Il metodo più efficace per rendere “sostenibile” ogni progetto da realizzare sulle montagne

Di seguito vi verrà illustrato nel dettaglio il metodo migliore e più efficace per rendere “sostenibile” qualsiasi progetto di infrastrutturazione, urbanizzazione, turistificazione, cementificazione, consumo di suolo e altro di simile nei territori montani e di particolare pregio ambientale.

Non è così complicato, basta seguire attentamente i punti indicati:

  1. Prendere un progetto qualsiasi, anche il più palesemente impattante.
  2. Scriverci da qualche parte «sostenibile».

Ecco fatto!

Semplice, vero? Infatti è un metodo già alquanto diffuso e impiegato dagli enti pubblici italiani, che ne possono garantire la notevole efficacia politica e mediatica.

Provateci anche voi se diventerete sindaci, presidenti e assessori di provincia, di comunità montana, di regione, di altri dicasteri, soggetti istituzionali e di governo locale, responsabili di società che operano per conto del pubblico, eccetera. Ne trarrete una gran soddisfazione, garantito!

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SOSTENIBILI-che?

Questa mattina, sto guidando, ascolto la radio. Parte un rullo pubblicitario, degli spot che passano – sette o otto in tutto – e che presentano beni e servizi dei più disparati, nella gran parte viene pronunciata nel testo la parola «sostenibile». Me ne capacito perché gli spot che la proferiscono passano l’uno dietro l’altro, dunque la mente dopo un po’ recepisce distintamente la ripetitività della parola.

Caspita – mi viene da pensare – quante belle cose e tutte “sostenibili”! Eh già, che figata.

Poi continuo a pensare, guidando, e penso a certe iniziative pomposamente presentate come “ecosostenibili” le quali, avendole conosciute meglio, di sostenibile avevano solo (forse) la carta riciclata delle brochure promozionali che le esaltavano. D’altro canto abbiamo maturato negli ultimi tempi (fortunatamente) una certa sensibilità verso la sostenibilità delle cose, senza tuttavia (malauguratamente) capire bene cosa voglia dire e cosa debba realmente comportare: per questo, come sostengo da tempo, per far che una cosa sia “sostenibile”, e venga creduta tale, spesso basta dire pubblicamente che «è sostenibile». Come e perché lo sia realmente non è quasi mai dato sapersi: l’importante è dirlo, appunto. A volte si tratta di comunicazione superficiale o meramente acchiappaconsensi, altre volte è un allinearsi al linguaggio mainstream per inseguire il “costume” vigente, altre ancora è vero e proprio greenwashing. Tanto chi verifica, poi?

E tutto ciò vale anche quando a essere spesi pubblicamente sono i termini «eco», «green», «bio» e tutti gli altri della categoria che di frequente sentiamo o leggiamo in giro.

Tuttavia, tornando a me che stamattina guidavo e pensavo, ascoltando quella sfilza di spot radiofonici di cose “sostenibili” ho anche pensato: be’, ma se “tutto” è sostenibile, alla fine nulla lo è. Ovvero: se non definiamo un contesto chiaro e vernacolare, dunque ben determinato e comprensibile, per il termine e il suo concetto – al netto delle evidenze scientifiche che dovrebbero fare al caso ma spesso rimangono relegate al loro ambito e non arrivano al grande pubblico o non in modo “facile” – e se di frequente ciò che viene definito sostenibile non lo è veramente, cosa può realmente significare la parola «sostenibile»? Di contro, se volessimo pure ammettere che tutto sia realmente sostenibile, si conseguirebbe un “punto zero” della questione e bisognerebbe definire ulteriori standard superiori di sostenibilità. Sembra un po’ il tirare la pallina alla roulette, l’uso frequente della parola, sapendo che il gioco si possa facilmente truccare senza che nessuno o quasi se ne accorga.

Insomma, l’impressione che sovente sorge da tali esperienze quotidiane è che sia proprio la parola sostenibile o sostenibilità a risultare insostenibile. Cioè ingiustificata e ingiustificabile, ingannevole e deviante. E prima che materialmente, nei fatti concreti, lo sia nel concetto deviato, nel messaggio falsato, nell’illusione spacciata per verità.

P.S.: al proposito, recupero da un mio post di inizio 2022 questo mirabile disegno di Michele Comi, come al solito abilissimo nel condensare efficacemente in pochi tratti certe sconcertanti insensatezze che spesso si possono cogliere in giro per le montagne:

Transizione ecologica e sostenibilità

A volte basta una sola immagine per raccontare più di innumerevoli parole.
In questo caso, bisogna ringraziare Michele Comi il quale, oltre a essere una delle più apprezzate guide alpine di Valtellina (nonché numerose altre cose) è pure bravissimo nel condensare in efficaci e suggestivi tratti grafici concetti tanto fondamentali quanto a volte inopinatamente ignorati. Forse perché fin troppo evidenti e dunque, nell’opinione superficiale o mendace di molti, banali.

Intanto (anche) nella suddetta Valtellina, terra “olimpica” nel 2026, pare già avviata da parte di alcuni la corsa per saltare sul treno milano-cortinese e spartirsi la “torta” servita all’affollato vagone ristorante… Be’, mi sa che se ne vedranno delle belle, al riguardo. Sperando che non siano troppo brutte, ecco.