La chiave d’accesso al paesaggio interiore

Per molte creature infatti l’ambiente nel quale esse vivono è la chiave di accesso al loro paesaggio interiore. E ciò non è una semplice questione di sensibilità e mania artistica, ma superiore bisogno dell’intelligenza, spirituale, conforto, necessità assoluta di scambio e di unione tra sé stesso e la gente. Per alcuni l’ambiente intimo, lo studio, importano sopra ogni altra cosa. Per altri si tratta del cielo, del clima: l’atmosfera di una città o le dolcezze della campagna.

(Guy de Portalès, Nietzsche in ItaliaHistorica Edizioni, 2016, pag.47; ed.orig.1929.)

Scrivere per non essere ricattabile

Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O Anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.

[Credits: Giovanni Guida / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0).]
(Fabrizio De André, Una goccia di splendore. Un’autobiografia per parole e immagini, a cura di Guido Harari, Rizzoli, 2007.)

L’artista vero

L’artista vero è quello che delira ragionevolmente.

(Friedrich Nietzsche, citato da Guy de Portalès in Nietzsche in Italia, Historica Edizioni, 2016, pag.85; 1a ed.orig.1929.)

Se torna la paura di mettersi in viaggio

Da “Il Secolo XIX” dello scorso 30 novembre, alcune interessanti riflessioni di genesi letteraria in tema di paure antiche, superate e rinnovate nella pratica del viaggiare di Emanuela E. Abbadessa, scrittrice assai raffinata e dallo sguardo sempre sagace anche quando abbia a narrare del nostro “ordinario” mondo quotidiano. Un mondo la cui cronaca registra inopinate ma a volte inevitabili “rivalse” di quelle paure sulle nostre (apparentemente) acquisite sicurezze quotidiane, come sta accadendo con la questione dei viadotti autostradali crollati in modo più o meno tragico e della mancanza di cura di certe infrastrutture d’uso pubblico e comune. Una casistica sconcertante proprio in forza della sua ripetitività, a fronte di manufatti come le strade e le autostrade che dovrebbero rappresentare l’eccellenza riguardo a solidità costruttiva e sorveglianza della sicurezza di chi li utilizza.

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…E tutto il resto è “letteratura”!

Quando vinsi il premio Viareggio nel 1959, la Rai ha trasmesso alcuni miei versi. Sorpresa degli scolari, già colpiti dall’intervista di un quarto d’ora alla Tv, dove sono state lette alcune poesie mie, da me commentate, tratte da “Il seme del piangere”. Potenza della radio e della Tv!, esclamo ironicamente. Ma ho subito smontato i miei piccoli… ammiratori. “Sono il vostro maestro, e voletemi bene come tale. Il resto è letteratura”.

(Giorgio Caproni citato da Vincenzo Cerami su La Repubblica nel 2000, a sua volta citato da Antonello Tolve, Giorgio Caproni maestro “per caso”, su Artribune nr.42, marzo-aprile 2018.)