Instagram e io

L’ho già affermato, qui, che io Instagram non capisco a cosa realmente serva. Ma ce l’ho, una pagina su tale social, che tuttavia per quanto sopra frequento pochissimo e non aggiorno da tempo perché ogni volta lo facevo, la domanda su che senso avesse ciò che stavo facendo diventava via via preponderante rispetto alla convinzione rispetto al fare – cioè all’aggiornare la mia pagina con nuovi contenuti pur facendolo in modo “alternativo”, se così si può dire.

Be’, devo però dire che ogni tanto mi riaffaccio su Instagram, a vedere che ci succede. E trovo veramente “autosorprendente” il fatto che ogni volta ci torno, passano sempre meno secondi da quando apro il social a quando ci esco esclamando(mi): «Ohmammamia che roba inutile!» (ok, ammetto che sovente uso altre più rudi parole, ma non è il caso di citarle qui, tanto le intuite.)

Ecco. Io veramente non ci riesco a capirlo, Instagram. Non riesco a capire l’uso di immagini prive d’alcun valore, di qualsiasi significato e di qualsivoglia reale matrice social(e) che virtualmente offre la quale invece io credo venga sostanzialmente negata, checché ne creda chi lo usa. Non capisco che gusto ci sia a far scorrere immagini che non mi dicono nulla, salvo quelle di utenti che sanno fare fotografie – ma tali loro immagini direbbero molto a prescindere da Instagram! – con le quali così tante persone credono, sono convinte, sono certe di raccontare qualcosa. Ma a me, ribadisco, non raccontano nulla, anzi, contribuiscono a darmi di quelle persone delle immagini (appunto) non così “onorevoli”.

Mi spiace, eh, sia chiaro! Ci riproverò ancora, in futuro, a tornarci e a tentare di capire ovvero di trovare anche per me un senso a Instagram. Per il momento, tuttavia, ne sono sostanzialmente alieno. Già.

14 febbraio, una data troppo importante!

Be’, accidenti… in una giornata così significativa per tutti e ovunque nel mondo, non posso certo esimermi dal dire e scrivere qualcosa al riguardo!
No, non posso, troppo importante la data!

Dunque: oggi, 14 febbraio, si festeggia…

…la nascita di Christopher Sholes, inventore statunitense nato oggi nel 1819 a Mooresburg, Pennsylvania, il quale nel 1873 ha ideato la tastiera QWERTY. Sì, proprio quella in uso sulla gran parte delle tastiere alfanumeriche di computer, smartphone, tablet e strumenti di scrittura esistenti oggi – con alcune ovvie varianti che la adattano ai segni grafici in uso in alcuni alfabeti nazionali. L’avete probabilmente davanti a voi e la starete guardando in questo momento, suppongo.

Christopher Sholes e una delle prime macchine da scrivere dotate della tastiera da lui inventata. [Photo credits: George Iles, “Leading American Inventors”. H. Holt and company, 1912; pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3557465.%5D
Insomma, un personaggio fondamentale, grazie al quale tutti noi oggi scriviamo nel modo in cui scriviamo quando usiamo una tastiera a tasti o touchscreen ovunque essa si trovi.

Ecco.
Ve lo dicevo che oggi è una giornata veramente importante per tutti! O no?

L’artista vero

L’artista vero è quello che delira ragionevolmente.

(Friedrich Nietzsche, citato da Guy de Portalès in Nietzsche in Italia, Historica Edizioni, 2016, pag.85; 1a ed.orig.1929.)

Quelli che al ristorante urlano

[Immagine tratta dal web.]
Ho già detto che gli avventori di buona parte dei ristoranti italiani, quando ci vanno e sono a tavola, chiacchierano, ridono, schiamazzano, sbraitano a un tono di voce consono ben più a una pubblica piazza durante una sagra se non alla curva di uno stadio quando una delle squadre segna un goal piuttosto che a un luogo di ritrovo e di culinaria convivialità?

Sì, l’ho già detto.

E ALLORA LO RIBADISCO, CRIBBIO!
Non potete essere tanto bifolchi e maleducati, voi maledetti avventori casinisti, da impedire una conversazione civile a chi vive la sfortuna di ritrovarsi con voi al ristorante!

Fate una bella cosa, che sono certo praticate similmente alla caciara di qui sto dicendo: quando siete a tavola, statevene incollati ai vostri smartphone. Così soffocherete la socialità del vostro tavolo e agevolerete la critica di quelli che ce l’hanno con la dipendenza da devices permanentemente connessi al web, ma di contro lascerete chiacchierare gli altri sui tavoli intorno a voi senza provocare raucedini e problemi d’udito, rendendo al contempo il ristorante un luogo più elegante o meno paragonabile a una bettola – dacché altrimenti è così, egregi proprietari dei locali in questione, rendetevene conto.

INTESI?

Ecco. Grazie.

Niente di meglio da fare

[Foto di Alexas_Fotos da Pixabay.]
Ma, io mi chiedo: i politici non avranno proprio niente di meglio e di più utile da fare, che fare i politici?

Chiedo, eh!