Io e Instagram

E niente, siccome io Instagram continuo a non capire a cosa serva, salvo che alla promozione di luoghi turistici e/o commerciali, ai fotografi bravi e ai personaggi pubblici che vivono della propria immagine (definizione che, per quanto mi riguarda, concerne ben poche figure e certamente nessuno di quegli “influencer” del piffero, che peraltro a me influenzano come un topo vegano influenzerebbe un gatto affamato), alla fine, visto che ci sto e posta tale mia ignoranza o ottusità, ho deciso che lo utilizzerò nel modo in cui non dovrebbe essere utilizzato: scrivendoci molto e pubblicando poche immagini.

Perché è vero che oggi l’immagine conta molto – buona parte della nostra civiltà ormai si basa sulla mera apparenza, non più sulla concreta sostanza – ma è pure vero che qualsiasi pur bella immagine senza un buon contenuto espressivo vale come un palloncino colorato pieno d’aria che svolazza in cielo: carino sì, ma prima o poi inesorabilmente scoppia, e non resta più nulla.

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La vera bellezza

È tardi, la luce lentamente svanisce e svapora nel costante avanzare del blu profondo del reame notturno. D’altronde, restare lassù in vetta fino al tramonto per godere di un tale, incredibile spettacolo, di una così suprema bellezza… Come si poteva lasciar lì tutto e tornarsene prima verso valle? È rimasta così poca bellezza a questo nostro mondo! Anzi, di bellezza ce ne sarebbe a bizzeffe, ne è rimasta semmai poca della capacità di recepirla e di apprezzarla, la vera bellezza, e non certo quella artificiosa e imposta in base alla quale viene dettato il “gusto” contemporaneo…

(Tratto da Libero, Giraldi Editore, 2009. Ovvero questo libro – lo trovate qui, ad esempio. Ma se lo cercate e ordinate dal vostro libraio di fiducia è meglio.)