Monaci crocifissi e cani dagli occhi fiammeggianti

Sotto questo cielo che mantiene ad ogni ora una purezza tanto sorprendente quanto ammaliante – ora che il suo tono orientale e zenitale comincia a virare in modo deciso verso l’intimità notturna mentre ad occidente ancora brilla la più fulgida corona aurea e sopra, sulla volta celeste, si intravedono i primi baluginii stellari – mi torna in mente di aver letto che normalmente questo periodo dell’anno sarebbe il più piovoso, per Tallinn, con precipitazioni la cui media supera i 70 mm al mese e con temperature mai oltre i 20°. Nulla di tutto ciò, invece. Non ho visto la benché minima nube non dico da pioggia ma neanche grigia, qui sopra la città o all’orizzonte, e le temperature diurne raggiungono tranquillamente i 23°/24°. Roba da lasciare sorpresi i locali per primi, i quali tuttavia non possono che rallegrarsi di tali condizioni, visto che poi, nel periodo invernale, la colonnina di mercurio arriva senza troppe remore ben sotto i -20° e, da dicembre a marzo, lo zero termico è cosa più sfuggente dei fantasmi che popolano ‒ a detta dei tallinesi ‒ la Torre della Porta Gamba Corta, una di quelle che ornano la cinta muraria cittadina tra la città bassa e la collina di Toompea – tra i qual fantasmi, per la cronaca, ci sarebbe un monaco crocifisso e un cane nero dagli spaventosi occhi fiammeggianti…

Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano
Historica Edizioni, 2020
Collana “Cahier di Viaggio”
Pagine 170 (con un’appendice fotografica dell’autore)
ISBN 978-88-33371-51-1
€ 13,00
In vendita tra pochi giorni in tutte le librerie e nei bookstores on line.

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Paradisi umorali

Posso rivelarvi un segreto? I paradisi che vedete disseminati lungo le rive sono in gran parte vuoti e in vendita. Il motivo? Perché costruire sull’onda del mero entusiasmo è una follia che non verrebbe mai in mente a una persona capace di riflettere. Trascinati dalle onde dell’entusiasmo si possono scrivere poesie, questo lo concedo, ma comprare e costruire seguendo l’ispirazione del momento è un genere di lirica piuttosto costoso, se non altro perché al godimento subentrano il malumore e infine la noia. Chi invece non subentra è l’eventuale acquirente. Una cosa è certa, né più né meno come l’amen alla fine della messa: chi costruisce in base all’umore, ben presto si stancherà della casa per una questione di umore.

(Carl SpittelerIl GottardoArmando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pag.205; orig. Der Gotthard, 1897.)

Così scriveva il premio Nobel svizzero a fine Ottocento riguardo la presenza di case di villeggiatura (“seconde case”, diremmo oggi) sulle rive dei laghi prealpini italo-svizzeri, denunciando in buona sostanza una “cementificazione immobiliaristica” d’antan che seguiva più l’onda di una speculazione momentanea del mercato di allora che una reale pianificazione economica e urbanistica. In fondo dopo un secolo e più nulla è cambiato, in numerosi luoghi di villeggiatura: mi vengono in mente certe località sciistiche nelle quali negli anni scorsi si è costruito moltissimo, quando pareva che tutti “dovessero” e “potessero” avere la propria bella seconda casa in montagna – tanto a quei tempi le banche concedevano mutui a chiunque, con tassi di interesse da usura ma tant’è – e immobiliaristi con al seguito impresari e palazzinari di ogni genere e sorta si diedero fare con la costruzione di case quasi sempre orribili, in economia, per le quali sembrava che tra abetaie e cime innevate si fossero calati pezzi dozzinali di periferia suburbana coi quali peraltro si è tremendamente guastato il paesaggio. Case che oggi, desolatamente vuote a volte da anni, tappezzano quelle località di tanti cartelli colorati con scritto «VENDESI» ma, come scriveva più di cento anni fa Spitteler (forse in base a motivi differenti ma descrivendo una realtà del tutto similare), gli «eventuali acquirenti» continuano a non subentrare, donando a quei luoghi pur così ameni un umore alquanto deprimente.

Architetture sonore | Suoni architettonici

Due preziosi amici e, ancor più, due mirabili scrittori, due libri di valore assoluto, tre eventi che li presentano:

Mercoledì 5 febbraio, presso la Biblioteca dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, un architetto-creatore di alcune delle più insigni architetture alpine narrato da un architetto-scrittore tra i più insigni conoscitori di quelle architetture, ospiti in uno dei più insigni luoghi di custodia della cultura architettonica tra Italia e Svizzera…… ovvero, Luciano Bolzoni presenta Carlo Mollino. Architetto, un libro che non disquisisce solo di architetture ma di molto più: di un geniale personaggio, di un’epoca, di uno stile e una visione del mondo e della vita unici.

Venerdì 7 febbraio, alla libreria “Tempo Ritrovato” di Milano, un grande narratore di paesaggi e Natura racconta di altrettanti fondamentali paesaggi per l’animo umano, quelli musicali – ma nel senso meno banale e più intenso del termine: Davide Sapienza e Attraverso le Terre del Suono, il suo ultimo libro, la geopoetica che incontra e si fonde con il georock, la «musica come aspirazione dell’essere».

Domenica 9 febbraio, al Forte di Bard, lo stesso architetto-creatore di alcune delle più insigni architetture alpine narrato dallo stesso architetto-scrittore tra i più insigni conoscitori di quelle architetture, dei quali ho detto poco sopra, questa volta ospiti in una delle più insigni architetture storiche delle Alpi… di nuovo Luciano Bolzoni che presenta Carlo Mollino. Architetto, esatto.

Serve aggiungere che siano due eventi da non perdere? No, non serve.

“L’attesa dei luoghi” con ALPES a Milano

L’attesa dei luoghi, il seminario organizzato ieri da ALPES nella prestigiosa sede della Fondazione Stelline di Milano, è stato un successo sotto ogni punto di vista ma, in primis, per aver generato un vivo e redditizio confronto sui temi proposti, in effetti fondamentali nel merito tanto della gestione “politica” dei territori abitati quanto nella considerazione culturale dei paesaggi che ne derivano: aspetti che, nel loro compendio, determinano gran parte dell’immaginario del mondo antropizzato contemporaneo e influenzano le sue modificazioni materiali e immateriali. Inoltre, avendo fatto conoscere agli intervenuti alcuni luoghi profondamente affascinanti in grado di offrire spunti per progettualità – anche in tal caso materiali e immateriali – preziose ed emblematiche proprio perché aventi pure una forte matrice culturale, oltre agli strumenti utili a sostenere i possibili interventi.

Ma dal complesso dei vari interventi che hanno animato il seminario, tutti di notevole livello, è scaturita anche la forte componente poetica generata da certi spazi dotati di un potente (ancorché dormiente) Genius Loci. Conoscete di sicuro quel noto aforisma di Lessing, «L’attesa del piacere è essa stessa il piacere»; ecco, potrei proporre una variante del genere «L’attesa dei luoghi è essa stessa un “luogo”»: mentale, emozionale, forse anche spirituale, creativo, immaginifico nel senso più attivo del termine… Una predisposizione alla relazione approfondita con i luoghi propedeutica ad una rinnovata essenza, conoscenza, esistenza, resilienza, rinascita di essi – un qualcosa di certamente piacevole e intrigante, appunto. E che rappresenti a suo modo “un piacere”, come si usa dire, per i luoghi e i territori in cui si trovano.

Insomma, ieri, dalla Fondazione Stelline, è transitata una strada che ALPES ha avviato da qualche tempo e il cui percorso culturale conoscerà certamente ulteriori, interessanti e importanti sviluppi, quanto mai preziosi e necessari nel contesto contemporaneo. Da seguire, senza dubbio.

REMINDER! Domani a Milano, “L’attesa dei luoghi”

Dalle 9.30 presso la Fondazione Stelline a Milano. E se in particolare volete ascoltare la mia narrazione di un luogo per molti aspetti “speciale“, l’appuntamento è per le ore 16.

Cliccate sull’immagine oppure qui per saperne di più.