La nuova frontiera del divertimento sulla neve! (Un’altra, già.)

Ladìis en Gentlemen (Siòre e Siòri), ecco a voi la nuova frontiera del divertimento sulla neve! Derapate nei boschi, salti sui pendii, serpentine sfrenate in ogni prateria innevata, e i più fighi di tutti riusciranno anche a impennare! Più nessun candido manto di neve resterà intonso: «easy to ride, easy to transport, easy to store, more Fun»! E tutto questo SOSTENIBILE! Già, perché la cosa è 100% elettrica! Come i taser della Polizia, esatto! Potrete rompere i cogl… ehm, divertirvi come matti su ogni montagna innevata sentendovi dei VERI ambientalisti con la coscienza a posto! E nel caso che impennando vi ribalterete e la cosa vi finirà in testa ammazzandovi, diranno di voi che sarete morti difendendo la Natura. Che volete di più?

Come dite? «Come può essere “sostenibile” una cosa del genere solo perché è elettrica?» Che domande! Lo è perché c’è scritto così!

Come dite ancora? «Non sarebbe meglio andarsene a piedi, sulle montagne, in armonia con l’ambiente e per godersi il paesaggio con calma?» Razza di trogloditi, ma certo che no! E ciò perché easy to ride, easy to transport, easy to store, more Fun! Mica pizza e fichi, eh!

Ah, che meraviglia la tecnologia contemporanea al servizio della salvaguardia della Natura, vero? Eh già, siamo proprio “Sapiens”, non c’è che dire!

La neve come il pane

[Foto di Gabriel Alenius da Unsplash.]
La neve, quando ricopre il paesaggio, non è solo bella, divertente, suggestiva, affascinante. La neve “serve” anche per obbligarci a riscaldare il nostro corpo e così magari riscaldando pure il cuore e l’animo, perché troppo spesso il “freddo” che sentiamo non viene da fuori ma da dentro. In fondo è come dicevano (nemmeno troppo metaforicamente) i nostri vecchi, «Sotto la pioggia la fame, sotto la neve il pane»: ciò che in principio raffredda poi permette di produrre calore, cose buone e fruttuose, “cibo” per il corpo ma anche, appunto, per il cuore e l’animo, scacciando da essi qualsiasi gelo per infondervi bontà. Infatti, in tema di motti della saggezza popolare, si dice pure «buono come il pane», no? Ecco, cerchio chiuso.

Lo sci, quello veramente bello

A proposito di sci su pista e di sua prossima (e inevitabile) fine: amici skiatori! Ma siete ancora così primitivi da praticare lo sci utilizzando gli impianti di risalita? Con le code, il rumore, lo skipass che costa sempre più, l’affollamento in pista e tutto il resto?
Ma siete matti?!

Evolvete, suvvia! Innanzi tutto nella vostra relazione con la montagna innevata e con la sua più autentica bellezza, e subito dopo con il vero divertimento (e la relativa soddisfazione) sulla neve!
Se volete un consiglio al riguardo, ecco cosa vi può offrire il mio prezioso amico, grande guida alpina e maestro di sci (di montagna, non di luna park) Michele Comi sui pendii della bellissima Valmalenco, al cospetto del maestoso gruppo del Bernina:

Cliccate qui per saperne di più, oppure visitate il sito stilealpino.it!

Referendum e risate

[Foto di jacqueline macou da Pixabay, rielaborata da Luca.]
Leggo che a breve, in Italia, i cittadini saranno chiamati a votare in un referendum l’assenso o meno al taglio del numero dei parlamentari.

AHAHAHAHAH! Notevole trovata comica, non c’è che dire! Di quella comicità grottesca nella quale le “istituzioni” italiani sono maestre, indubbiamente.

È un po’ come se, a bordo di una nave piena di falle nello scafo che per questo imbarca acqua e affonda inesorabilmente, i marinai dell’equipaggio si mettano a discutere su quali mobili dell’arredamento di bordo buttare a mare perché ritenuti troppo pesanti e così colpevoli dell’inabissamento.
I mobili, già, non i buchi nello scafo.
Veramente una gag comicissima, appunto!

Al netto delle considerazioni sui pro e sui contro al riguardo, nonché delle gran risate (personali, ribadisco), sul serio in Italia si pensa e si crede che sia un problema di quantità e non invece di qualità della rappresentanza politica? E che tra 900, 600 o 10 oppure cinquemila parlamentari, se comunque incapaci, impreparati e cialtroni (pare che la politica italiana attiri solo figure del genere, da tempo), le cose possano cambiare?

Be’, bisogna ammetterlo: gli italiani sono proprio un popolo “divertente”. Molto divertente.

P.S.: che poi, a buttare i mobili in mare, si finisce per inquinarlo, eh! Col rischio che, una volta colata a picco la nave e finiti in ammollo, ci si ritrovi pure immersi nell’acqua sporca. Ecco.

Escursioni (nell’insensatezza)

Si avvicina l’inverno – nel senso di periodo dell’anno; come condizione climatica è tutto da verificare, ahinoi – ed ecco che puntuali cominciano a comparire nelle email messaggi come quello a cui si riferisce l’immagine in testa al post, ovvero a forme di “turismo” e di fruizione turistica dei territori di montagna che, nella situazione di emergenza climatica che stiamo vivendo, legata a doppio filo all’inquinamento antropico e in costante peggioramento, nonché alla necessità rimarcata da più parti di una rivalorizzazione della più autentica cultura di montagna proprio al fine di salvaguardare meglio l’ambiente naturale e al contempo di eliminare quegli elementi alieni che stanno pesantemente contribuendo al suo degrado, sono veramente come pretendere di entrare nella “classica” cristalleria con il classico elefante.

Ora, posta la personale cognizione di causa che posso esercitare al riguardo, non giungo a dire che tali attività (e quelle assimilabili) così impattanti – in quanto a inquinamento, rumore, degrado della fruizione culturale dei territori e della relazione con essi, banalizzazione della montagna, eccetera – debbano essere totalmente vietate (ma vorrei tanto dirlo, a costo di passare per integralista), tuttavia dico che dovrebbero essere radicalmente limitate, rese giammai frequenti, dedicate soltanto a iniziative di matrice culturale e non alla mera ricreazione nonché sottoposte a rigidi controlli. Perché, ribadisco, continuare a praticarle liberamente o quasi, oggi, rappresenta una vera e propria idiozia che va imputata a chi ha la faccia tosta di continuare a proporle nonché agli amministratori pubblici che le consentono e che non si rendono conto del danno arrecato ai propri territori. Tanto vale disquisire di emergenza climatica e di salvaguardia degli ambienti naturali, altrimenti: sarebbero solo discorsi ipocriti e demenziali.

Quindi, o uno stop assoluto o una rigidissima regolamentazione. Non ci sono altre vie.