Assembramenti

Domenica scorsa io e Loki, il mio segretario personale a forma di cane, siamo tornati a camminare per boschi che non attraversavamo da quando è iniziato il lock down per il coronavirus. E abbiamo notato – be’, forse più io che lui che è normalmente più interessato ad altri argomenti, suppongo – che c’era un gran assembramento, appena a fianco dei sentieri percorsi: di alberi, non di umani. E c’è venuto da constatare – ma sempre più a me che a lui, penso – che la situazione era inversa a quella che gli umani hanno dovuto subire negli ultimi due mesi: sui monti, dove agli umani era vietato andare sempre in forza delle restrizioni per il coronavirus, gli alberi sono potuti (si fa per dire) restare ben assembrati; nelle città, dove agli umani era consentito stare ma con tutti gli accorgimenti di sicurezza del caso, peraltro spesso non troppo rispettati (e non sempre per colpa di chi li avrebbe dovuti rispettare ma non poteva farlo), agli alberi è spesso proibito creare assembramenti, preferendo ad essi asfalto e cemento (entro i quali poi, quando prendono la forma di megacentri commerciali con relativi superparcheggi, gli umani si assembrano in modi francamente folli).

Mi auguro che ora, con l’allentamento delle restrizioni, siano riviste anche queste bizzarre limitazioni: che gli umani possano tornare ad “assembrarsi” nei boschi (cosa peraltro alquanto improbabile, vista la vastità delle foreste a disposizione) e che agli alberi sia consentito di assembrarsi nelle città e nelle zone urbanizzate molto più che in passato. Sarebbe un’opportunità preziosa e di cui giovarsene parecchio, io credo – e se ne gioverebbe anche Loki, il mio segretario personale a forma di cane, quando in città abbia certi bisogni fisiologici da espletare senza doverli gioco forza fare sui selciati delle pubbliche vie. Ecco.

 

Ricercare e identificare il Genius Loci

Visto che qualcuno se n’è detto (ammirevolmente, o inopinatamente) interessato, cliccando sull’immagine qui sopra potrete scaricare il testo – in file pdf con tanto di diapositive della presentazione e relativo riferimento nel testo – della mia classroom sul tema Ricercare e identificare il Genius Loci: l’importanza dell’identità nei progetti culturali, per il ciclo “Alpes@Home” a cura dell’Officina Culturale Alpes (cliccate qui per saperne di più al riguardo).

Ringrazio di cuore i suddetti inopinati interessati e chiunque vorrà scaricare, leggere e persino apprezzare il documento.

P.S.: la presentazione la potete vedere anche qui sotto:

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Vivere in montagna (ma non ovunque)

Quando lo scorso ottobre era uscito su “swissinfo.ch” il reportage multimediale Vivere e lavorare in montagna grazie a internet, che potete vedere e leggere cliccando sull’immagine qui sopra, lo avevo messo subito tra le cose importanti da conservare e di cui tenere ben conto, per me che mi occupo anche di progetti culturali nei territori di montagna. Nel reportage elvetico gli autori illustrano e dimostrano nel concreto, ovvero con testimonianze pratiche, come le nuove tecnologie possono rappresentare non solo una salvezza per le montagne ma pure un’opportunità di grande rilancio e di potenziale forte valorizzazione, al punto da diventare, quelle zone in quota altrimenti a rischio di abbandono, una nuova dimensione vitale ideale, un habitat prezioso e contestuale ai cambiamenti in atto nella contemporaneità, a livello economico, sociale, culturale e ovviamente ambientale.

Ecco: peraltro la mia attenzione verso il reportage nasceva anche dal fatto che, negli stessi giorni e in relazione all’al di qua delle Alpi, cioè al versante italiano, in tema di vita sui monti e relative opportunità digitali avevo letto resoconti e testimonianze di ben altro tono, ad esempio in articoli come questo, tratto dal sito dell’Uncem (cliccateci sopra per leggere il contenuto):

Un contrasto tanto sconcertante quanto irritante, che per l’ennesima volta palesa quanto siano vuote e ipocrite le tante “belle” parole spese da politici, amministratori pubblici e funzionari vari, con le relative lacrime di coccodrillo, in merito alla salvaguardia socio-economica (il che significa anche culturale) delle aree marginali e interne dell’Italia ovvero al loro degrado, aree che sono per la gran parte territori di montagna. E tale situazione non si giustifica affatto con l’avere contiguo un paese come la Svizzera, economicamente ma pure socialmente e culturalmente ben più vivo e in salute: i confronti servono a generare metri di paragone ma poi ogni situazione è a sé stante, nel bene e nel male, e in merito alla sua realtà bisogna agire, non (solo) perché altri fanno meglio. Altrimenti quel divario così palese al punto di sembrare incolmabile rischia di diventare una paradossale giustificazione al non fare – altra cosa che i sopra citati figuri pubblici italici sanno fare benissimo, come è noto.

Ora leggo che il reportage di swissinfo.ch dell’ottobre scorso figura tra i lavori selezionati per il prestigioso Swiss Press Award, il più importante premio giornalistico svizzero – in un paese nel quale, peraltro, l’informazione sovente offre esempi di altissima qualità, anche in tal caso con un divario rispetto alla situazione italiana deprimente e, di nuovo, assai irritante.

Ecco, mi fa piacere questo. Perché è qualcosa di concretamente utile per le montagne le quali – è bene ricordarlo, a dispetto di come la geopolitica odierna di matrice cartesiana le considera – non rappresentano affatto confini ma zone di contatto e unione: dunque chissà che quanto raccontato nel reportage svizzero sia ben appreso e messo in pratica anche al di qua, della catena alpina. Chissà.

Alpi, architettura, habitat… oggi alle ore 18, su Zoom!


Cliccate sull’immagine per saperne di più e per iscrivervi alla classroom – con Luciano Bolzoni, uno dei massimi esperti di architettura alpina, ed Enrico Scaramellini, tra i più apprezzati architetti alpini italiani… no, dico! Ah, sì, e ci sono anche io, poi –  oppure qui. E mi raccomando: non mancate!

Alpes@Home… Starting again!

Il progetto “Alpes@Home” è cominciata all’inizio di questo periodo di lockdown per dare modo all’officina culturale di Alpes, della quale faccio parte, di continuare a proporre e stimolare sollecitazioni culturali legate al nostro lavoro e ai temi intorno ai quali abitualmente ci muoviamo.

Le prime date a calendario hanno avuto un buon riscontro di partecipazione, e con esse abbiamo raccolto l’esigenza di continuare a proporre queste classrooms virtuali con uno sguardo proiettato ai nuovi inizi, alla ripartenza una volta passato questo periodo di crisi emergenziale.

Il filo rosso tematico che unirà i nuovi interventi sarà “Starting Again”, cioè temi, argomenti, pratiche, progetti, idee, utopie che possano effettivamente generare e ricavare un “cambiamento” dal periodo che stiamo vivendo – mettendo in pratica la etimo della parola crisi, a ben vedere, che proprio “scelta” nell’ottica di un “cambiamento” significa.

Starting again” vuole essere, inoltre, un’incitazione a prendere in considerazione le nostre attitudini creative, artistiche, alla ricerca della bellezza e del bene che ci può fare, a riscoprire l’origine di alcuni dei valori “fondanti” del saper fare e pensare del nostro panorama culturale, delle nostre vocazioni.
Rifletteremo ancora una volta su questi temi non proponendo ricette o soluzioni ma utili sollecitazioni, per dimostrare che la cultura non solo è complementare ma assolutamente indispensabile alla ripartenza e al necessario rinnovamento, in questo periodo invocato da tanti.

Per questo nuovo calendario l’officina culturale Alpes si affianca ad ArtIcon, l’altra nostra realtà dedicata e a sostegno del mondo dell’arte e degli artisti: qui potete conoscere le classrooms già messe in programma con le relative date – la prima sarà Habitat Alpi Architettura, progettare e riflettere sul nuovo habitat alpino, lunedì 27 Aprile alle ore 18.00, con Luciano Bolzoni, Enrico Scaramellini e chi vi scrive. Altre classrooms verranno definite a breve, dunque seguite il sito di Alpes o le pagine social dell’officina culturale per saperne di più e restare costantemente aggiornati.