Qui si beve solo oro

La zia lascia la Mary Long sul posacenere con la scritta Calanda, si alza e va dietro al bancone. Serve una birra alla spina all’Alexi, viva, dice riprendendo la Mary Long dal posacenere, è tutta la vita che bevi soltanto birra e adesso mi chiedi l’acqua, vorrai mica ammazzarti. Si siede. Idee del piffero, finché sarò vivo io, qui dentro l’acqua non la beve nessuno, dice il Luis, qui si beve solo oro, e adesso bevi.

(Arno Camenisch, Ultima Sera, Keller Editore, 2013, traduzione di Roberta Gado, pag.9.)

Scrivere è più equivoco che bollire teschi

Ah-ah, dice l’Otto, la scrittura gli ha dato alla testa, avrebbe fatto meglio a lavorare come tutti i cristiani, che aveva un negozio coi fiocchi come l’Usego, e lui invece di starci dietro cosa fa, deve per forza scrivere e far andare a ramengo la bottega, lo capisce soltanto Dio. Scrivere è più equivoco che bollire teschi, dice il Luis, e sappiamo dove ti porta, matto è diventato a furia di poetare, se almeno avesse avuto una morte all’altezza della sua arte.

(Arno Camenisch, Ultima Sera, Keller Editore, 2013, traduzione di Roberta Gado, pag.29.)

Siamo una popolazione (lessicalmente) depressa

Siamo una popolazione depressa, non lo si scopre adesso: è evidente da tempo. Come collettività abbiamo significativi problemi di percezione e di utilizzo dei processi cognitivi che si riflettono nell’allarmante riduzione del vocabolario medio, nel venir meno di una “biodiversità” linguistica che impedisce, in assenza di vocaboli adeguati e specifici, di cogliere e comprendere la complessità delle cose.

(Davide SapienzaIl Geopoeta. Avventure nelle terre della percezioneBolis Edizioni, 2019, pag.84.)

P.S.: approfitto di questa citazione de Il Geopoeta di Davide Sapienza per rimarcare la mia felicità nel constatare quanto a Davide toccherà lavorare, da qui all’autunno, in giro per l’Italia e in moltissimi incontri, reading, presentazioni, festival, cammini geopoetici… Ribadisco: Sapienza è uno dei migliori autori italiani (e scrivo autore, dacché “scrittore” mi pare titolo fin troppo limitante), e avere per chiunque la possibilità di assistere a un suo evento è qualcosa di estremamente bello, oltre che importante. Quindi, se potete, andateci a incontrarlo – trovate il calendario con gli eventi e le date qui – e capirete perché abbia appena affermato. quanto sopra.

L’estasi smarrita

Ho visto un bambino di due anni, che non aveva mai lasciato Londra, in occasione della sua prima passeggiata in campagna. Era inverno e tutto intorno non vi era che fango e umidità. Per l’occhio dell’adulto non vi era nulla di piacevole, ma il bambino fu colto da una strana estasi; si inginocchiò sulla terra umida e nascose il viso nell’erba, emettendo inarticolate grida di delizia. Quella gioia che egli stava provando era primitiva, semplice e profonda. Il bisogno organico che in quel momento veniva soddisfatto è così profondo che coloro nei quali è spento sono di rado completamente sani.

(Bertrand RussellLa conquista della felicità, traduzione di Giuliana Pozzo Galeazzi, Longanesi & C., Milano, 1969, cap. IV; 1969, pag. 63; ultima ediz. it. TEA, 2003. Orig. The Conquest of Happiness, 1930.)

La geografia è pericolosa

La geografia è pericolosa, perché non mente. La geografia rende liberi, invita all’esplorazione, alla scoperta, alla realizzazione di un legame più forte con tutto ciò che sta intorno a noi. Per questa ragione una relazione primaria e fondamentale è stata trasformata, per una larga maggioranza dell’umanità inurbata, in un coacervo di paure e istinti aggressivi, inevitabilmente destinati a scaricarsi sul territorio in forma di prevaricazione, noncuranza, distacco: una relazione che tanto somiglia a quel criceto che invece di procedere resta immobile correndo nel cerchio, e che a sua volta si riflette nell’impoverimento dell’alfabeto emozionale dell’immaginario individuale e collettivo.

(Davide SapienzaIl Geopoeta. Avventure nelle terre della percezioneBolis Edizioni, 2019, pag.13.)