Ma i libri sono stati i miei uccelli e i miei nidi, la mia stalla e la mia campagna; la libreria era il mondo chiuso in uno specchio; di uno specchio aveva la profondità infinita, la varietà, l’imprevedibilità.

Ma i libri sono stati i miei uccelli e i miei nidi, la mia stalla e la mia campagna; la libreria era il mondo chiuso in uno specchio; di uno specchio aveva la profondità infinita, la varietà, l’imprevedibilità.

Tutto quello che il mio ottimismo in relazione al presente può dare per il futuro è speranza.


Però a volte, quando mi succede… mammamia che casino, tutti che parlano, che vogliono intervenire, fare questo e quello, dire la loro… ma insomma, me ne voglio stare un po’ zitto e far parlare anche me? Eh?!
E che cavolo!
Ecco.
😀
La prima difficoltà di pensare il futuro è di pensare il presente.

Per molte creature infatti l’ambiente nel quale esse vivono è la chiave di accesso al loro paesaggio interiore. E ciò non è una semplice questione di sensibilità e mania artistica, ma superiore bisogno dell’intelligenza, spirituale, conforto, necessità assoluta di scambio e di unione tra sé stesso e la gente. Per alcuni l’ambiente intimo, lo studio, importano sopra ogni altra cosa. Per altri si tratta del cielo, del clima: l’atmosfera di una città o le dolcezze della campagna.
(Guy de Portalès, Nietzsche in Italia, Historica Edizioni, 2016, pag.47; ed.orig.1929.)