L’ecosistema al “servizio” delle montagne

[Foto di Markus Spiske su Unsplash.]
Come si può leggere su Wikipedia alla relativa voce, i servizi ecosistemici (dall’inglese ecosystem services) sono, secondo la definizione data dal progetto di Valutazione degli ecosistemi del millennio, «i benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano».

Sono assolutamente fondamentali, nei territori ove l’equilibrio tra ambiente naturale e spazi antropizzati sia necessario, ovvero in quei territori che, per proprie caratteristiche geofisiche, vedono l’ambito naturale ancora preponderante: e la montagna è ovviamente il territorio più emblematico al riguardo.

Basterebbe da sola tale considerazione a comprendere l’importanza basilare dei servizi ecosistemici per i territori di montagna, e ancor più sarebbe sufficiente la più immediata cognizione di come la presenza umana non possa non relazionarsi con tutto quanto sia parte della biosfera che ha intorno. Ma se ciò non bastasse, è significativo citare quanto ha osservato al riguardo l’economista statunitense Robert Costanza:

Siccome i servizi ecosistemici non vengono “catturati” dai mercati e non vengono quantificati in termini comparabili con i servizi economici ed i prodotti industriali, molto spesso questi servizi non vengono neanche considerati nelle decisioni politiche.

Ecco: la mancanza di considerazione della politica nei confronti dei servizi ecosistemici – e dell’ecosistema in genere – così evidente sulle montagne italiane, rappresenta senza dubbio un’ulteriore conferma dell’importanza di essi nella gestione politica (nell’accezione più nobile del termine) delle montagne e della necessità di renderne strutturale la presenza nella quotidianità delle comunità alpine. Se percepite del sarcasmo in questa mia affermazione sappiate che sì, è così, e comunque il fatto che la politica si disinteressi del tema ne fa un’esigenza civica di cura e gestione ancor più imprescindibili da parte di chi viva concretamente sulle montagna e per le montagne: affinché i loro ecosistemi possano salvaguardarsi ed evolvere costantemente al meglio e parimenti, con loro, possa evolvere proficuamente la vita delle comunità residenti.

Tutto ciò anche per evidenziare l’importanza dell’evento di Torino del prossimo 18 febbraio, la cui locandina vedete qui sopra. Un’occasione di conoscenza sul tema molto interessante e utile, da non mancare per chi sia in zona.

P.S.: notate quanto sia molto più sviluppata la voce inglese di Wikipedia dedicata agli ecosystem services di quella italiana, a riprova di quanto la discussione sul tema nei paesi anglosassoni sia molto più sviluppata e avanzata, cioè di quanto la nostra discussione al riguardo sia invece ancora troppo esigua e sostanzialmente trascurata, per i motivi politici sopra citati.

La politica dei perdenti

[Fotografia di Ari Cretton, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Riguardo le elezioni regionali in Lombardia, ove risiedo e dunque verso la quale rivolgo la mia attenzione, ora che i media riportano le solite varie dichiarazioni dei politici coinvolti voglio dare qualche numero emblematico rispetto alla precedente tornata elettorale del 2018 – e sottolineo numeri, non percentuali – posto che non ne faccio una questione nominale di liste, schieramenti, partiti, coalizioni vincenti e sconfitte, cosa che per me risulta del tutto irrilevante.

I votanti in queste elezioni, al netto delle schede bianche e nulle, sono stati 3.245.754; nel 2018 erano stati 5.762.469: significa che 2.516.715 lombardi non sono più andati a votare, ovvero che in totale più di 4,5 milioni di lombardi non hanno votato.

Analizziamo ora i due principali schieramenti. Quello che ha espresso il candidato vincente ha ottenuto 1.774.477 voti, nel 2018 ne aveva ottenuti 2.793.369: significa che ha perso 1.018.892 votanti. L’altro schieramento ha ottenuto 1.101.417 voti, nel 2018 ne aveva ottenuti 1.633.373: significa che ha perso 531.956 votanti – che diventano 1.506.939 se si considerano i votanti del movimento politico che nel 2023 ha sostenuto tale schieramento mentre nel 2018 partecipava alle elezioni in modo indipendente. In pratica, il candidato vincente ha ottenuto il consenso di meno di un lombardo su cinque. (Fonti per i dati: 2018 qui, 2023 qui.)

Ecco. Tenete ben presente questi numeri quando in queste ore leggerete le dichiarazioni dei politici che hanno partecipato alle elezioni, di chi sostiene di aver «vinto alla grande» e di chi ritiene di «non aver perso troppo». E ricordate ciò che scrisse già a inizio Novecento il grande scrittore e storico statunitense Henry Adams:

La politica pratica consiste nell’ignorare i fatti.

Lo sci conta sempre di meno, nel turismo invernale

[Foto di harzpics da Pixabay.]
Al giorno d’oggi, destinare soldi pubblici* all’industria dello sci equivale nel principio a investire a inizio Novecento nella produzione di diligenze sostenendo – come qualche “esperto” di finanza del tempo faceva – che «Il cavallo resterà, l’auto è passeggera».

Dal report dell’Osservatorio Confcommercio-Swg sulle vacanze invernali degli italiani nei primi tre mesi del 2023:

Sono 12 milioni gli italiani che scelgono la montagna nel primo trimestre di quest’anno: 7,5 milioni fanno soggiorni di una settimana o un periodo un po’ più breve, per i restanti 4,5, si tratta invece di escursioni giornaliere; la spesa media è di 540 euro a testa.
Le motivazioni delle vacanze in montagna sono cambiate dopo la pandemia: escursioni naturalistiche, degustazioni enogastronomiche, relax in Spa e centri benessere, shopping sono le quattro attività più importanti indicati dagli intervistati. Solo al quinto posto la pratica dello sci e di altri sport invernali.

Ecco. Solo al quinto posto. Un dato che peraltro è assolutamente in linea con quanto rilevato da numerosi altri studi rispetto al calo costante del numero di sciatori che perdura da tempo.

Be’, viene da pensare che, forse, la maggiore minaccia per la sopravvivenza di molti comprensori sciistici sulle montagne italiane non sono i cambiamenti climatici. Già.

*: per la cronaca, oggi i privati investono nello sci solo se direttamente coinvolti nella gestione dei comprensori sciistici; in caso contrario, come dimostrano molti tentativi di project financing a supporto di nuove infrastrutture sciistiche andati a vuoto, ormai non lo fanno ormai più, sapendo bene che un tale investimento finirebbe inesorabilmente in perdita. Questo, ribadisco, non significa che le stazioni sciistiche devono chiudere, ma che buona parte di essere è destinata a chiudere, a prescindere che si sia a favore o contro, evenienza che all’atto pratico non conta nulla.

Cronache del cambiamento (climatico): una situazione ambientale critica

Il servizio di Massimo Sonzogni sull’andamento climatico in Lombardia e sulla situazione ambientale sempre più fragile, andato in onda nel telegiornale di “Bergamo TV” lunedì 6 febbraio 2023. Inutile rimarcare che oggi, una settimana dopo, quanto affermato nel resoconto di Sonzogni vale ancora di più.

Cliccate sull’immagine per vedere il servizio.

Monte San Primo, un silenzio istituzionale che dice molto

P.S. (Pre Scriptum): per chi non l’avesse intercettato – e per chi ne fosse interessato, ovviamente – ripropongo di seguito la “lettera” che giovedì 9 febbraio 2023 il quotidiano on line “Erba Notizie” ha pubblicato con le mie considerazioni in merito agli ultimi sviluppi della questione “Monte San Primo” e del relativo e contestato progetto di rilancio turistico, sui quali ho scritto spesso qui sul blog e in vari articoli pubblicati dalla stampa. O, per meglio dire, in merito agli ultimi NON sviluppi della questione… ma spiego tutto per bene nella “lettera”.
Ringrazio molto la redazione di “Erba Notizie” per la considerazione e lo spazio che ha dedicato al mio articolo, il quale al solito mi auguro possa contribuire costruttivamente al dibattito sulla questione che, vi ricordo, sarà il tema della serata di sabato 18 febbraio a Erba (Como) in occasione della presentazione del libro Inverno liquido. La crisi climatica, le terre alte e la fine della stagione dello sci di massa (per saperne di più al riguardo cliccate qui).
Buona lettura!

Da ormai due settimane il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” ha diffuso un comunicato stampa nel quale, oltre a rimarcare la propria posizione vieppiù critica rispetto al progetto di “rilancio turistico” del territorio in questione, zona montana di particolare bellezza e pregio ambientale compresa tra i due rami del Lago di Como – un progetto del quale molti media continuano a riferire da tempo -, denota la mancanza reiterata di qualsiasi riposta alla richiesta di un tavolo di confronto rivolta ai due enti proponenti il progetto, la Comunità Montana Triangolo Lariano e il Comune di Bellagio, più volte sollecitato anche tramite richieste ufficiali regolarmente protocollate nonché sostenuto da centinaia di messaggi di posta elettronica inviati agli enti suddetti, su invito delle associazioni poi riunitesi nel Coordinamento, da parte di chiunque abbia voluto rimarcare la propria personale critica nei confronti del progetto.

È veramente un peccato che dalla Comunità Montana e dal Comune di Bellagio, il cui progetto sarebbe sostenuto con finanziamenti pubblici provenienti in gran parte da Regione Lombardia e dal Ministero dell’Interno, non giunga alcuna risposta, ovvero giunga un sostanziale diniego alla proposta di un confronto su quanto previsto nel progetto. Confronto che invero rappresenta (dovrebbe rappresentare) una pratica ordinaria e necessaria per qualsiasi progettualità che intervenga su un territorio naturale che è patrimonio collettivo spendendo soldi pubblici, cioè di tutti, oltre che costituire un atto concreto di democrazia che rimanda direttamente ai principi di rappresentanza politica sanciti dalla Costituzione, palesando al contempo, se il confronto venisse concesso, il rispetto e la considerazione nei confronti della società civile da parte di chi ne viene eletto rappresentante.

La posizione di rifiuto assunta dalla Comunità Montana e dal Comune di Bellagio impedisce un dibattito che, se razionale e ben condotto a fronte delle rispettive opinioni divergenti, non potrebbe che arricchire le proposte in questione alimentando pure la riflessione e la considerazione di altri temi importanti per il futuro del territorio del Monte San Primo seppur non direttamente correlati al progetto proposto. Una tale condivisione di idee, pur dibattuta quanto si vuole ma con spirito costantemente costruttivo da parte di ogni soggetto coinvolto, apporterebbe vantaggi certi e preziosi a qualsiasi iniziativa attuabile per il “rilancio”, lo “sviluppo” e la salvaguardia del San Primo, con ricadute positive per chiunque e soprattutto per chi sulla montagna vive e lavora.

Di contro, il diniego al confronto da parte degli enti pubblici citati non può che far pensare male: innanzi tutto rispetto all’etica e alla coscienza politica dei rappresentanti degli enti, eletti democraticamente da una società civile alla quale poi rifiutano un diritto (e loro dovere) democratico fondamentale; ma appena dopo fa pensare male anche sull’effettiva portata del progetto proposto per il Monte San Primo, come se volessero nascondere qualcosa che pubblicamente non è noto o come se quel confronto pubblico potesse provocare l’apertura di armadi che conservano scheletri da non far vedere a nessuno (eventualità purtroppo non rara, per quanto la si sia riscontrata in altri casi similari). Per inevitabile conseguenza tutto ciò rende pessimisti anche rispetto al futuro del Monte San Primo, nel caso il progetto dei due enti venisse portato a compimento, spendendo così tanti soldi pubblici senza che il pubblico sappia come verranno spesi se non di fronte al fatto compiuto e, parimenti, senza sapere cos’altro ne potrà derivare e potrà essere ulteriormente imposto in maniera così forzata al territorio del San Primo nonostante la già evidente criticità di quanto del progetto è stato reso noto.

Insomma: il silenzio della Comunità Montana del Triangolo Lariano e del Comune di Bellagio è di quelli che, formalmente, dicono molto e a tutto svantaggio di chi se ne resta zitto senza fornire risposte nonché a discapito del Monte San Primo, verso la cui integrità ambientale e paesaggistica c’è veramente da temere molto. Almeno fino a che i rappresentanti delle istituzioni coinvolte non si dedichino finalmente a osservare il proprio dovere politico e a concedere un confronto vero, strutturato, non una tantum ma prolungato e messo in atto con atteggiamento costruttivo, a favore di tutti i soggetti coinvolti, di chiunque viva nel territorio o vi giunga per goderne della bellezza e, in primis, per il Monte San Primo e il suo meraviglioso paesaggio prealpino.