Ciò che dell’Europa dirà la storia

The poor treatment of migrants today will be our dishonor tomorrow

I 200 poster dell’artista Tania Bruguera diffusi da qualche giorno per tutta Milano (ove l’artista cubana è in mostra in questo periodo, al PAC), con la loro immagine e il messaggio del tutto eloquenti, sono perfetti. «Il misero trattamento riservato ai migranti oggi sarà il nostro disonore di domani», ove il termine poor può essere tradotto anche con “meschino”, “cattivo”: un messaggio col quale concordo totalmente e che trovo assolutamente perfetto, appunto, per descrivere il comportamento dell’Unione Europea riguardo il dramma che in questi giorni stanno vivendo i migranti siriani coinvolti nei conflitto tra Turchia e Siria/Russia. Qui, ora, non è una questione di (pur opinabilissima) “difesa dei confini” o di posizioni sovraniste contro altre globaliste (le due facce della stessa immonda medaglia, a mio parere) ma di umanità nei confronti di persone che scappano dal proprio paese certo non per propria volontà ma in forza di una guerra tra le più spaventose che la storia dovrà annoverare. Quella stessa storia che in futuro, lo rimarca bene Bruguera, annovererà i potenti e i politici europei come dei pusillanimi e meschini figuri soggiogati e al contempo complici di due mascalzoni del calibro di Erdogan e Putin, come spiega perfettamente Alberto Negri in questo illuminante articolo.

Quelle persone vanno accolte, soccorse, rifocillate e rassicurate, subito e senza tentennamenti. Solo dopo la diplomazia potrà decidere circa la loro sorte che comunque mai dovrà soprassedere alla loro dignità e ai loro diritti fondamentali.
Ciò, mi pare, non sta affatto avvenendo: è un comportamento vergognoso, indegno della “civiltà europea” di cui ci si vanta tanto, della sua cultura umanistica e dei suoi valori (definizioni e termini tanto belli quanto vuoti di senso concreto, a quanto pare) e che inesorabilmente diverrà un boomerang, prima o poi. La storia presenta sempre al pagamento i conti non saldati, soprattutto se lasciati indietro per mera disonestà (politica e intellettuale, in questo caso). Lo tengano ben presente, i politicanti europei: anche se credo che già ora i debiti accumulati siano fin troppi. Purtroppo per tutti noi.

Cliccate sulle immagini, tratte dal sito del PAC, per saperne di più sulla mostra di Tania Bruguera e sui 200 poster.

Let’s visit Bergamo!

Attenzione, post leggermente campanilista.
Sì, perché da bergamasco, pure al di là del recente articolo assai elogiativo che le ha dedicato il “Daily Mail” (e che, detto tra noi, mi suona un po’ di marchetta reciproca con British Airways, che da poco ha inaugurato dei voli diretti sull’aeroporto locale), non posso che rimarcare quanto Bergamo, soprattutto la Città Alta, sia un vero e proprio gioiello. Bellissima, affascinante, accogliente; non più bella di altre città – non è una banale questione di graduatorie, ogni città ha la propria bellezza così come ha il proprio Genius Loci – semmai a suo modo unica.

Ecco: al di là del personale campanilismo, che vale quel che vale ovvero forse nulla, vi consiglio di visitare Bergamo, se non ci siete mai stati. Merita, ve lo assicuro.

P.S.: qui il sito “BergamoNews” ha riferito dell’articolo del “Daily Mail” e ne offre la traduzione, per chi non conosca l’inglese. L’immagine in testa al post è mia, sì.

Sapete perché “Milan l’è on gran Milan”? Be’, questa sera alle 21 ascoltate RADIO THULE, su RCI Radio!

Questa sera, 1 aprile duemila19, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 12a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE, intitolata Perché Milan l’è on gran Milan!”.

Milano, Europa. RADIO THULE vuole rendere omaggio all’unica città d’Italia veramente europea, realmente cosmopolita, al passo coi tempi, protesa al futuro, l’unica che possa essere paragonata e rivaleggiare con le altre grandi città d’Europa e del mondo. Ormai è innegabile, e viene rimarcato da chiunque, lo scatto in avanti della metropoli lombarda rispetto al resto del paese compiuto negli ultimi anni; ma, nonostante la sua contemporaneità, Milano conserva ancora tanta parte della sua storia, della sua identità peculiare, del fascino antico e delle tradizioni che hanno fatto da solida base culturale e sociale per lo sviluppo odierno. In questa puntata compiremo una breve ma intensa esplorazione della città, delle sue cose più celebri e celebrate, dei luoghi culturali che la rendono così importante, delle curiosità e dei misteri che nasconde tra le sue vie e tra le pieghe della sua storia, dell’essenza identitaria urbana che è ancora ben presente, nonostante le profonde trasformazioni degli ultimi decenni e la sua natura così cosmopolita. Perché appunto, nonostante tutto, come recita il testo di quella notissima canzone dialettale del 1939 di Alfredo Bracchi e Giovanni D’Anzi, «Lassa pur ch’el mond el disa, ma Milan l’è on gran Milan!».

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 15 aprile, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

“Anna Frank chi?”

Ma veramente c’è qualcuno capace di credere che dalla questione “ultrà/Anna Frank” ne uscirà una maggiore consapevolezza nazional-popolare verso certe meschinità in salsa antisemita (ovvero nazista o fascista ovvero comunista o stalinista, non è questo che conta e nemmeno conta il calcio e gli stadi, strumenti più che fonti della parte più escrementizia della GGente comune) e che finalmente la cosiddetta società civile saprà porre un freno a tali così biechi fenomeni con punizioni esemplari che ne infine provochino l’estinzione?

Povero illuso, quello, nel caso esista veramente! – ed esiste, lo so bene.

Il problema non è che tali fatti siano così frequenti da diventare ormai “normalità”, semmai che la normalità dell’italica “società civile” (virgolette quanto mai necessarie) li permetta senza batter ciglio (lasciamo stare le grottesche manfrine di queste ore che sono come polvere al vento, lo asserisce con encomiabile schiettezza Alessandro Piperno qui), come fossero dei classici “effetti collaterali” che ci possono essere e quando accadono amen! – “sono ragazzate”, “roba da tifosi scalmanati”, “opera di solo pochi teppisti” e domani è un altro giorno con in tavola serviti gli ennesimi piatti di tarallucci e vino. Perché domani o poco dopo, statene certi, di Anna Frank, del suo diario letto in campo come fosse un annuncio pubblicitario in mezzo a urla e schiamazzi, delle deposizioni corone di fiori più o meno “sceneggiate” e di quanto la (sempre tra virgolette) “società civile” italiana sia in sue ampie parti palesemente xenofoba e razzista – o geneticamente fascista, come sosteneva Giorgio Boccanon fregherà più nulla a nessuno o quasi. Nuovamente i potenziali anticorpi di civiltà e cultura saranno fagocitati dalla preponderante massa tumoral-sociale che sta debilitando sempre più la parte sana del paese e tutto sarà come prima, bell’e pronto per una nuova, ennesima dimostrazione di barbarie. Anzi no: non sarà come prima, sarà peggio di prima, perché una tale situazione di degrado culturale profondo non può che avvicinare sempre più il paese all’orlo del baratro finale. Meritatissimo, peraltro.

A meno di usare contro la suddetta massa tumoral-sociale gli stessi drastici mezzi – ovvero quelli dei suoi riferimenti “storico-culturali” – che essa invoca nei confronti dei suoi nemici, ecco. A costo di sentirsi epitetare degli stessi “titoli” di cui quella massa si fregia ma, come si usa dire (e qui, per me, parafrasare), occhio per occhio, merda per merda.

Donnarumma?!?

A me, sinceramente, ogni volta che mi capita di sentire “donnarumma”, l’unica cosa a cui viene da pensare è a una donna tra le più grandi e importanti della cultura italiana e dell’arte contemporanea internazionale, Lia Rumma. Una figura carismatica e fondamentale per la scena artistica più innovativa e sperimentale, titolare di due bellissime gallerie – quella storica di Napoli e la più recente a Milano – nei cui spazi sono passati artisti quali Alberto Burri, Donald Judd, Robert Longo, Gino De Dominicis, Michelangelo  Pistoletto, Agostino Bonalumi, Vanessa Beecroft, William Kentridge, Anselm Kiefer, Marina Abramovic, Alfredo Jaar e tanti altri tra i più grandi della contemporaneità.

Insomma: per dirla “alla napoletana” (città così importante per la sua carriera galleristica), Donna Lia Rumma. Ecco.

Con tutto il rispetto per le persone che portano quel cognome, non mi viene in mente niente altro di veramente importante, al riguardo.

P.S.: foto e dettagli riportati nell’articolo vengono da qui.