Dopo il partecipatissimo e a detta di molti “epocale” incontro dello scorso 28 novembre a Clusone, il dibattito sul presente prossimo e il futuro dei territori montani dell’alta Val Seriana e della Valle di Scalve tornerà protagonista il prossimo venerdì 3 gennaio a Vilminore di Scalve, capoluogo della valle più orientale delle Prealpi Bergamasche, in un incontro pubblico incentrato sul progetto di collegamento tra i comprensori sciistici di Colere, in Val di Scalve, e Lizzola-Valbondione, in alta Valle Seriana, dal titolo “PATRIMONIO DI TUTTI O PARCO DIVERTIMENTI PER POCHI?”, al quale sarà di nuovo per me un grande onore e un notevole privilegio partecipare cercando di portare più dati oggettivi, argomenti, considerazioni fattuali e visioni al fine di strutturare il dibattito più ampio, compiuto e esaustivo possibile, insieme agli altri prestigiosi relatori e alle rispettive varie competenze che offriranno ai presenti.
Mi auguro vivamente che chiunque sia in zona o vi possa giungere scelga di partecipare: abitanti, residenti, villeggianti turisti, curiosi della zona o forestieri… tutti quanti, nel mentre che siamo/stiamo e interagiamo con un ambito così unico come sono le montagne, contribuiamo alla loro vita e partecipiamo alla comunità che le anima. È un impegno, una responsabilità, un dovere anche quando lo si colga solo come puro divertimento e godimento della bellezza montana, ma è allo stesso tempo un diritto, un privilegio, una straordinaria opportunità: dunque interessarsene, almeno un poco, rappresenta un elemento importante per pensare, comprendere, elaborare, sviluppare e assicurare il miglior presente e futuro possibili per le montagne che abitiamo e frequentiamo. «Tanta roba!», insomma, e un privilegio che, detto tra noi, quelli giù in città (con tutto il rispetto) se lo sognano!
Per saperne di più sull’incontro – oltre modo importante e emblematico, inutile affermarlo di nuovo – cliccate qui.
Care amiche e cari amici, in questo primo giorno del nuovo anno, e con le sue prime stelle che in cielo l’hanno illuminato, vi auguro di gran cuore che la più fulgida stella che brillerà di giorno in giorno siate voi stessi, illuminando(vi) della luce più preziosa e vitale ogni cosa che desidererete, potrete e vorrete fare lungo la vostra sempre «più ampia strada» e che mi auguro, pur tra le mille circostanze a volte difficili che la vita quotidiana presenta, vi saprà rendere poco o tanto felici.
[Panorama della Valle di Scalve dalla vetta della Presolana. Foto di Ago76, opera propria, CC BY-SA 3.0, fonte commons.wikimedia.org.]Dopo il partecipatissimo e a detta di molti “epocale” incontro dello scorso 28 novembre a Clusone (sul quale trovate una rassegna stampa qui), il dibattito sul presente prossimo e il futuro dei territori montani dell’alta val Seriana e della Valle di Scalve tornerà protagonista il prossimo venerdì 3 gennaio 2025 a Vilminore di Scalve, capoluogo della valle più orientale delle Prealpi Bergamasche, in un incontro pubblico incentrato sul progetto di collegamento tra i comprensori sciistici di Colere, in Val di Scalve, e Lizzola-Valbondione, in alta Valle Seriana, dal titolo “Patrimonio di tutti o parco divertimenti per pochi?”, al quale sarà di nuovo per me un grande onore e un notevole privilegio partecipare cercando di portare più dati oggettivi, argomenti, considerazioni fattuali e visioni al fine di strutturare il dibattito più ampio, compiuto e esaustivo possibile, insieme agli altri prestigiosi relatori e alle rispettive varie competenze che offriranno ai presenti anche in qualità di referenti di alcune delle principali associazioni di montagna e di tutela ambientale locali.
Come ho cercato di fare – spero comprensibilmente e costruttivamente – a Clusone, anche venerdì 3 gennaio a Vilminore presenterò una trattazione, assolutamente calata sul territorio e contestuale alla realtà del luogo e della sua comunità, che da alcuni dati oggettivi inoppugnabili riguardanti lo stato dell’arte del comparto turistico montano, in special modo invernale, offra alcuni buoni strumenti necessari ai presenti non tanto e non già per stabilire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato ma per riflettere, valutare, analizzare, ragionare circa ciò che i progetti turistici presentati per il territorio in questione ipotizzano e di contro le reali necessità sulle quali va strutturato il presente e poi sviluppato il futuro dei suoi abitanti, che sono e devono sempre restare il centro, il fulcro, il soggetto principale e inalienabile di qualsiasi iniziativa venga proposta e magari realizzata localmente.
Il territorio di Vilminore è coinvolto solo amministrativamente dal progetto di collegamento sciistico tra Colere e Lizzola (una porzione dei tracciati di impianti e piste rientra nella sua giurisdizione comunale), ma la contiguità ad esso sicuramente genererebbe numerose ricadute di natura economica, ambientale, politica, sociale, culturale, eccetera. Ma è fuor di dubbio che un progetto che prevedere di spendere ben 70 milioni di Euro, dei quali 50 pubblici e ciò al netto di eventuali aumenti di spesa (che sarà pressoché inevitabile registrare) su un solo modello turistico-economico, in un territorio che, inutile dirlo, soffre come molti altri simili sulle nostre montagne di notevoli carenze nei servizi di base e ecosistemici, nel sistema viario e nei trasporti pubblici, nella manutenzione idrogeologica, nel sostegno diretto ai bisogni quotidiani dei residenti nonché di carenze nel supporto alle economie circolari locali, all’imprenditoria giovanile, alle famiglie e a chiunque decide di volersi stabilire lassù assumendo un preciso impegno e una determinata responsabilità di diventare parte attiva e integrante della comunità locale, non può essere elaborato, deciso e imposto senza la più ampia interlocuzione con la comunità stessa e in base alla proposizione di ben precise domande alle quali devono essere inevitabilmente trovare delle buone risposte, dalle quali siano ricavabili azioni che apportino vantaggi a tutta la comunità e non solo a una parte – sovente assai limitata. Molto spesso invece, e soprattutto quando si abbia a che fare con interventi e investimenti di valore ingente nei quali siano di conseguenza coinvolti notevoli interessi e tornaconti particolari che mirano totalmente al risultato finale e poco o nulla all’ambito territoriale al quale vengono imposti, l’impressione vivida è che chi «faccia cose» in montagna si dia le risposte senza prima porsi nemmeno una domanda. Ma in questo modo le presunte «risposte» non avranno alcun valore effettivo, non risponderanno concretamente a nulla e a nessuno se non al mero volere di chi se le formula da sé senza che alcun altro possa intervenire.
Ciò che invece io chiederò, tra molte altre domande, ai presenti a Vilminore il 3 gennaio sarà: Quale montagna volete per voi stessi, qui in alta Valle di Scalve? Quale futuro volete e vorreste per le vostre montagne, e per i vostri figli e nipoti? Quando osservate le vostre montagne, cosa pensate di esse? Cosa pensate che siano per voi? E come vi sentite nel mentre che le osservate? Cosa volete essere voi, da qui al futuro, per le vostre montagne se vorrete continuare a viverle e abitarle? Cosa vorreste che pensasse e ricordasse chi viene e verrà in futuro a visitare le vostre montagne?
E molte altre, come detto. Senza necessità di rispondervi subito ma, innanzi tutto, di meditarle, rifletterci sopra, capirne il senso e il portato per se stessi, per il proprio paese, il proprio territorio, le sue montagne e i suoi paesaggi e il futuro di tutti. In ogni caso la mia sarà una dissertazione articolata seppure rapida e succinta, mi auguro niente affatto barbosa e anzi il più possibile coinvolgente oltre che, appunto, illuminante.
L’invito personale più che caloroso è dunque a partecipare all’incontro, i cui dettagli avrete già visto nella locandina lì sopra: che voi siate abitanti da generazioni o da poco tempo, residenti periodici, villeggianti abituali o turisti occasionali, magari in zona per passare le vacanze di fine anno, è importante che chiunque possa e voglia partecipare. Perché ognuno sta in un luogo montano, per poche ore o per una vita intera, a suo modo partecipa alla vita di quelle montagne, alimenta la loro comunità, interagisce con il paesaggio e, poco o tanto, può contribuire a rendere il luogo, Vilminore e la Val di Scalve in questo caso, un posto migliore dove vivere e dove passare una lieta vacanza.
Vi aspetto dunque, non mancate!
(Ove non diversamente indicato, le immagini fotografiche di Vilminore di Scalve sono tratte dalla pagina facebook.com/FARE.Vilminore.]
Un libro così bello per raccontare un singolo luogo nemmeno Milano ce l’ha!
Così mi ha detto un amico nello sfogliare OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida, il nuovo volume della collana “Oltre” curata da Fabio Bonaiti e Pierluigi Donadoni dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio, alla cui stesura ho avuto il privilegio di partecipare insieme ad altri prestigiosi autori – del volume ne ho già scritto qui, in occasione della presentazione.
Non so se quell’affermazione dell’amico sia sostenibile, posso immaginare che di libri notevoli che la raccontano Milano ne abbia molti, ma di certo un volume con 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese, per un comune di poco più di tremila abitanti che forse alcuni conoscono solo per lo storico e omonimo giuramento o per certa bassa cronaca politica più recente è tanta roba, come si usa dire oggi.
[Un momento della presentazione del volume a Pontida lo scorso 7 dicembre 2024.]In effetti qualcuno potrebbe pensare che su un piccolo comune come Pontida, obiettivamente non annoverabile tra i più importanti della bergamasca, al netto delle due cose sopra citate (sulle quali si è già scritto molto, per alcuni versi anche troppo), non ci possa essere granché da riferire. Ma se si considera che nelle 568 pagine che compongono il volume quelle circostanze non sono quasi nemmeno citate – il titolo del volume lo evidenzia da subito, d’altro canto – si capisce di conseguenza che invece di cose da scrivere, raccontare, rivelare su Pontida ve ne sono molte, come ve ne sono per ogni luogo quando ci si impegni nell’esplorazione approfondita del suo territorio, della comunità che lo vive, della storia e della geografia, della sua anima e delle specificità che rendono tutto ciò peculiare e in vari modi unico. Questo perché ogni territorio abitato nel tempo, vissuto, modificato, identificato da chiunque vi abbia risieduto o lo abbia frequentato anche solo per poco è un luogo unico e peculiare, nel (o sul) cui paesaggio restano impresse le storie e le narrazioni di tutte quelle genti e di ciò che hanno fatto oltre che le manifestazioni del suo Genius Loci, l’entità che rappresenta l’anima del luogo.
Ecco perché ho voluto citarlo espressamente, il Genius Loci di Pontida, fin da titolo del mio saggio: Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci. È il resoconto, o se preferite il diario, di una deriva psicogeografica attraverso l’intero territorio di Pontida, accompagnato dalle narrazioni degli abitanti e della loro relazione con il luogo, alla ricerca della sua anima più autentica e identitaria che ho poi cercato di raccontare sulla base delle personali percezioni raccolte durante le numerose esplorazioni. Ne esce un resoconto multiforme, di matrice antropologica ma dallo spirito letterario e geopoetico, che unisce il paesaggio esteriore e i paesaggi interiori in un’unica visuale profonda che, mi auguro, racconta il luogo-Pontida in un modo insolito, differente e particolare.
[Quasi tutti gli autori riuniti per la presentazione del volume.]D’altro canto tutti noi autori avevamo ben presente quella verità, cioè che ogni luogo è unico e sa offrire innumerevoli narrazioni di sé, che spesso basta poco per cogliere, ascoltare, comprendere e poi raccontare, come abbiamo fatto prima per la Val San Martino, stavolta per Pontida e prossimamente chissà per quale altro luogo e relativo Genius Loci. Con buona pace di Milano che, forse è proprio vero, un volume così bello, importante, imponente, prestigioso, emblematico non ce l’ha!
Per chiunque fosse interessato – perché, forse a questo punto è anche superfluo rimarcarlo, Oltre il giuramento è un volume estremamente interessante anche per chi non è di Pontida, anzi, per molti versi soprattutto per chi non è del posto – c’è la possibilità di acquistare il volume presso:
La Bottega del Monastero, a Pontida;
La sede della Pro Loco di Pontida;
La Libreria “Il viaggiatore leggero” di Calolziocorte;
La sede dell’Associazione “Sphera” di Calolziocorte;
Dunque, proviamo a fare il punto della situazione.
Il clima che cambia è di sinistra, il clima che non è vero che sta cambiando è di destra.
Quindi gli ambientalisti sono di sinistra, gli altri di destra.
Lo sci su pista è ormai di destra, lo sci alpinismo e le ciaspole di sinistra. Ergo la neve artificiale è di destra, quella naturale di sinistra, i maestri di sci devono essere di destra e le guide escursionistiche di sinistra.
I rifugi “come quelli d’una volta” con polenta e brasato sono assolutamente di sinistra, i rifugi gourmet con ostriche e champagne ovviamente di destra. Lupi e orsi sono di estrema sinistra anche se una volta erano più di destra, dunque pecore e capre sono di destra anche se fino a qualche tempo fa erano certamente di sinistra.
Le e-bike sono di destra, le bici a pedalata muscolare di sinistra. Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina non si capisce bene: in Valtellina e a Cortina sono di destra, però a Milano sono di sinistra.
L’economia è appannaggio della destra, l’ecologia della sinistra, l’etimologia delle due è di nessuno perché se la sono scordata tutti. La “sostenibilità ambientale” invece è di entrambi, ormai…
…eccetera eccetera eccetera.
Ma non sarebbe ora di finirla con queste baggianate di parte che parrebbero fuori luogo persino in un asilo infantile? Invece no, continuano a rappresentare il pane quotidiano della politica sulle nostre montagne e di chi gli va dietro.
Io credo viceversa che proprio questo atteggiamento strumentale, pesantemente ideologico, radicalmente polarizzato (e complessivamente un po’ stupido) sia una delle cause alla base della gestione malfatta, sovente scriteriata e comunque priva di buon senso, delle nostre montagne. Non è una critica alle differenti ideologie, che chiunque è libero di professare, ma alla loro cronica alienazione dalla realtà effettiva delle cose e all’incapacità di evolvere da “ideologia” a idea, qualcosa veramente in grado di risolvere le questioni invece di peggiorarle e degenerarle.
Anche perché – un esempio tra i tanti possibili – se per l’aumento delle temperature (innegabile dacché scientifico dato di fatto) si scioglie il permafrost e un versante montuoso frana a valle seppellendo case e cose, non è che i massi in caduta scelgono se colpire solo quelli di sinistra o quelli di destra, ma il disastro coinvolge tutti e obbliga chiunque, i politici in primis e ineludibilmente, a mettere da parte le ideologie, constatare e comprendere la realtà delle cose e agire per il bene collettivo, non per il vantaggio della propria parte politica o della prossima campagna elettorale.
Ecco.
D’altronde, come disse mirabilmente già tempo fa il Signor G:
Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.