Non tralasciate di scrivere il libro della vostra anima (Carl Gustav Jung dixit)

Vorrei suggerirvi di tenere traccia di tutto in un bel libro rilegato. Potreste avere l’impressione di banalizzare le vostre visioni ma sarà il modo per liberarvi dal loro potere e questa pratica finirà per diventare necessaria. Quando le visioni sono custodite in un libro prezioso è possibile sfogliarlo pagina dopo pagina: sarà la vostra chiesa, la vostra cattedrale, il luogo silenzioso in cui il vostro spirito si rinnoverà. Non date retta a chi vi dice che è un esercizio inconsistente o nevrotico: se ascoltate queste persone perderete l’anima. Perché quella che c’è nelle pagine del libro è la vostra anima.

(Carl Gustav Jung, citato in Maurizio Principato, John Zorn. Musicista, compositore, esploratore (Auditorium – Hans & Alice Zevi Editions, Milano, 2011, pag.261-262.)

JungAttenzione, non fraintendete: quello che Jung invita a fare non è ciò che forse crederete già di fare con la vostra attività sui social network, la quale potrebbe sembrare la versione contemporanea di quanto affermato dal grande psichiatra svizzero. No, in realtà è l’esatto opposto. E perché lo sia l’ho già spiegato – pur con differente contestualizzazione, qui tempo fa. In fondo – pensateci bene – oggi che tutti quanti stiamo a scrivere tutto (o quasi) di noi sui social, la nostra società ha sempre meno memoria collettiva, sempre meno capacità di ricordare. Non è un caso, io credo.

Libri venduti anzi no, libri invenduti e resi. Ovvero: l’editoria è un morto che cammina?

libri_maceroLo scorso 15 marzo Studio, il media di attualità e cultura diretto da Federico Sarica, ha pubblicato un assai significativo articolo sulla percentuale di copie rese dei quotidiani italiani in vendita nelle edicole durante l’anno solare 2015, calcolato dal sito specializzato DataMediaHub. I numeri che rivela l’articolo sono inquietanti: su un totale di poco meno di 20 milioni di copie stampate nel 2015 dalle sessanta principali testate prese in considerazione, in media ci sono stati resi di una copia su tre. In Francia, per fare un raffronto diretto, la percentuale analoga si ferma al 14%. Se poi si vanno a vedere le percentuali riferite alle singole testate, i dati diventano ancora più emblematici: Il Manifesto ha il 74% di copie rese, Il Fatto quotidiano 57%, Tuttosport 55%, Libero 50%. Il Giornale 45%, La Repubblica 31%, La Stampa 30% e così via – ovviamente trovate i dati nella loro interezza nell’articolo citato.
Volendo riassumere la situazione in parole molto povere e molto chiare, si può dire che i giornali italiani sono in molti casi dei morti che camminano, sia economicamente che mediaticamente, ecco.
Posto ciò, inevitabile m’è sorta la domanda: e i libri? I quali a loro volta, notoriamente – chiedete a qualsiasi libraio – hanno volumi di resi parecchio importanti e altrettanto emblematici? Esistono statistiche simili a quella compilata da DataMediaHub per i quotidiani?
Risposta (prevedibile): no. Non esistono perché, beh, sai che figura per gli editori, che tanto puntano nelle loro promozioni sui media ai numer(on)i di copie vendute, dover ammettere che poi tante di quelle copie “vendute” ma in realtà solo consegnate dalle distribuzioni ai librai – e dunque solo potenzialmente vendute – tornano poi indietro, dopo un tot di tempo, invendute? No, credo che statistiche del genere non le diffonderanno mai, trincerandosi magari dietro il fatto che “sono di impossibile determinazione” – e senza denotare che, allo stesso modo, pure i dati e le statistiche (con le relative classifiche) di vendita effettiva – e ribadisco, effettiva – dei libri sono ben difficilmente determinabili.
Tuttavia qualche dato al riguardo lo si può ottenere, ad esempio dagli allegati (che quasi nessuno legge, nemmeno tra gli addetti ai lavori) alle indagini che l’ISTAT compie periodicamente sulla produzione e sulla lettura di libri nel nostro paese. Nella più recente disponibile che tocca la questione, qualche riga ne tratteggia la situazione con riferimento alla produzione 2013:
Nonostante le differenti opportunità di distribuzione e di commercializzazione, per il 25,5% degli editori rispondenti sono rimaste invendute non meno della metà delle copie stampate nel corso del 2013. La quota di libri resi dalle librerie o giacenti in magazzino è maggiore per i piccoli (30,6%) e medi editori (22,1%), ma anche il 9,3% dei grandi editori ha dichiarato una giacenza ed un reso superiori alla metà delle copie stampate. (Tavola 40 – Allegato B)
Eccola qui la Tavola 40 dell’Allegato B (ovvero quello con i dati relativi alla produzione di libri, mentre l’Allegato A si occupa dei dati di lettura):

Senza nome-True Color-01Credo che non vi sia bisogno di spiegazioni su come la tabella (cliccateci sopra per leggerla in versione più grande) riferisca i dati e su cosa essi ci dicano, ma una cosa, molto rapida e altrettanto significativa, la si evince: in media il totale degli editori italiani attivi si vede rendere invendute circa la metà delle copie stampate e distribuite dei libri pubblicati, mentre di contro solo poco più di un libro ogni 10 pubblicati ha un volume di reso inferiore al 10%. Noterete inoltre che non vi sono differenze rilevanti tra editori piccoli, medi e grandi, ad eccezione della fascia di resi tra il 26 e il 50%, nella quale i medi e i grandi hanno volumi di reso parecchio maggiori rispetto ai piccoli editori.
Ora fate pure tutte le considerazione che vi vengono di fare, ma, nel complesso… che dite? È il caso pure qui di parlare per qualcuno – provocatoriamente o meno, sarcasticamente o catastroficamente oppure no, vedete voi – di morti che camminano?

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

“Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre”, in tutte le librerie e sul web!

Copertine_Radio-AliceE’ uscito e disponibile in tutte le librerie e sul web Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre, il mio nuovo libro pubblicato da Senso Inverso Edizioni nella collana ItaliaNascosta.

Alice, la voce di chi non ha voce esce – non a caso, ovviamente – a quarant’anni esatti dalla prima trasmissione (il 9 febbraio 1976 dai propri studi di Bologna) di quella che è stata la più libera, rivoluzionaria e innovativa – nonché leggendaria, per molti aspetti – tra le radio “libere” d’Italia e non solo: Radio Alice. Tuttavia non una semplice radio, non solo una delle prime emittenti nate dopo la liberalizzazione delle frequenze radiotelevisive dal pubblico monopolio RAI (e per questo di lì a breve definite anche private) e non soltanto un’esperienza comunicativa giovanile. No, una vera e propria rivoluzione, appunto, ovvero l’invenzione, la creazione di un nuovo modo di fare comunicazione e informazione, così innovativo e innovatore da divenire tanto amato dalla gente comune quanto odiato e avversato dalle istituzioni, incapaci di concepire una tale manifestazione di libertà comunicativa sfuggente a qualsiasi controllo superiore. Il tutto, in un periodo della storia recente d’Italia assai complesso e problematico, ma d’altro canto fondamentale – nel senso più pieno del termine – per le vicende degli anni successivi, fino ai giorni nostri.
Radio Alice fu l’emittente del Movimento del ’77 bolognese, tra i più attivi ed emblematici di quegli anni, ma soprattutto fu la voce di chi non aveva voce (come recitava il motto dell’emittente, che è stato reso titolo immediatamente significativo per il libro), ovvero di chiunque non vedesse riconosciuto il diritto di opinione e di parola da parte del sistema istituzionale – politico, sociale e non solo.

Partorita da un gruppo di creativi geniali – magari senza nemmeno saperlo di essere tali, ma di sicuro capaci di intuire genialmente ciò che mai prima nessuno aveva nemmeno immaginato – Radio Alice sconvolse e trasformò il linguaggio della comunicazione mediatica, con modalità del tutto nuove e sorprendentemente anticipatrici dell’attuale web 2.0 e dell’universo dei social network. Per tale motivo, ancora dopo 40 anni, la voce e l’esperienza di Radio Alice, con la sua storia così emblematica e tribolata, sanno ancora raccontare, rivelare, insegnare, illuminare moltissimo, sia in senso teorico che pratico ovvero – mi piace dire – sia in senso spirituale che culturale e formativo, a dimostrazione di una rivoluzione che, sotto certi aspetti, è ancora in corso e può essere tutt’oggi rilevata, studiata, conosciuta e apprezzata. Anzi, deve essere conosciuta e apprezzata.

In fondo, questi sono anche i motivi principali per i quali è nato Alice, la voce di chi non ha voce, un libro che vi racconterà con dovizia di particolari la storia, l’avventura, l’entusiasmo, l’energia creativa, l’utopia e la rivoluzione della radio in modo altrettanto creativo e rivoluzionario (se così posso dire, e capirete perché lo dico leggendo il libro) oltre che, mi auguro, estremamente interessante, grazie anche a testimonianze inedite (tra cui quella di Valerio Minnella, uno dei “padri” della radio) e a un corredo fotografico ricco e alquanto rappresentativo di quel periodo così intenso e ribollente, nel bene e nel male.
Molti hanno sentito parlare di Radio Alice e della sua affascinante aura leggendaria, ma pochi la conoscono veramente come merita di essere conosciuta. Spero proprio che questo mio libro possa sapervi affascinare, avvincere, entusiasmare, divertire e, magari, anche farvi meditare.

Un invito a non alzarvi stamattina, a stare a letto con qualcuno, a fabbricarvi strumenti musicali o macchine da guerra
Qui Radio Alice. Finalmente Radio Alice. Ci state ascoltando sulla frequenza di 100.6 megahertz e continuerete a sentirci a lungo, se non ci ammazza i crucchi.
Alice si è costruita una radio ma per parlare continua la sua battaglia quotidiana contro gli zombi e jabberwock. Radio Alice trasmette: musica, notizie, giardini fioriti, sproloqui, invenzioni, scoperte, ricette, oroscopi, filtri magici, amori, o bollettini di guerra, fotografie, messaggi, massaggi, bugie. Radio Alice fa parlare chi: ama le mimose e crede nel paradiso, chi odia la violenza e picchia i cattivi, chi crede di essere Napoleone ma sa che potrebbe benissimo essere un dopobarba, chi ride come i fiori e i regali d’amore non possono comprarlo, chi vuol volare e non salpare, i fumatori e i bevitori, i giocolieri e i moschettieri, i giullari e gli assenti, i matti e i bagatti…

(Dalla prima trasmissione di Radio Alice sui 100.6 MHz FM, la mattina del 9 febbraio 1976.)

Luca Rota
Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre.
Senso Inverso Edizioni, Ravenna, 2016
ISBN 9788867932214
Pag.100, € 10,00

In tutte le librerie e sul web

Modus legendi: per creare dal nulla o quasi un clamoroso caso editoriale (e far tornare al “potere” i lettori!)

logo_modus-legendiConfesso di aver “scoperto” Modus legendi con troppo ritardo, e devo ringraziare Francesca Casùla di Liberos per avermi sollecitato la sua conoscenza più approfondita, grazie alla quale ho potuto scoprire, appunto, un’iniziativa tra quelle più interessanti e intelligenti tra quelle a sostegno dei libri, della lettura e dell’editoria indipendente.
Ora vi spiego meglio: Modus legendi – iniziativa il cui “sottotitolo” ben programmatico è potere ai lettori – è un modo tanto semplice quanto sagace per fare di un libro edito da una casa editrice indipendente un piccolo/grande caso editoriale. Case editrici indipendenti, ribadisco, dunque quelle che non possiedono i mezzi promozionali (e quelli finanziari al riguardo) dei grandi editori per influire sul mercato e sulle classifiche di vendita, nonché che non hanno accesso (trad.: “si ritrovano puntualmente le porte sbattute in faccia”) ai media come i suddetti grandi editori per poter presentare le proprie pubblicazioni.
Posto ciò, su facebook c’è un gruppo di lettori chiamato Billy, il vizio di leggere che conta più di novemila iscritti e da anni promuove una lettura consapevole: non solo consigli di lettura generici, dunque, ma approfondimento, confronto, analisi del testo e del contesto. Non da accademici, ma da lettori. Lettori che non si accontentano. Bene, i due moderatori del gruppo, Angelo Di Liberto e Carlo Cacciatore, hanno proposto un’iniziativa: si scelga un libro di un piccolo editore e si vada in massa a comprarlo nella stessa settimana. 3000 persone che comprano lo stesso libro, se è di un autore pressoché sconosciuto e di un piccolo editore, scatenano un caso editoriale. E i casi editoriali portano gli editori a riflettere, e se dopo il primo ancora due, tre, dieci libri di qualità fanno questi numeri solo con la forza del passaparola, magari inizieranno a pensare che assecondare le pruderie non è l’unico modo di stare sul mercato, magari inizieranno a capire che il vero target da raggiungere non sono quelli che comprano un libro all’anno, ma quelli che ne comprano diversi al mese. I lettori forti, appunto.
E dunque, per dirvi come funziona in pratica: nel sito di Modus legendi viene proposta una rosa di 5 titoli, e i lettori votano quello che poi tutti insieme si andrà a comprare nella stessa settimana. Si vota sulla pagina  facebook dedicata all’iniziativa fino al 31 marzo. Poi, appunto, dal 18 al 24 aprile si va tutti a comprare il libro più votato. È importante farlo tutti nella stessa settimana perché in tal modo il libro più votato andrà in classifica.
Semplice, sagace, intelligente, geniale. Un’iniziativa, insomma, assolutamente significativa, che opera nel tentativo di ripristinare una (indispensabile) “democrazia dei lettori” contro le logiche meramente commerciali e consumistiche del sistema editoriale nazionale – ovvero di quelli che lo comandano, vedi i grandi editori di cui sopra – e in tale fine risulta a dir poco nobile e ancor più necessaria, così come lo è il rimettere al centro, ancor prima dell’acquisto, il desiderio e la scelta del lettore piuttosto che l’imposizione del mercato e dei suoi dittatori (rivedi sopra) – imposizione che porta alla diffusione di libroidi di valore letterario scarso se non nullo con conseguente danno culturale diffuso, ma credo ormai lo sappiate bene.
Certo un progetto come Modus legendi rappresenta il primo di moooolti altri passi necessari in tal senso, simili e diretti verso la stessa meta, ma è certamente un passo estremamente deciso, emblematico e culturalmente atletico. Qualcosa che, me lo auguro veramente, faccia mettere in marcia tanti, nel più breve tempo possibile, per il bene dei libri, della lettura e, ribadisco, della cultura diffusa nel nostro paese.
Cliccate sull’immagine in testa al post (oppure qui) per visitare la pagina facebook di Modus legendi, conoscere i 5 libri da votare, votarli, controllare la classifica in tempo reale ovvero per conoscere ulteriori dettagli sull’iniziativa.
Ricordate: potete – anzi, dovete votare entro il 31 marzo!

P.S.: ok, vi dico per chi ho votato (dacché non credo sia così influenzante): Sul soffitto, di Éric Chevillard (Del Vecchio Editore). Ecco.

Sergej Dovlatov, “Compromesso”

cop-DovlatovIl mondo della letteratura è parecchio strano, a volte, più di altri ambiti assimilabili. Gli eccessi di notorietà ovvero le mancanze che caratterizzano certi scrittori risultano non di rado inspiegabili, o forse in verità non si può spiegare qualcosa il cui gradimento sostanziale deriva da un esercizio del tutto singolare e individuale quale è la lettura, quando invece i film o la musica godono di una fruizione attiva di natura generalmente collettiva. E se oggi quei sobbalzi di notorietà – verso l’alto o il basso, ribadisco – diventano ancora più evidenti (ma paradossalmente più spiegabili dall’influenza dei media e della rete sui gusti diffusi) – anche nel passato i casi di scrittori e opere letterarie di pregio per di più misconosciuti dal grande pubblico, oppure da esso per oscuri motivi non particolarmente graditi, sono numerosi.
Ecco, credo che Sergej Dovlatov sia uno di quegli scrittori. Io stesso, lo confesso, sono arrivato a leggerlo non tanto per un interesse diretto sul personaggio e la sua scrittura quanto su una città, Tallinn, che fa da sfondo al libro di cui vi sto per dire: Compromesso (Sellerio Editore, Palermo, 1996, traduzione dal russo e cura di Laura Salmon. Orig. Kompromiss, 1981). Dovlatov, nato nel 1941 a Ufa, a ridosso degli Urali, finì nell’attuale capitale dell’Estonia, allora sotto il dominio dell’URSS, come giornalista e corrispondente di alcuni quotidiani locali. Di carattere e temperamento piuttosto ribelle e indisciplinato – ma in senso buono, intendo dire, ovvero come insofferente al rigore imposto dal regime sovietico – vedeva puntualmente i propri articoli rivisti e corretti dalla rigida censura in vigore: quei giornali, in base alle direttive del PCUS, non dovevano fare informazione ma “educazione politica e ideologica”, anche in caso di notiziole apparentemente insignificanti – e nonostante il già allora evidente suo grande talento narrativo e letterario…

dovlatov-photoLeggete la recensione completa di Compromesso cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!