Ottimismo (s.m.). Dottrina o credo che vede tutto bello, incluso il brutto; tutto buono, soprattutto il male; e tutto giusto, particolarmente ciò che è sbagliato.
Pessimismo (s.m.). Atteggiamento filosofico imposto, a dispetto delle più radicate convinzioni, dalla scoraggiante prevalenza degli ottimisti con le loro speranze da spaventapasseri e i loro stolidi, esasperanti sorrisi.
(Fonte: Wikimedia Commons)(Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo, scelta e introduzione di Guido Almansi, traduzione di Daniela Fink, TEA, 1988, pagg.131 e 137.)
Se l’arte è stata un processo profetico, oggi invece è esclusivamente rivelazione di un nuovo potere, di un territorio. L’arte è veicolo di esotismo, di mera pubblicità turistica. Si tratta solo di un’espressione di potere […] Non è più l’arte a sollecitare la nascita di un museo, ma sono i musei a sollecitare l’arte.
[Cliccate sull’immagine per conoscerne la fonte.]Se pur io – da semplice appassionato della materia quale sono – ho sempre apprezzato di più l’analisi critica dell’arte contemporanea proposta da Achille Bonito Oliva – suo “rivale”, in tal senso – so bene che Celant è stata una figura fondamentale dell’arte, in particolare di e per quella italiana. Con la sua dipartita, circostanza assai triste, si chiude una porta che ci ha concesso di “entrare” e conoscere un periodo artistico sublime, di creatività, attività, visionarietà potenti e vibranti, senza che – mi pare – di “porte” se ne siano nel frattempo aperte altre, almeno di quella grandezza e di quell’importanza al punto da permettere di accedere a dimensioni artistiche di paragonabile qualità.
La politica è una strana cosa. Le regole che si possono enunciare per gli altri mestieri sembra che non si applichino alla politica. Un uomo politico può cominciare da giovane come accalappiacani, e in pochissimo tempo riuscire a farlo dimenticare. Ecco ciò che rende la carriera politica quella che è.
[Foto di Giorgio Lotti – Mondadori Publishers, pubblico dominio; fonte qui.](Erskine Caldwell, Ragazzo di Sycamore (Georgia Boy), traduzione di Marcella Hanau, Mondadori, Milano, 1957; 1a ed.1943.)
[Caricatura di Stéphane Lemarchand Caricaturiste, editor Eugenio Hansen, OFS, CC BY-SA 4.0; fonte qui.]Mercoledì 15 aprile scorso qui sul blog ho omaggiato Jean-Paul Sartre nei quarant’anni esatti dalla morte, con una citazione presa del suo libro Le parole. Ma è un’altra la citazione che mi tengo a memoria, insieme ad alcune altre, tra quelle fondamentali, tratta dallo stesso libro, a dir poco fulminante tanto da essere illuminante come poche altre:
Quando Dio tace, gli si può far dire quello che si vuole.
Sono solo dodici parole ma geniali, e sufficienti per far svanire di colpo quasi due millenni di retorica teologico-dottrinale messa in piedi dal clero cristiano per assicurarsi poteri, egemonie e privilegi arbitrari e biechi, imponendosi come “rappresentanti di Dio in Terra” e sfruttando così la fede popolare. E ciò senza nemmeno negare nel principio l’esistenza di Dio, il quale certo potrebbe tacere perché inesistente, come sostengono gli atei, oppure esistere ma non (voler) parlare ai terrestri (lo capirei molto, nel caso) o parlare ai terrestri senza che questi lo odano e capiscano ovvero in modo inintelligibile, come per certi versi affermano gli agnostici. In ogni caso, sia quel che sia, questo ha determinato che il potere clericale ne approfittasse (tutt’oggi, senza remore) per far dire a Dio di tutto e di più, ma ogni cosa ben funzionale ai propri interessi e tornaconti. Al punto che, se Dio esistesse e parlasse agli umani, in particolar modo a quelli che prestano fiducia alle gerarche clericali, probabilmente imprecherebbe di brutto. Ecco.
Ma i libri sono stati i miei uccelli e i miei nidi, la mia stalla e la mia campagna; la libreria era il mondo chiuso in uno specchio; di uno specchio aveva la profondità infinita, la varietà, l’imprevedibilità.
[Caricatura di Stéphane Lemarchand Caricaturiste, editor Eugenio Hansen, OFS, CC BY-SA 4.0; fonte qui.](Jean-Paul Sartre– che moriva esattamente quarant’anni fa a Parigi -, Le Parole, Il Saggiatore, Milano, ed.2011.)