicono, quelli. Ma non si dice pure che sarebbe il lavoro del futuro, questo?
Per non parlare dell’altra forma di lavoro a distanza attualmente più usata, quella per l’insegnamento scolastico: su come stiano andando le cose basta leggere questo articolo, adattabile certamente anche alla realtà italiana (o forse qui anche più che altrove) per come me la raccontano numerosi amici docenti.

Ecco.

Be’, mi pare che siamo a posto, allora. Proprio a posto. Già.

Il TV

[Un televisore “Magneti Marelli” del 1938. Immagine tratta da Wikipedia.]
Be’… ok, lo ammetto, non è vero che non accendo mai il televisore, a casa – quello dei canali televisivi “tradizionali”, intendo dire.

Ieri sera l’ho acceso.

«Oh, funziona ancora! Ok.» mi sono detto, e l’ho spento.

Controllerò di nuovo tra qualche mese se funziona ancora, ecco. Forse.

Meno pupazzi, più Muppet!

Io non guardo la televisione “tradizionale” – ho una Smart TV, a casa, e la uso solo in modalità web – ma inevitabilmente mi giungono gli echi di ciò che vi si trasmette, su quei canali pubblici e privati. E anche se non li guardo, appunto, sono sicuro che se al posto di tanti programmi trasmessi riproponessero le puntate originali del vecchio, mitico, sublime The Muppet Show (sfortunati che siete, voi giovani, che non li avete conosciuti se non nella recente versione edulcorata della Disney!), di pupazzi in TV ce ne sarebbero molti, ma molti, ma molti meno.
E ci sarebbe molta più qualità, peraltro, e più serietà – perché l’ironia, quando è fatta bene, è una cosa seria, non dimenticatevelo.

(Fate clic sull’immagine per rivedere una delle puntate originali dello show, con tanto di special guest star.)