L’affascinante “paesaggio artistico” di Francesco Bertelè, questa sera in Radio Thule su RCI Radio!

radio-radio-thuleQuesta sera, 20 febbraio duemila17, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 10a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE, intitolata L’arte della Natura | La Natura dell’arte!
RADIO THULE ha il grande onore di ospitare, in solo show, uno dei più importanti e intriganti artisti contemporanei in circolazione (termine del tutto consono): Francesco Bertelè. Nato a Cantù e residente a Canzo in profonda simbiosi con il paesaggio prealpino che lo circonda, da tale proprio habitat eco-logico quotidiano e da mille altri affascinanti elementi deriva una ricerca artistica assolutamente legata al paesaggio, agli elementi naturali, al concetto di luogo, di movimento nel paesaggio, di tempo, ma che poi da qui si dipana per attivare innumerevoli altri impulsi di stupore artistico e di riflessione antropologica, attraverso opere e lavori dal notevole fascino e dal grande potere inclusivo. In questa puntata conosceremo l’artista-Francesco Bertelè ma anche l’uomo, il viaggiatore, l’agitatore culturale, e andremo alla scoperta della sua così peculiare ricerca artistica. Una puntata talmente intrigante che sarebbe un dramma perdersi, insomma!

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Pall… me a Milano

16681498_1107323689378697_369676847893763016_nNella foto qui sopra: una tipica giornata di nebbia in Piazza del Duomo, Milano, Lombardia.

Facezie a parte (?): facendo i complimenti a Starbucks per la riuscitissima trollata promozionale (tanto stolta quanto geniale sul serio, ancorché inutile – dopo vado a controllare se quando ha aperto il coffee bar di Johannesburg, Starbucks abbia finanziato la messa a dimora di, per dire, un tot di abeti bianchi, o qualcosa del genere), e peraltro concordando con quelli che ritengono uno spazio verde piantato a palme in Piazza Duomo a Milano una pseudo-esotica scempiaggine (con buona pace di chi ricorda che nell’Ottocento ci fossero già: errare è umano, perseverare è italiano, come si sa bene!), mi chiedo: ma tutti ‘sti focosi “difensori dell’identità urbana e culturale meneghina” dov’erano quando sono stati aperti – e presentati come tanti “giardini dell’Eden” creatori di “benessere” e “servizi” e “posti di lavoro” e blablablabla… – tutti quegli enormi, sconcertanti, spaventosi centri commerciali e i tanti altri non luoghi che infarciscono e deturpano l’hinterland di Milano forse più che in altre città italiane, e che stanno distruggendo – o forse ormai l’hanno già distrutto – tutto il tessuto sociale, commerciale, culturale, antropologico, identitario della periferia milanese, ammazzando la vitalità di tanti piccoli centri abitati divenuti niente più che quartieri-dormitorio della grande città metropolitana nei quali “vivono” (si fa per dire) le non persone che i suddetti luoghi del consumismo sfrenato e decontestualizzato contemporaneo generano? Dov’erano, eh? Dove sono?

In confronto a tutto ciò, quella sparuta dozzina di inutili palme ai piedi del regale amante della Bela Rosin pare anche più insulsa e ridicola di quanto già non sia di suo.

Jannis Kounellis, 1936-2017

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Non per fare un discorso di nazionalismo spicciolo, ma questa io credo sia oggi la modernità – Che non bisogna pensare, in questo oceano di globalizzazione approssimativa, di perdere il legame. Perché tutto allora diventa inevitabilmente minore. E appunto l’emotività ed il perché definitivo che dice: “quello o la morte” si perde. Mentre non bisogna perdere proprio questo! Quella condizione o la morte. Per me questa è la distinzione culturale, e non c’è un altra possibilità per noi e per i più giovani. È un appello – nel viaggio, nel grande viaggio: non perdere l’identità, altrimenti si perde il perché!

(Jannis Kounellis, citazione tratta da una conversazione con Lucilla Saccà in Kounellis, a cura di Bruno Corà, Ed. Il Ponte, Firenze, 2007.)

Così (Radio) Alice “inventò” l’open source…

Febbraio 1976. Iniziano le trasmissioni di Radio Alice dalla sede di via del Pratello. Una rara fotografia di Franco “Bifo” Berardi in diretta dagli studi della radio. (© Archivio Studio Camera Chiara)
Febbraio 1976. Iniziano le trasmissioni di Radio Alice dalla sede di via del Pratello. Una rara fotografia di Franco “Bifo” Berardi in diretta dagli studi della radio. (© Archivio Studio Camera Chiara)

virgoletteRipensando a quanto hai e avete fatto con Radio Alice… non ti chiedo se rifareste tutto quanto perché sono certo sia una domanda retorica, ma c’è qualcosa che potevate e dovevate fare meglio, o che non avete fatto e volevate fare, oppure qualcosa che avete fatto e, con il senno di poi, non dovevate fare?
«Singole cose oggi, col senno di poi, probabilmente le farei in modo diverso rispetto a come le mettemmo in atto allora. Ad esempio, mi attrezzerei per registrare e creare una memoria di tutto quello che andrebbe in onda, ovvero per avere la possibilità di replicare i contenuti prodotti e farli sopravvivere. Al di la di queste singole cose, tuttavia, oggi come allora rimetterei in pratica uno dei concetti fondamentali che fu della radio, ovvero la scelta di non essere proprietari di un’idea, di un modello o invenzione che dir si voglia. Tutto ciò che facevamo era a disposizione di chiunque, e chiunque ne poteva fare ciò che voleva.»
Si può dire che avete inventato l’open source, in pratica.
«Sì, è così. Lo abbiamo inventato coscientemente, con consapevole logica e, ribadisco, ancora oggi questo concetto non lo cambierei di una virgola. Noi con Alice abbiamo veramente creato un essere vivente, che in quanto tale non si può “possedere” e che vive una sua vita con la quale ogni cosa può e deve interagire. Ci tengo molto a questa cosa.»

(Dall’intervista-chiacchierata-confessione con Valerio Minnella, uno dei padri di Radio Alice, ospitata nel mio libro Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre. Nel frattempo, si avvicina il quarantennale della chiusura di Radio Alice, avvenuta la sera del 12 marzo 1977: uno degli eventi più noti ed emblematici della storia italiana di quegli anni nonché, ora, ricorrenza da onorare con prossime nuove presentazioni pubbliche del libro. Seguite il blog e a breve ne saprete di più.)

alice_book1_670Luca Rota
Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre.
Senso Inverso Edizioni, Ravenna, 2016, ISBN 9788867932214
Pag.100, € 10,00

In tutte le librerie e sul web
Cliccate sul libro qui accanto per saperne di più.

Una mappa (dell’editoria) italiana a cui mancano tanti “paesi”…

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(Cliccate sulla mappa per ingrandirla, oppure cliccate qui per scaricarla in formato pdf.)

Questa, per l’Associazione Italiana Editori – AIE, sarebbe la mappa dell’editoria italiana per l’anno 2016 – pubblicata sul loro sito qui.

Che ne dite? A me, così di primo acchito, vengono in mente due/tre cosette, nello “studiarla”:

  1. Rappresenta meno della metà della metà del numero di editori attivi in Italia. Siano essi buoni o meno ma attivi e “pubblicanti”, tant’è. Va bene che l’AIE è un’associazione di categoria e quindi fa lobbying, e va bene che la mappa viene presentata come raffigurante i “principali” editori (ma a che pro sarebbero i principali?), tuttavia far credere che quella raffigurata sia la mappa di tutta l’editoria italiana mi pare a dir poco fuori luogo e un po’ da sboròni.
  2. Mancano, per dire, Keller, Exorma, Voland, Historica… (ma sono veramente i primi nomi che mi vengono in mente, non me ne vogliano tanti altri amici editori assenti nella “mappa”), tutte quante tra le migliori case editrici indipendenti italiane, in termini di attività e di qualità dei cataloghi.
  3. Gli editori indipendenti sono stati indicati, nella mappa, negli spazi vuoti tra le concentrazioni editoriali più grandi. Dei tappabuchi, in pratica.

Inoltre…

  • l’AIE è colei che organizzerà il nuovo Salone del Libro di Milano. Lo so, non c’entra nulla con tutto il resto ma, per come si è generata – e si sta generando – la vicenda, a me sa tanto di “spacconata”. Ciò che, per certi versi, mi dà l’impressione di essere, a suo modo, la mappa lì sopra.

In ogni caso, siate liberi di meditare, congetturare, dichiarare e commentare liberamente ciò che volete, in merito.