Una mappa (dell’editoria) italiana a cui mancano tanti “paesi”…

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(Cliccate sulla mappa per ingrandirla, oppure cliccate qui per scaricarla in formato pdf.)

Questa, per l’Associazione Italiana Editori – AIE, sarebbe la mappa dell’editoria italiana per l’anno 2016 – pubblicata sul loro sito qui.

Che ne dite? A me, così di primo acchito, vengono in mente due/tre cosette, nello “studiarla”:

  1. Rappresenta meno della metà della metà del numero di editori attivi in Italia. Siano essi buoni o meno ma attivi e “pubblicanti”, tant’è. Va bene che l’AIE è un’associazione di categoria e quindi fa lobbying, e va bene che la mappa viene presentata come raffigurante i “principali” editori (ma a che pro sarebbero i principali?), tuttavia far credere che quella raffigurata sia la mappa di tutta l’editoria italiana mi pare a dir poco fuori luogo e un po’ da sboròni.
  2. Mancano, per dire, Keller, Exorma, Voland, Historica… (ma sono veramente i primi nomi che mi vengono in mente, non me ne vogliano tanti altri amici editori assenti nella “mappa”), tutte quante tra le migliori case editrici indipendenti italiane, in termini di attività e di qualità dei cataloghi.
  3. Gli editori indipendenti sono stati indicati, nella mappa, negli spazi vuoti tra le concentrazioni editoriali più grandi. Dei tappabuchi, in pratica.

Inoltre…

  • l’AIE è colei che organizzerà il nuovo Salone del Libro di Milano. Lo so, non c’entra nulla con tutto il resto ma, per come si è generata – e si sta generando – la vicenda, a me sa tanto di “spacconata”. Ciò che, per certi versi, mi dà l’impressione di essere, a suo modo, la mappa lì sopra.

In ogni caso, siate liberi di meditare, congetturare, dichiarare e commentare liberamente ciò che volete, in merito.

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4 pensieri su “Una mappa (dell’editoria) italiana a cui mancano tanti “paesi”…”

  1. Caro Luca, che vuoi che ti dica: quella, “probabilmente” è la mappa dei loro associati più influenti. La mappa degli associati che versano maggiori contributi. La mappa degli associati che hanno membri nelle posizioni di maggior prestigio all’interno dell’associazione.
    Ma mi viene da pensare un fatto: a cosa serve, ormai, l’AIE? Tolta la vicenda – sulla quale ognuno può avere o meno una posizione – del salone di Milano, cosa fa – ormai – oltre fornire statistiche ed infografie? Di attivo, in che modo stimola e aiuta i suoi associati ed il mondo del libro?

    1. Hai assolutamente ragione, Emmanuele: l’AIE alla fine non è che la solita italica macchina “politica” produci-poltrone la cui mission originaria di promozione culturale della produzione editoriale è ormai stata pressoché dimenticata. E proprio la vicenda del salone di Milano lo dimostra bene, ma non solo: i dati sullo stato della lettura in Italia dovrebbero servire a far che l’AIE si ponga qualche domanda su sé stessa, sul suo ruolo e la sua efficacia, no?
      No. – rispondo io per loro.

  2. esisterebbe anche un altra editoria assai importante che non è solo quella dei libri…parlo dei periodici…mi sono occupato oltissimo delle dinamiche in questo settore essendo stato in prima linea con il CDR Rizzoli Editore…

    1. Caspita, Massimo: è un’altra editoria fondamentale. Ed è inquietante denotare, dalle ultime statistiche che anch’io ho pubblicato e discusso, qui sul blog, che sia quella che sta perdendo più terreno, in termini economici e di lettori. Se mai avremo modo di trovarci, qualche giorno, ne parleremo al riguardo, sono molto interessato alle tue esperienze nel settore.

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