Laurearsi in “Scrittura letteraria” (in Svizzera, non in Italia!)

La letteratura svizzera non è certamente tra le più popolari del mondo, nonostante in tema di produzione moderna e contemporanea presenti autori di altissima qualità – in fondo forse il solo Friedrich Dürrenmatt ha raggiunto uno status internazionale storicizzato (ciò senza considerare Hermann Hesse tedesco di nascita e svizzero naturalizzato). Questa alta qualità letteraria elvetica continua tutt’oggi, a differenza di altri paesi ove invece si assiste a un non indifferente scadimento in tal senso (ogni riferimento a qualche paese in particolare è puramente… beh, lo potrete immaginare), e di ciò va dato merito pure a un’istituzione molto particolare, che in Europa rappresenta quasi un unicum e ancor più rispetto alla situazione italiana: l’Istituto Letterario Svizzero di Bienne, nato nel 2006, che tiene corsi di scrittura di valore professionale universitario e, al termine del percorso di studi, rilascia un bachelor – una laurea breve, in pratica – in “scrittura letteraria”.

Di questa particolare scuola universitaria ne parla questo articolo di swissinfo.ch (lo potete leggere anche cliccando sull’immagine in testa al post). Per quanto mi riguarda, considerando la scarsisssssssima considerazione che nutro verso la maggior parte dei tanti corsi di “scrittura creativa” nostrani (in troppo casi veri e propri specchietti per allodole, o per allocchi, che non insegnano affatto a scrivere bene, soprattutto se non insegnano prima a pensare letterariamente bene e a conoscere approfonditamente la materia, lucrando sopra le speranze di tanti non scrittori), quello dell’Istituto Letterario Svizzero è un esempio da studiare e da seguire. Foss’anche solo per eliminare tanti aspiranti scrittori che sarebbe bene aspirassero a qualcos’altro più adatto alle loro capacità effettive.

A volte il libro è un padre da rinnegare (Paolo Rumiz dixit)

Spesso ho sofferto per il fascino pervasivo della parola scritta che mi impediva di partire, imbrigliando la fantasia narrabonda. Il libro è come il padre: ti svezza, ti irrobustisce, ti fa crescere dentro la curiosità del mondo, ma è anche una trappola che ti spinge ad accontentarti delle meraviglie che contiene. Per partire devi talvolta rinnegare il padre, perché non puoi affrontare il mondo col suo peso sulle spalle.

(Paolo Rumiz, Annibale. Un viaggio, Feltrinelli 2008, pag.65.)

Non ho mai provato, nei confronti dei libri, quella sensazione “intrappolante” raccontata da Rumiz, anzi, tutto il contrario. Ma posso capire che a volte un libro possa pure dare l’impressione di dire tutto su qualcosa, senza bisogno di saperne di più. Al giorno d’oggi, questa temo sia una distorsione dettata in certa parte anche dal modus vivendi moderno contemporaneo, molto simile a quella che, ad esempio, fa credere che sul web si possano trovare la realtà effettiva del mondo, senza bisogno di verifiche materiali o immateriali.

Ma i grandi libri, in effetti, non sono affatto quelli che forniscono (o che fanno pensare di poter fornire) verità assolute né tanto meno parziali, sono semmai quelli che regalano innumerevoli nuovi dubbi, e nuovi impulsi alla curiosità e alla conoscenza. “Rinnegare il padre” non solo è necessario, a volte, ma pure doveroso: per saper andare oltre e avanti, o per tornare indietro con maggior consapevolezza rispetto a prima.

Impingement… impicment… impichment!

Risulta estremamente interessante e assai emblematico questo articolo di Dailybest, dal quale si evince che la maggior parte degli italiani, che in queste ore invoca a destra e a manca impeachment presidenziali, in verità ha grossi problemi nello scrivere correttamente il termine impeachment, al punto da far supporre che pure in quanto a significato di esso, e in tema di relativo valore giuridico, ne sappia ancora meno. Sempre che non intenda invocare, per l’attuale Presidente della Repubblica Italiana, una patologia legata ai quattro muscoli che permettono il movimento della spalla – ovvero il cosiddetto impingement sub-acromiale. Ma non credo: gli italiani sono un popolo di commissari tecnici, primi ministri, giudici di talent show, esperti o meno di vaccini e quant’altro ma non di ortopedici tanto preparati!

A proposito: no, quel Conte che ha provato a fare il governo non è quell’altro che ha fatto l’allenatore della nazionale di calcio. Anche se in effetti i due incarichi sarebbero ormai tranquillamente sovrapponibili, nell’immaginario collettivo italiota contemporaneo, già.

In ogni caso l’intero articolo di Dailybest citato risulta significativo, appunto, per comprendere bene con chi si ha a che fare, nell’Italia dell’anno di (dis)grazia 2018. Inesorabilmente significativo, anzi, visto lo stato delle cose. Perché, se è del tutto vero che ogni popolo ha i governanti che si merita, qui pare ormai ancor più obiettivo che “certi popoli idioti non possono che avere quei governanti idioti che si meritano.” E ciò con piena par condicio, eh!

«Escalabar… Escansala… Eschizibur… Escansa…»
«Excalibur, imbecille!»

(Superfantozzi, 1986 – clic)

Incontri montani

Devo dire che l’escursione montana di domenica scorsa, in tema di incontri, è stata molto proficua.
Ho avuto un simpatico faccia-a-faccia con un camoscio, ho percorso un tratto di sentiero prima con un ramarro occidentale e poi con una dozzina di simpatiche ed educate capre orobiche, quindi una giovane vipera che riposava tra i sassi mi ha guardato incuriosita, senza mai accennare ad atteggiamenti ostili.
Ah, e ho interloquito con solo due umani, ma incidentalmente.

P.S.: le foto le ho tratte dal web, non sono mie.

Il Giro d’Italia?

Ah, ma dunque il Giro d’Italia l’hanno corso di nuovo?
Pensavo che il ciclismo non si praticasse più, che i corridori li avessero squalificati tutti.
Non ci fosse stata ‘sta cosa di ieri delle buche nelle strade di Roma, non me ne sarei nemmeno accorto!

P.S.: sono stato per una vita un grande appassionato di ciclismo. Ma è uno sport che ormai ha perso molta parte della sua credibilità, e senza che sia mai stato fatto qualcosa di serio per risolvere la questione doping. Spiace dirlo, ma è più credibile il wrestling, ormai.