Posto riservato ai lettori

Calorosi applausi alle Autolinee Baire di Capoterra, Cagliari, che hanno messo in atto l’iniziativa a favore di chi legge della quale racconta l’articolo sopra riportato.

Certo, è emblematico che si debbano fare cose del genere per mettere in evidenza l’importanza della lettura in un paese che si considera “avanzato” – cose che magari qualcuno considererà pure “contro ghettizzanti”, se così posso dire – ma la realtà è questa, di un paese nel quale quasi due terzi della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno e che mi viene da definire “emergenziale”, vista la gravità, dunque ogni iniziativa che possa andare contro, in modo più o meno deciso a tale “emergenza” è non solo ben gradita ma pure necessaria. Vitale direi, per il bene stesso della società e per il suo futuro.

Mi auguro vivamente che quelle delle Autolinee Baire non resti un esempio isolato, e che tante altre simili iniziative possano essere messe in atto e adeguatamente rese visibili dai media. Ribadisco: è una cosa indispensabile, esattamente come lo è leggere libri – anche sui mezzi pubblici seduti comodamente, appunto, alla faccia di chi non legge e gli tocchi dunque di starsene in piedi a ballonzolare in precario equilibrio a ogni sconnessione della strada, ecco!

VolTaiReUMP

«Non sono d’accordo con le cose che dici e darò la vita affinché tu non le possa dire.» (D.T.)

P.S.: è sempre divertente osservare la realtà quotidiana attraverso gli spunti che offre la grande letteratura (di stampo filosofico o meno), anche rileggendone e ricontestualizzandone gli “insegnamenti”, già. Non so se, come alcuni sostengono, tutto del mondo e di ciò che vi succede sia già stato in qualche modo narrato, nei libri, ma è vero che certe cose non fanno altro che ritornare eternamente (giusto per continuare nelle citazioni di cui sopra!)

Giganti buoni, giornalisti cattivi

A ben vedere, la vicenda dello squallido titolo d’un quotidiano italiano, nel quale un assassino femminicida è stato definito “gigante buono” in tal modo sminuendo deprecabilmente la sua figura criminale (ne potete sapere di più qui; invece qui trovate un ottimo approfondimento al riguardo), produce un effetto collaterale certo meno pesante ma per molti aspetti altrettanto deprecabile: insozza la definizione di gigante buono propria soprattutto dell’immaginario fiabesco infantile. Ce ne sono a decine, infatti, di favole e leggende che presentano la figura di un “gigante buono”, a partire dalle più ancestrali narrazioni fino alle fiabe moderne – basti pensare a molti giganti buoni dei miti nordici oppure a quelli che incontra Gulliver (ma anche lo stesso Gulliver nei confronti degli abitanti di Lilliput), al “gigante egoista” ma buono di Oscar Wilde o ancora a Rübezahl, gigante del folclore germanico e al disneyano Willie the Giant, ma persino Bud Spencer, a suo modo “mitico” e amatissimo dai bambini, è stato definito “gigante buono”, eccetera.

Il quotidiano in questione ha invece voluto legare la definizione alla figura di un assassino autore di uno dei delitti più efferati, ne più ne meno. Come se lo avesse fatto con altre simili definizioni di quell’immaginario fiabesco e fanciullesco così prezioso e al contempo fragile: “bella addormentata”, “fata turchina”, “principe azzurro” e così via.

Anche questo, a suo modo, è un comportamento “delittuoso”: lo è nei confronti del rispetto verso la vittima di quell’assassino, lo è verso la necessaria bontà e obiettività delle notizie che un vero organo d’informazione dovrebbe sempre fornire e lo è, ribadisco, verso l’immaginario delle favole in cui vivono i “giganti buoni” – al momento infangati da quegli pseudo-giornalisti ma comunque sempre giganti, pur fantastici, rispetto a tali ahinoi reali, minuscoli nani dell’informazione pubblica.

Il ruolo di chi scrive

Chi scrive dovrebbe avere sempre consapevolezza di un ruolo: essere espressione e nel contempo creatore di nuovi paradigmi in grado di legittimare la nostra appartenenza alla Comunità della Terra.

(Davide SapienzaIl Geopoeta. Avventure nelle terre della percezioneBolis Edizioni, 2019, pag.27.)

Italiani che “fanno” cose (a Venezia)

Be’, suvvia: sull’Italia si può dire tutto, ma bisogna ammettere che, quando qui dicono che c’è da fare una cosa, soprattutto se d’una certa importanza e gravità anche in merito alla salvaguardia dell’immagine del paese e ancor più se in un luogo di valore artistico e culturale fondamentale, quella cosa viene fatta senza tante chiacchiere. Eh già!

La questione delle grandi navi a Venezia, ad esempio: è da anni che si dice che non saranno più fatte passare davanti a San Marco, perché è una follia che ciò venga permesso e perché è tremendamente pericoloso; poi, qualche settimana fa (il 2 giugno), è accaduto l’incidente nel Canale della Giudecca nel quale per puro caso non c’è scappato il morto e allora lì tutti quanti, nessuno escluso, finalmente hanno detto con austera determinazione e fiero cipiglio: «Ok, ora basta, non accadrà mai più!» – il senso delle dichiarazioni era questo, suppergiù.

Ecco. Domenica 7 luglio:

A questo punto, forse si farà molto prima a promuovere un’iniziativa istituzionale che possa variare quella nota espressione proverbiale popolare in questa nuova versione: tra il dire e il fare c’è di mezzo un canale. Perché è importante pure la coerenza, oltre al fare le cose. Senza troppe chiacchiere, appunto.

P.S.: cliccate sull’immagine fotografica di Gianni Berengo Gardin per saperne di più al riguardo.