Una sola aggiunta personale a quanto asserito da Isaac Asimov (nel 1980, mica ieri!): quantunque lì per vari motivi sia probabilmente più evidente, non solo negli Stati Uniti ciò sta accadendo, ahinoi.
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La famiglia è la prima scuola (di vita)
Credo non ci sia molto da aggiungere a quanto riportato nel “manifesto” di tal istituto scolastico portoghese, no?
Se non che sarebbe da stampare in volantini su carta indistruttibile e con inchiostro indelebile, da stampare in un numero di copie pari a… dunque, quante sono le famiglie italiane con figli che frequentano la scuola, di ogni ordine e grado?
Ecco.
E se a molte di esse non servirà leggerlo – fortunatamente – ai genitori di certe altre andrebbe invece marchiato a fuoco sulla fronte, così che si ritrovino a leggerlo ogni mattina, quando vanno nel bagno di casa per sistemarsi e uscire per portare i propri (sfortunati) figli a scuola.
Perché sì, senza alcun dubbio la scuola italiana è traboccante di problemi, propri e indotti da gestioni politiche indegne, ma la “famiglia media” pure di più, per molti versi.
Annibale Salsa, “Il tramonto delle identità tradizionali. Spaesamento e disagio esistenziale nelle Alpi”
Se osservate una cartina fisica dell’Italia – beh, innanzi tutto se ne trovate ancora qualcuna in giro, visto che la geografia è stata bandita, con decisione istituzionale scelleratissima, dal sapere culturale condiviso – noterete che il nostro territorio è per gran parte reso con varie sfumature del colore marrone: quello che indica i rilievi montuosi. Già, l’Italia è una penisola che in quanto tale spicca per la sua estensione costiera, ma al suo interno, salva la Pianura Padana e poche altre più limitate zone, è un paese di montagne, dunque di paesi, genti e cultura di montagna. Purtroppo tale peculiarità fisica nel corso del Novecento – non solo, ma soprattutto nello scorso secolo – ha perso gran parte della correlata valenza politica: la Montagna è stata depauperata della propria cultura da uno sviluppo socio-economico deviato e alienante, per il quale le aree più urbanizzate/antropizzate hanno preteso di sfruttare in modo esagerato tutte le altre, e da una politica che, seguendo tale onda per mero tornaconto elettorale (e non dico di più!), ha contribuito a portare a fondo tale processo, sostanzialmente dimenticandosi della Montagna, della gente che lassù abitava e, per essere chiari, pagava le tasse come quella di città.
Già per questo un testo come Il tramonto delle identità tradizionali. Spaesamento e disagio esistenziale nelle Alpi (Priuli & Verlucca, 2007, prefazione di Enrico Camanni), avente in copertina la prestigiosa firma di Annibale Salsa – uno dei più importanti antropologi italiani, grande esperto di cultura di montagna – nonostante i 10 anni di età compiuti giusto quest’anno (e che questo articolo vuole a suo modo “celebrare”), risulta fondamentale. Anzi, lo è ancor più, oggi, proprio per i due lustri trascorsi dalla pubblicazione originaria: un periodo nel quale la situazione della Montagna italiana è rimasta pressoché uguale (…)
(Leggete la recensione completa di Il tramonto delle identità tradizionali. Spaesamento e disagio esistenziale nelle Alpi cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)
Ma veramente il mondo finirà nelle mani degli idioti?
La Montagna che può insegnare a vivere alla città – questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio
Questa sera, 23 gennaio duemila17, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 8a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE, intitolata “La montagna come scuola di vita (per la città)!” Da tempo, tra i frequentatori della Montagna – probabilmente lo avrà sentito qualche volta anche chi non va per monti e valli – è abituale il motto la Montagna è scuola di vita, declinato in modi e da punti di vista diversi – alpinistico, antropologico, sociologico, eccetera. A qualcuno tale motto potrà sembrare retorico – di quella retorica in uso nel rapporto tra uomo e Montagna fino a qualche decennio addietro, soprattutto nell’immaginario alpinistico. In verità qualsivoglia accezione retoricizzante viene eliminata dall’etimologia stessa della parola “vita”, che indica tra gli altri il significato di “maniera di vivere e quindi opere, azioni, costumi”: elementi i quali, se organizzati come si confà ad individui intelligenti e razionali, formano insieme alla suddetta etimologia un’ottima ed espressiva definizione di civiltà.
La Montagna, dunque, è scuola di vita ovvero di civiltà: da questo assunto fondamentale si muove il pensiero e l’azione di ALTA VITA, una web community nata proprio per studiare la teoria da cui le riflessioni suddette nascono, e trasformarla in pratiche attive sul territorio. ALTA VITA è un contenitore di realtà, esperienze, eventi, riflessioni, idee, progetti, aspirazioni (nel bene e, al caso, anche nel male) sulla vita nelle “Terre Alte” di montagna e sulla loro facoltà di essere potenziale modello di “modus vivendi” virtuoso anche per le genti di quelle pianure spesso ormai profondamente trasformate in zone prive di identità e ricolme di “non luoghi”, le quali nella cultura di montagna (ovvero in quel che resta da salvaguardare e (ri)valorizzare di essa) potrebbero trovare la via per una rinascita sociale, civica, culturale, etica.
In questa puntata di RADIO THULE conosceremo meglio il progetto alla base di ALTA VITA: un progetto, come detto, importante per la rinascita delle zone montane ma pure, e anche più, per la riscossa culturale, sociale e politica delle città.
Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!
Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
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– Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!
