Opinione personale: tra i potenti del mondo di oggi non esistono anime candide, in primis al di là dell’Atlantico, ma senza dubbio più di ogni altra figura Vladimir Putin in questi giorni sta dimostrando ineluttabilmente ciò che è da sempre: un gran farabutto, subdolo e pericoloso. Eppure continuo a pensare che tutta questa aggressività serva soprattutto a nascondere la sua effettiva grande debolezza e che la Russia, nazione meravigliosa e fondamentale, nelle mani di un bieco autocrate del genere rimanga come la definì già Diderot nel Settecento, un «colosso dai piedi d’argilla» dal futuro inesorabilmente infelice.
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La Scala e Giulio Regeni

Sacrosante blasfemie

Mi torna in mente quel villaggio montano dalle mie parti, ad esempio, nel quale tempo fa assistetti incidentalmente a una scena meravigliosa: la partenza di una processione religiosa con la statua di un tal santo o forse della Madonna, ora non ricordo, con il catafalco caricato sulle spalle di alcuni rubizzi indigeni a forza di braccia e a colpi di bestemmie a causa dello sforzo ingente e delle difficoltà di assestamento iniziali (a tale scena spassosa feci già cenno qui). In effetti, se il paesaggio di un luogo è fatto anche di elementi immateriali come il lessico locale, sovente assai identitario e identificante (al di là della questione ora discussa parlerò presto di questo aspetto, qui sul blog), be’, in un contesto come quello montano nel quale la devozione religiosa popolare è radicata ben più che altrove, la blasfemia è da considerare un elemento presente e evidente, dunque identificante, almeno quanto le vette dei monti o lo scampanio delle mandrie al pascolo! Anzi, sarebbe da proteggere in qualità di patrimonio culturale popolare, visto il suo secolare radicamento (sì, sono ironico… anzi, nemmeno tanto: al riguardo, e come ulteriore prova a sostegno d’una proposta del genere, leggetevi l’editoriale di Beno del numero 57 de “Le Montagne Divertenti”, qui)!
D’altro canto, come ha detto il sempre acutissimo e illuminante Mark Twain: «Se siete arrabbiati, contate fino a quattro. Se siete molto arrabbiati, bestemmiate.» E pensateci, poi: non è la bestemmia, a ben vedere, una “manifestazione devozionale” ben più coerente di molte altre all’apparenza tanto pie ma nel concreto parecchio ipocrite (vedi sopra)?
Ecco. Semmai, cercate di non essere mai molto arrabbiati, eh!
La condanna perenne di Adamo per Eva

In forza di questo suo precarissimo equilibrio, niente affatto primigenio ma indotto nel tempo da tutte le suddette pericolose devianze, che hanno avviluppato e incredibilmente avviluppano tutt’oggi la “famiglia tradizionale” di conformismi e ipocrisie, pretendendo di difenderla ma in verità disgregandone senso e sostanza, appena quell’infido castello artificiale di “verità” perverse costruitole sopra comincia a oscillare, sgretolarsi, perdere pezzi (e non ci vuole molto: basta ad esempio che la donna rivendichi il diritto di essere se stessa, molto semplicemente), ecco che la “famiglia” rapidamente implode, l’equilibrio artificioso si rivela una condizione di sproporzione iniqua e tutta la “moralità” introiettatale dentro a forza inesorabilmente diventa violenta disumanità contro l’elemento femminile che in essa si crede (ancora oggi, ribadisco) inferiore, “legittimamente” sottomesso e fonte della “colpa originaria” – siamo ancora fermi alla storia della maledetta Eva che frega il “probo” Adamo ascoltando il diavolo e cogliendo la mela, insomma. È d’altro canto questa una violenza già ben presente nelle basi del concetto ancora così diffuso di “famiglia tradizionale”, quantunque nessuno di chi lo perpetra e difende avrà il coraggio di ammetterlo: convinzione, questa, smentita (da anni, ormai) dalla realtà dei fatti e dalla sua oggettività criminale – ma l’analfabetismo funzionale al riguardo è a livelli deprecabilmente alti, è noto.
Una tale realtà dei fatti la si ribalta – perché è da ribaltare totalmente, definirla solo da “cambiare” è puro esercizio eufemistico – non tanto con nuove o più severe leggi, come ogni volta si torna a dire (leggi che ci sono già e, a quanto pare, non rappresentano affatto un deterrente in tali situazioni così deviate) ma con tanta, tanta, tanta cultura, da diffondere e sviluppare fin dall’età scolastica per renderla abbastanza forte da eliminare radicalmente quei “centri di pensiero” (politici, religiosi, ideologici, sociali, eccetera) che ancora rappresentano e diffondono le basi ideologiche “tradizionali” al riguardo. E poi la si ribalta pure con tanti, tanti, tanti uomini. Veri, intendo dire, e veramente consapevoli di cosa sia l’uomo nei riguardi della donna e della società formata da entrambi anche a prescindere da formalismi tradizionali a volte ormai culturalmente sterili, e non burattini alienati che in men che non si dica, e in totale assenza di personalità e di reali capacità cognitive (annullate proprio dall’incultura diffusa, vedi sopra), si trasformano in barbari assassini. Uomini veri, sì: tuttavia, roba forse troppo rara da trovare, in certe situazioni della nostra contemporaneità.
La fine di Navalny (e della Russia)

Purtroppo tali circostanze non fanno altro che confermare, una volta di più, come la Russia, un grande e fondamentale paese che nelle mani di Putin diventa un “piccolo” staterello assolutista, rappresenti una proporzionale grande occasione persa per l’Europa e per fare del continente europeo, nel suo complesso, una potenza realmente dominante in grado di contrastare al meglio la maggiore minaccia planetaria attuale e nel prossimo futuro, quella rappresentata dalla Cina. Invece, appunto, un così grande paese si ritrova ostaggio di un miserrimo despota persino incapace di replicare ai suoi oppositori al punto di eliminarli uno a uno, con metodi da vecchia URSS comunista, pur di non affrontare loro e le accuse da essi contestategli. Povera Russia, che tristezza!
P.S.: per chi volesse saperne di più, sui movimenti russi di opposizione al potere putinista, può leggere il testo qui accanto (cliccateci sopra per sapere come acquistarlo). Come rimarca la presentazione, «Per molti mesi abbiamo cercato qualcuno che potesse scrivere un saggio per il pubblico italiano sulle opposizioni russe a Putin. Abbiamo ricevuto molti consensi all’iniziativa ma nessuno se l’è sentita di impegnarsi concretamente nella scrittura. Per andare in Russia ci vuole un visto e per lavorare a Mosca ci vuole un permesso. Tutti hanno ritenuto di non mettere a rischio queste situazioni, perché scrivere delle opposizioni russe può significare non andare più in Russia o essere espulsi o sottoposti a una qualche sgradevole ritorsione. Allora abbiamo deciso di fare da soli raccogliendo dalla stampa internazionale, traducendoli e adattandoli, documenti, interviste, interventi e articoli dei più noti esponenti dell’opposizione russa: le Pussy Riot, Mikhail Khodorkovsky, Alexei Navalny, Sergei Guriev e Yevgeny Roizman, da cui si può comprendere come in Russia la battaglia per la libertà d’opinione, d’organizzazione, di stampa, per l’incolumità degli oppositori politici sia ancora qualcosa da venire a quasi 25 anni dal crollo dell’URSS. Chiude l’ebook un saggio di Boris Dubin, del centro Levada, su “Mass media e società russa negli ultimi due decenni”.»