Ri-vedere, ri-sentire, ri-leggere

[…] Quanto tempo dedichiamo a riflettere su ciò che stiamo guardando? Ne abbiamo poco, è vero, qualcuno direbbe che ne avremo sempre meno: piuttosto che insistere sulla concentrazione, cediamo volentieri allo scroll e passiamo oltre. Se è vero che viviamo nella cosiddetta “civiltà delle immagini”, è altrettanto vero che alle immagini spesso riserviamo sguardi sbadati, occhiate veloci. E non lo facciamo solo con quelle che riteniamo banali o poco interessanti: usiamo lo stesso approccio anche con quelle “in cornice”.
Quale terapia, allora? Non possiamo offrire soluzioni definitive, di certo una delle strade da percorrere sarebbe quella di “tornare a vedere”, in senso letterale si intende, cioè di ri-vedere. Antonio Martino, in uno degli scritti raccolti da Pendragon in Disegno dal vero, avanzava una simile proposta per la lettura, anzi per il ri-leggere. “Si rilegge perché siamo stanchi dell’editoria delle classifiche e di un abbassamento della qualità. Questa è una buona ragione. […] Ma la ragione che sento più vicina mi dice che si rilegge perché guardiamo noi stessi, con il distacco e la saggezza necessaria che il tempo ha scolpito in noi, scoprendo il nuovo che siamo oggi. Leggiamo ora nello stesso libro, quello che eravamo”. Se in questa proposta sostituissimo la parola libro con immagine, troveremmo sicuramente alcuni consigli utili sulle ragioni di un necessario ritorno alla visione, di una re-visione. […]

È un brano tratto da un ottimo editoriale di Claudio Musso, intitolato Educazione al margine, tratto da “Artribune#52 (cliccate sull’immagine in testa al post per leggerlo interamente), nel quale l’autore riflette sulla necessità di ri-attivare la nostra capacità più sensibile e consapevole di visione delle cose del mondo, che dovrebbe a suo modo ricordare l’abitudine di tornare a rileggere un capoverso o un passaggio d’un libro per poterlo capire al meglio. Vedere e rivedere, appunto, per cogliere e capire ciò che osserviamo.

Nel principio sono osservazioni che si ricollegano a quelle da me proposte solo qualche giorno fa, in questo articolo dedicato all’inopinato silenzio, o quasi, generato dalla sospensione delle attività per l’emergenza coronavirus. Ecco: provare a risintonizzare i nostri sensi, a “pulire” la ricezione dalle frequenze inutili e fastidiose per poter recepire meglio ciò che è veramente importante e utile. Un’altra cosa che ci può impegnare proficuamente, forse, in questo gravoso periodo emergenziale.

(Nella foto: Maurits Cornelis Escher al lavoro. Immagine tratta dall’articolo di “Artribune”.)

Cambiamenti

Diversivo. Distrazione. Fantasia. Cambiamento di moda, di cibo, amore e paesaggio. Ne abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo. Senza cambiamento, corpo e cervello marciscono.

(Bruce ChatwinAnatomia dell’irrequietezza, traduzione di Franco Salvatorelli, Adelphi, 1996. La foto è tratta da qui.)

Cervino’s Tales!

Cervino’s Tales è un ciclo di interventi in streaming programmati tra oggi e il prossimo 23 aprile per approfondire e ripercorrere la ricchezza culturale oltre che paesaggistica del comprensorio di Cervinia-Valtournenche anche in questo periodo di chiusura e lontananza forzata dal suo celeberrimo paesaggio.

Per sviluppare e realizzare quest’iniziativa, il comprensorio si è affidato all’officina culturale Alpes che, già da alcuni anni, propone e realizza per il territorio ai piedi del Cervino eventi culturali legati alla storia, architettura, cultura e paesaggio locali, in particolare le iniziative legate alla riscoperta del patrimonio architettonico della località di Breuil-Cervinia e la rassegna “Sentieri d’Autore ai Piedi del Cervino”, a cui probabilmente chi frequenta Cervinia avrà avuto modo di partecipare.

Alle Cervino’s Tales parteciperò anche io, giovedì 23 aprile alle ore 17.00, con un live streaming sul tema Breuil, Cervinia, Cervino, Gran Becca: i nomi dei luoghi raccontano la loro storia, col quale vi porterò alla scoperta e, ancor più, alla considerazione della profonda e “inevitabile” relazione che lega Cervinia e il suo paesaggio con i monti che racchiudono la conca del Breuil – Cervino in primis, ovviamente!

Per avere ogni altra informazione sulle Cervino’s Tales e sul calendario degli interventi cliccate sull’immagine in testa al post o qui, oppure visitate il sito di Alpes.

Ozio e inattività

Nel nostro mondo l’ozio è diventato inattività, che è tutt’altra cosa: chi è inattivo è frustrato, si annoia, è costantemente alla ricerca del movimento che gli manca.

(Milan Kundera, La lentezza, Adelphi, 1995. L’immagine di Kundera è tratta da qui.)