In vetta

[Foto di StockSnap da Pixabay]

La vetta sulla quale preferivo sedermi non è l’altura sovrana si cui installarsi come un re sul trono, per contemplare ai propri piedi gli estesi reami. Mi sentivo più felice sulla vetta secondaria da cui il mio sguardo poteva al tempo stesso scendere verso pendii più bassi, poi risalire, di cresta in cresta, verso le pareti superiori e la punta immersa nel cielo azzurro. Là, senza dover reprimere quel moto d’orgoglio che avrei provato mio malgrado sul punto culminante della montagna, assaporavo il piacere di soddisfare completamente i miei sguardi alla vista di ciò che nevi, rocce, foreste e pascoli mi offrivano di bello. Planavo a mezza costa tra le due zone della terra e del cielo, e mi sentivo libero senza essere isolato. In nessun altro luogo un sentimento di pace più dolce mi penetrava il cuore.

(Élisée Reclus, Storia di una montagna, Tararà Edizioni, Verbania, 2008, pagg.8-9; 1a ed.1880.)

Ecco, esattamente come a me piace fare, quando vado per monti. Anche perché in fondo ogni vetta è un “luogo assoluto” a prescindere dall’altezza, sulla quale poter stare sopra il mondo d’intorno e grazie alla quale poter “toccare” – poco o tanto non importa, appunto – l’infinito del cielo, sentendosene parte.

(E comunque, a breve, vi racconterò del libro dal quale ho tratto questa citazione.)

 

I meschini

[Immagine tratta dal web.]
Un altro bel problema della nostra società, poi – secondo me, s’intende -, è l’aver consentito che la meschinità (sia “passiva”, quella del mediocre, sia “attiva”, dell’incivile) da vizio e prova di grettezza d’animo sia diventata quasi virtù e comunque metodo di (presunta) “resilienza” e  sopravvivenza, sfuggendo le responsabilità e così cavandosela sempre, pur in modi a dir poco disdicevoli (ma che la società non sa cogliere più come tali, appunto). E, con tutto ciò, facendo che inevitabilmente la meschinità si stia diffondendo a macchia d’olio: come modus operandi, regola di vita, pretesa (distorta) di moralità e onestà, ostentazione di “furbizia”.

Un altro brutto virus di cui soffre la nostra società, insomma.
Disse bene Søren Kierkegaard al riguardo, con parole di quasi due secoli fa che tuttavia suonano perfette per l’epoca odierna:

È innegabile che nel mondo esiste tanta gente meschina che vuole trionfare su tutto quello che si eleva di un solo palmo dalla mediocrità.

(Aut-Aut, traduzione di K. Montanari Gulbrandsen e Remo Cantoni, Mondadori, 2015.)

Il canelpinista

Non so…
Ecco, voglio dire… ho come l’impressione che l’aver chiesto a Loki, il mio segretario personale a forma di cane, di mettere in ordine i libri di storia dell’alpinismo che ho a casa gli abbia fatto montare la testa, un po’. Dacché è lui che ha voluto (cioè, a me sembra sia così, anzi, ne sono sicuro, anche se capisco che possiate avere dei dubbi al riguardo) gli realizzassi la composizione fotografica qui sopra, già.

P.S.: per la cronaca, gli ho ritirato l’incarico suddetto dopo solo qualche istante, ovvero quando ho intuito che Loki aveva sì capito di ordinare i libri ma nel suo stomaco, adeguatamente masticati e sminuzzati. In effetti ci tiene a rimarcarmi quanto più spesso possibile la sua onnivoracità, di contro io ci tengo molto meno spesso a constatarla.