I politici e l’altezza del Monte Bianco

La questione dell’altezza aggiornata della vetta del Monte Bianco, che è aumentata rispetto al 2023 ma è calata in confronto allo scorso anno (e che non è affatto una “questione” perché tali variazioni sono frequenti e non significative rispetto al tema generale del clima, come in queste ore stanno chiarendo numerosi glaciologi e climatologi), è stata subito strumentalizzata da alcuni politici con chiari intenti di negazionismo climatico: un esempio lo vedete qui sotto, cliccateci sopra per conoscerne la fonte (ho reso illeggibili i riferimenti diretti per decenza):

Una strumentalizzazione così superficiale da apparire alquanto ridicola, se non grottesca, che dimostra per l’ennesima volta quanto infimo (nonché parecchio ipocrita) sia il livello del “dibattito” sulla crisi climatica nella cerchia politica istituzionale italiana – con ben pochi distinguo, purtroppo.

D’altro canto i politici nostrani sono liberi di dimostrarci, tramite le loro frequenti asserzioni pubbliche, tutta la loro inadeguatezza – e bisogna ammettere che si impegnano parecchio in queste dimostrazioni, con ben rare eccezioni nell’intera cerchia. Dunque propongo di modificare l’immagine lì sopra con la sottostante, che mi pare molto più obiettiva:

Ecco. Con l’augurio che la società civile e l’opinione pubblica diano sempre meno attenzione ai tanti, troppi inadeguati della politica italiana e ne riservino molta più alle cose realmente serie, e non di rado preoccupanti, che caratterizzano la nostra quotidianità, tra le quali la crisi climatica è indubbiamente e inesorabilmente tra le più importanti. «Sì, ma cosa ci posso fare io?» obietterà qualcuno. Ho appena risposto: lasciar perdere certe fandonie è già un primo, ottimo passo in avanti al riguardo. Garantito.

È superficialità o negazionismo, signor Ministro?

“Open on line”, 4 luglio:

«Dai dati che abbiamo, rispetto agli anni precedenti non stiamo notando un’aumentata mortalità» per il caldo estremo che sta interessando l’Italia. A dirlo è il ministro della Salute Orazio Schillaci, ospite a “Unomattina” su Rai 1. «Avremo dei dati più certi a partire dai prossimi giorni, però per il momento la situazione è sotto controllo», aggiunge.

“Open on line”, 9 luglio:

Secondo uno studio condotto da un gruppo di scienziati dell’Imperial College di Londra e della London School of Hygiene & Tropical Medicine, che ha analizzato i dati relativi a dodici città europee colpite dalla recente ondata di calore, la crisi climatica si può considerare responsabile di circa 1.500 decessi durante l’ultima ondata di calore che ha interessato l’Europa, il che significa che l’aumento delle temperature terrestri ha triplicato il bilancio delle vittime, superando (e di molto) altri recenti disastri come le alluvioni di Valencia del 2024 (224 morti) e le inondazioni nel Nord Europa del 2021 (243 morti). La città dove sono stati registrati più morti in eccesso per via del cambiamento climatico è Milano con 317 decessi, che salgono a 499 se si considerano anche quelli legati semplicemente al caldo. Seguono Barcellona (286 morti per il clima, 340 totali), Parigi (235 per il clima, 373 totali), Londra (171 per il clima, 263 totali), Roma (164 per il clima, 282 totali) […]

Ecco.

Come disse Oscar Wilde, «A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio». Ed è ancor più un peccato nel caso in cui chi non taccia detenga un considerevole prestigio accademico e professionale, che boutade del genere (ingenue o meditate che siano) inevitabilmente sporcano, nonché, e soprattutto, sia una figura istituzionale: il ministro di uno stato, addirittura.

In fondo, la “regola” di Wilde vale per tutti, forse soprattutto per chi ritiene, o pretende, di non esserne soggetto e parimenti pretenda di disquisire su temi importanti e per certi versi tragici. Già.