Camminare a quattro zampe

[Fotografia di E. Desmaisons, fonte dell’immagine: qui.]
Mi è ricapitata qualche giorno fa sotto gli occhi, grazie a un volume che stavo leggendo, quella che forse è e resta una delle più fulminanti “recensioni” a un libro mai scritta: è l’analisi che il geniale e insuperabile Voltaire fece da par suo del Discorso sull’ineguaglianza di Jean-Jacques Rousseau, per il quale la compilò il 30 agosto 1755:

«Ho letto, signore, il vostro nuovo libro contro il genere umano; ve ne ringrazio; piacerete agli uomini le cui verità svelate, e non riuscirete a correggerli. Dipingete con colori ben veri gli orrori della società umana la cui ignoranza e la cui debolezza sembrano promettere tante mollezze. Non era mai stato usato altrettanto spirito nel tentativo di renderci bestie. Leggendo la vostra opera viene voglia di camminare a quattro zampe. Tuttavia, avendo perso quest’abitudine da più di sessant’anni, mi è purtroppo impossibile riprenderla.»

Ecco, una delle migliori recensioni (non lo sarebbe, una “recensione”, ma è come se lo fosse) scritta più di due secoli e mezzo fa: libro mirato, colpito e affondato! La sua parte finale, soprattutto, è un capolavoro di sarcasmo, di quello che forse più nessun critico letterario oggi sarebbe in grado di formulare quantunque moltissimi “best seller” che poi finiscono in vetta alle classifiche di vendita se lo meriterebbero assolutamente – di sicuro più che il celeberrimo Rousseau.

Oh, be’, forse anche perché di critici letterari veri non ne esistono quasi più. Già.

Cercare i libri

[Foto di engin akyurt da Unsplash.]
Non so se sia così anche per voi, ma il cercare e non trovare un libro nella propria libreria di casa, al netto delle imprecazioni iniziali, è in fondo uno dei più divertenti e gustosi piaceri di cui un appassionato di lettura possa godere.

E se pure a voi succede ciò che accade a me, nel cercare tra gli scaffali quel libro che non trovate ve ne capitano sotto gli occhi decine d’altri, da leggere o rileggere oppure che cercavate in altri momenti e allora non avete trovato.

Ecco. Ma che ne sapete ormai, voi ereaders, di questi vecchi, piccoli e sottili piaceri della vita? 😀

Se la cultura deve far solo “divertire”

[Foto di Alexas_Fotos da Pixabay]

Come in occasione della scomparsa di Germano Celant, anche l’infelice frase che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha pronunciato la sera del 13 maggio scorso durante la presentazione del Decreto Rilancio ha suscitato scalpore e indignazione nel mondo dell’arte. “La cultura, non dimentichiamo questo settore, abbiamo un occhio di attenzione per i nostri artisti che ci fanno tanto divertire e appassionare…”: queste le ‒ ormai famigerate – espressioni incriminate.
Ma, esattamente come nel caso precedente – il peso quasi nullo sui media nazionali della scomparsa del più famoso critico e curatore italiano – anche questo nuovo episodio non avrebbe forse dovuto scatenare una reazione del genere. […] Invece che scaldarci e scandalizzarci, avremmo dovuto piuttosto ringraziare Giuseppe Conte perché, con una semplice frase ci ha illustrato la concezione che governo e classe dirigente hanno – e non da oggi – di arte e cultura.
Qualcosa cioè che rassicura, che facilita l’evasione, che intrattiene; che non pone problemi, che smussa le contraddizioni e i conflitti – invece che farli emergere e deflagrare. Certamente non un disturbo, o una critica. Qualcosa che, appunto, con simpatia e positività, “diverte e appassiona”. In effetti, è un ritratto fedelissimo di ciò che, da anni e decenni, è considerata la produzione artistica e culturale in Italia. […]

Christian Caliandro, sempre interessante e illuminante, qui in un brano del suo articolo L’arte rotta (XVIII). La fatica del cambiamento su “Artribune” lo scorso 18 maggio; cliccate sull’immagine in testa al post per leggere il testo nella sua interezza.
Dunque… quanto tempo è passato dalla volta che quel tizio disse «con la cultura non si mangia»? Una decina, circa. Ecco, siamo sempre lì, fermi sul quel principio di ribrezzo verso la cultura, perché in ItaGlia le tradizioni vanno sempre salvaguardate, no? Cambiano i governi, cambiano gli schieramenti, gli uomini, le idee e le ideologie (all’apparenza) ma, appunto, certi princìpi fondamentali restano ben saldi. E guai a toccarli, sia chiaro: mica che il paese rischi di non far più ridere e divertire le altre nazioni come accade ormai da parecchi lustri, eh!

Il 2 giugno

[Luoghi comuni ne abbiamo, in Italia? Ohhh, hai voglia! Foto di Ulrike Leone da Pixabay]
Suvvia, oggi è una “bella” giornata per la “Repubblica Italiana”.
Infatti, almeno oggi, può acquisire un senso e un’utilità. Meramente ricreativa, sì… ma proprio per questo utile, no? Preferivate lavorare?
Ecco, appunto.

Da domani, invece, potrà tornare a rappresentare istituzionalmente la solita espressione geografica che nei fatti il paese è, piaccia o meno. Fino al prossimo anno, quando, sappiate, il 2 giugno cadrà di mercoledì. Be’, sarà po’ più difficile renderlo occasione ricreativa (trad.: “un bel ponte”) ovvero far che la Repubblica possa guadagnarsi lo stesso senso di cui sopra, temo.
Dovrebbe inventarsene altri, di “sensi”, ma non mi pare che ne sia così capace, oggi.
Amen.

Christo

[Foto di Oscar Wagenmans, Opera propria, CC BY-SA 4.0: fonte dell’immagine, qui.]

Lei ha spesso affermato che la sua arte è inutile, non c’è un messaggio politico all’interno, qual è allora il senso di queste enormi installazioni?
Arte per me significa creare opere vive che sono lì per essere partecipate dal pubblico. I nostri sono lavori di gioia e bellezza, per noi che li costruiamo e per le persone che li vivono.

(Christo Yavachev, da un’intervista su “Elle Decor” del febbraio 2018. Nell’immagine, Wrapped Reichstag, Berlin, 1971-95, a mio modo di vedere una delle opere in assoluto più potenti e emblematiche di Christo e Jeanne-Claude: un simbolo così evidente e imponente del potere politico, peraltro di uno dei paesi più importanti al mondo, impacchettato e nascosto in modo da renderlo indefinito, per certi aspetti misterioso ed evanescente, facendogli così acquisire un valore e un’attenzione pubblica totalmente differenti da quelle istituzionali normalmente riconosciute ma, pure, bloccando dentro il pacco questo suo valore ordinario – ovviamente soprattutto politico, appunto – annullandone almeno simbolicamente la forza e l’influenza. Nonostante quelle sue parole sornione, tipiche dell’animo sottile e sagace di un autentico grande artista.)