Caldo estremo? Embé, di cosa ci lamentiamo?

Abbiamo passato decenni, noi “Sapiens” (?), a negare il cambiamento climatico, a dire che «ha fatto sempre caldo!», a ignorare quando non a deridere la scienza, a volte addirittura a sostenere che fossero falsità quelle sul riscaldamento globale antropogenico.

Dunque ora, con temperature prossime ai 40°, esattamente di cosa ci lamentiamo?

Siamo come l’ubriaco che prima diceva di reggere benissimo l’alcol e ora si lamenta che le gambe gli cedono e di non riuscire a connettere pensieri sensati, ma vorrebbe continuare a bere.

Basterebbe smetterla e disintossicarsi veramente e immediatamente – dall’alcol ovvero da qualsiasi cosa che deteriori ulteriormente il clima, a partire dai combustibili fossili. Oppure, se proprio decidiamo di andare avanti come nulla fosse e vogliamo collassare definitivamente – di caldo, di clima, di degrado ambientale – almeno stiamocene zitti per non morire da idioti. Ecco.

È superficialità o negazionismo, signor Ministro?

“Open on line”, 4 luglio:

«Dai dati che abbiamo, rispetto agli anni precedenti non stiamo notando un’aumentata mortalità» per il caldo estremo che sta interessando l’Italia. A dirlo è il ministro della Salute Orazio Schillaci, ospite a “Unomattina” su Rai 1. «Avremo dei dati più certi a partire dai prossimi giorni, però per il momento la situazione è sotto controllo», aggiunge.

“Open on line”, 9 luglio:

Secondo uno studio condotto da un gruppo di scienziati dell’Imperial College di Londra e della London School of Hygiene & Tropical Medicine, che ha analizzato i dati relativi a dodici città europee colpite dalla recente ondata di calore, la crisi climatica si può considerare responsabile di circa 1.500 decessi durante l’ultima ondata di calore che ha interessato l’Europa, il che significa che l’aumento delle temperature terrestri ha triplicato il bilancio delle vittime, superando (e di molto) altri recenti disastri come le alluvioni di Valencia del 2024 (224 morti) e le inondazioni nel Nord Europa del 2021 (243 morti). La città dove sono stati registrati più morti in eccesso per via del cambiamento climatico è Milano con 317 decessi, che salgono a 499 se si considerano anche quelli legati semplicemente al caldo. Seguono Barcellona (286 morti per il clima, 340 totali), Parigi (235 per il clima, 373 totali), Londra (171 per il clima, 263 totali), Roma (164 per il clima, 282 totali) []

Ecco.

Come disse Oscar Wilde, «A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio». Ed è ancor più un peccato nel caso in cui chi non taccia detenga un considerevole prestigio accademico e professionale, che boutade del genere (ingenue o meditate che siano) inevitabilmente sporcano, nonché, e soprattutto, sia una figura istituzionale: il ministro di uno stato, addirittura.

In fondo, la “regola” di Wilde vale per tutti, forse soprattutto per chi ritiene, o pretende, di non esserne soggetto e parimenti pretenda di disquisire su temi importanti e per certi versi tragici. Già.

La neve caduta sulle montagne italiane nell’ultimo inverno e il caso emblematico del Terminillo

[Una veduta delle piste del Terminillo a febbraio 2024, tratta da www.lastampa.it.]

È l’innalzamento termico, più che l’assenza di precipitazioni, il protagonista di questa stagione fino ad oggi. Negli ultimi anni stiamo assistendo a un accorciamento del ciclo nivale: la neve arriva tardi, si fonde presto, e rimane meno tempo disponibile a contribuire al bilancio idrico.
Il racconto cambia radicalmente quando ci si sposta verso sud. Sugli Appennini, la neve è quasi assente a tutte le quote. Un dato eloquente: nel bacino del Tevere, il deficit di SWE raggiunge oggi il -89%. È un’anomalia severa, ancora peggiore rispetto allo stesso periodo del 2024.

Questa, riassunta brevemente ma eloquentemente, è la situazione del bilancio idrico della neve sulle montagne italiane nella stagione fredda 2024/2025, da poco conclusa. Sono passaggi tratti dal report periodico della prestigiosa Fondazione CIMA, un centro di ricerca di rilevanza nazionale che promuove studio, ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e alta formazione nell’ingegneria e nelle scienze ambientali. Il report lo trovate nella sua interezza (ed eloquenza, appunto) qui.


Ora, leggendo quelle parole, voi, avendo soldi da spendere e fossero questi pubblici, dunque da utilizzare con oculatezza e senza sprechi, li investireste nella costruzioni di impianti sciistici e opere annesse? Io no, a meno che non sia un povero pazzo oppure un gran cinico.

Ecco.

Invece si fanno eccome, gli impianti nuovi e le piste da sci dove non nevica più e fa sempre più caldo così che pure la neve artificiale, la cui produzione costa sempre di più, dura sempre meno.

Un caso emblematico è quello del Terminillo, che è idrograficamente parte del bacino del Tevere il cui dato di carenza idrica da assenza di neve lo avete letto nella citazione sopra riportata: sul Terminillo è in progetto (già autorizzato) la realizzazione di 10 seggiovie, 7 tapis-roulant, 37 chilometri di nuove piste, 7 rifugi e 2 bacini per l’innevamento artificiale. Lì dove nell’ultimo inverno è mancato l’89% dell’apporto idrico da neve, appunto.

Un buon investimento? O una follia totale?

Tirate voi le conseguenze del caso – per il Terminillo e per tutte le nostre montagne.