“Il gioco del mondo” al Salone del Libro di Torino ’19

Eccolo qui dunque, fresco fresco di presentazione, il manifesto – firmato da MP5 – dell’edizione 2019 del Salone del Libro di Torino.

Così si legge nel comunicato stampa relativo: “La cultura non contempla frontiere o linee divisorie, la cultura i confini li salta. Supera divisioni, frantuma muri, balza dall’altra parte. Per creare. Come fa il lettore del “contro-romanzo” di Julio Cortázar, grande maestro del Novecento, libro sconfinato e invito alla ribellione, alla fuga e all’avventura, perché costruito in modo che chi legge possa scegliere dove andare attraverso le pagine, da leggere oppure scartare. È Il gioco del mondo, una delle opere più felici e influenti degli ultimi cinquant’anni, titolo e tema scelti per questa 32° edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino.

Be’, premesse molto interessanti, nella speranza che il direttore Nicola Lagioia possa fare un ottimo lavoro – ancor più degli scorsi anni, senza nulla togliervi – e trarne assai proficui risultati. Per il Salone e, soprattutto, per i libri e la lettura – è ormai ridondante affermarlo, ma sempre necessario, che di essi c’è sempre più un disperato bisogno, qui.

Una settimana ancora all’arrivo de “Il Geopoeta”!

“[…] Questo testo è il completamento del lavoro di riflessione ed esplorazione di tutte le tematiche che hanno distinto l’originale cammino editoriale dell’autore. Le “boe” della sua narrativa vengono definite da quindici anni di viaggi, riflessioni, saggi, conferenze, reportage, attività in pubblico (incontri e soprattutto cammini geopoetici) che hanno originato quel percorso narrativo capace di prendere vita nelle storie che nascono tra il territorio e la presenza umana, soprattutto, sviscerando ancora più a fondo l’idea di una poetica della geografia, intesa come materia omnicomprensiva, inclusiva di tutto. Per tale ragione, il lungo capitolo 1 (“La geografia è poetica”) è una vera dichiarazione programmatica, politica e soprattutto poetica: creatività ispirata ed espressa con intenzione, alla ricerca di storie sempre nuove e viste da angolazioni non convenzionali. È la sfida dell’autore in cammino, nel viaggio come essenza per trovare “linguaggi e non parole.
(Dalla presentazione del libro sul sito di Bolis Edizioni. Qui invece potete trovare le altre presentazioni del libro in programma.)

Mercoledì 13 marzo, Bergamo: “Il Geopoeta. Avventure nelle terre della percezione”

È per me un grande onore essere nuovamente al fianco del leggendario Davide Sapienza per la presentazione del suo ultimo e fondamentale libro, Il Geopoeta. Avventure nelle terre della percezione, alle 18.30 di mercoledì 13 marzo a Bergamo nella Sala Viscontea dell’Orto Botanico, in concomitanza con la Giornata Nazionale del Paesaggio 2019. Intorno al libro, edito da Bolis Edizioni, chiacchiererò con Davide e con Elena Maffioletti, figura peraltro preziosa per la stesura del testo.

Già vi anticipavo qualcosa qui de Il Geopoeta e della sua importanza se possibile ancor maggiore, rispetto ad altri testi – senza affatto sminuirne i grandi valori letterari -, nella produzione di Davide Sapienza, del quale originale e distintivo cammino editoriale il libro fissa con grande forza espressiva i temi e le idee principali. Quindici anni fondamentali di un intenso tempo vitale in effetti anche più lungo in cui i viaggi, le riflessioni, i reportage e le attività con il pubblico hanno creato un percorso narrativo sempre vivo tra territorio e uomo, delineando l’idea geopoetica. “La geografia è poetica”, è creatività, ispirata ed espressa con intenzione, alla ricerca di storie sempre nuove e viste da angolazioni non convenzionali, una sfida in cui l’autore ricerca “linguaggi e non parole”.

I nove capitoli del libro sono un viaggio in luoghi reali, dove il lavoro geopoetico di Sapienza si sta svolgendo (come per esempio nel Nordland, regione dell’Artico norvegese, presso il Nordland Nasjonalparksenter), in luoghi trasfigurati, che sono geografia fisica e artistica, per arrivare alla geografia astrale. Sono queste le “avventure nelle terre della percezione”, luoghi ed esperienze solo in apparenza remoti, in cui la percezione riprende le redini del nostro vivere travalicando la geografia fisica per diventare luogo dell’immaginario: «Il geopoeta vede l’orizzonte oltre la mappa perché la geografia parla una lingua libera che ci conduce dalla percezione alla conoscenza

Fino a dopo la presentazione del 13 marzo il libro (che possiede il valore aggiunto di una bellissima opera di Samantha Torrisi in copertina) può essere acquistato solo in prenotazione, a prezzo speciale (per chi partecipa all’incontro, verrà consegnato all’ingresso) oppure nelle librerie, anche online: qui trovate le modalità per acquistarlo.
Ma certamente, inutile dirlo, sarà una gran bella e gioiosa cosa se potrete e vorrete partecipare alla presentazione che, grazie al Geopoeta e a Davide, sarà un’esperienza che vi resterà dentro vivida a lungo, ne sono sicuro.

Fondazione Prada, Milano

Mi mancava ancora, deprecabilmente, la visita ad un’altra eccellenza del panorama artistico-culturale (e architettonico e ovviamente espositivo) di Milano, frequentemente citata tra i “valori aggiunti” che rendono la metropoli lombarda la più avanti in Italia nonché l’unica a poter gareggiare con città straniere di altrettanto elevato lignaggio, e qualche giorno fa ho finalmente risolto tale mancanza.

Fondazione Prada, già. Ottimo recupero di un ennesimo impianto industriale dismesso da tempo (prima una distilleria, poi il deposito di uno zuccherificio) e dallo scorso aprile in piena potenza ed efficienza d’uso grazie all’apertura della Torre che completa la riqualificazione progettata da Rem Koolhaas e dal suo studio OMA, la quale gioca con indubitabile fascino e senza generare impatti visivi troppo ostici sull’innesto di nuovi elementi architettonici tra i vecchi capannoni mantenuti nelle forme e nell’aspetto originario e ovviamente ristrutturati all’interno – fatta eccezione per la Haunted House, ricoperta di foglia d’oro così da renderla sfolgorante. Suggestivo il Bar Luce, progettato da Wes Anderson ma forse sottodimensionato negli spazi per il servizio che deve offrire, notevole il Podium, uno dei nuovi edifici inseriti nello spazio della sede milanese, rivestito di pannelli alveolati di alluminio aeronautico, così come il cinema, spazio multiforme e poliedrico dalle pareti esterne specchiate che nella bella stagione si possono aprire trasformando lo spazio in un teatro all’aperto.

Le esposizioni: molto bella Atlas, mostra permanente “statutaria” curata da Germano Celant che negli ampi spazi della Torre espone alcuni delle opere più note e affascinanti della collezione Prada, con lavori (ad esempio) di Jeff Koons, Mona Hatoum, Edward Kienholz e Nancy Reddin Kienholz, Michael Heizer e Pino Pascali, William N. Copley, Damien Hirst, John Baldessari, Carsten Höller. L’aurea Haunted House ospita invece alcuni trascurabili lavori di Louise Bourgeois ed altri più interessanti di Robert Gober – anche se solo Untitled, all’ultimo piano, mi è parsa degna di emozione e menzione.

Spiazzante e bizzarra è Progetto Grottesco, di Thomas Demand, ospitata nello spazio sotterraneo del cinema, la riproduzione di una cavità ipogea (con tanto di stalattiti e stalagmiti) composta da 990.000 strati di cartone sagomati mediante lavorazioni 3D: un lavoro veramente “grottesco” ma, in fondo per questo, curioso, nonostante il suo senso concettuale rischi di non uscire troppo (alla luce della ragione, se così posso dire) dalla irreale “sotterraneità” nella quale l’artista lo ha disposto.

Ultima ma non ultima, dacché veramente molto bella e intrigante, è la mostra temporanea Sanguine. Luc Tuymans on Baroque, che occupa l’ala Nord e l’intero Podium, con la quale l’artista belga mette in relazione e dialogo alcuni lavori emblematici dell’arte barocca europea – con Caravaggio quale guida artistica fondamentale del periodo e con Rubens, Van Dick, Cagnacci e Jordaens a far da ottimi sodali con proprie opere – ad altri moderni e contemporanei (John Armleder, Michaël Borremans, Jake e Dinos Chapman, Roberto Cuoghi, Marlene Dumas, Luciano Fabro, Isa Genzken, Bruce Nauman, Tobias Rehberger, per citarne alcuni), generando inusitati parallelismi di forme e sostanze, di concetti e significati, di sensazioni e percezioni. Il tutto con notevole dinamismo intellettual-curatoriale e un’altrettanto notevole capacità di “specchiare” opere e relativi messaggi artistici all’apparenza lontanissimi e divergenti, generando invece “immagini riflesse” ricche di contatti, di aderenze, di relazioni, così in fondo riaffermando quanto sostenuto da Walter Benjamin sul Barocco quale “culla della modernità”, non solo in senso artistico, e sul suo valore emblematico anche ai giorni nostri – pure per l’attuale produzione artistica nonché, in parte, per quella culturale. Ribadisco: mostra molto bella che farebbe da sola da buonissimo motivo per un’esplorazione della Fondazione, ancor più se illustrata durante una ben condotta visita guidata (gratuita, solo da prenotare).

Visita che tuttavia, inutile rimarcarlo, l’intera Fondazione Prada merita: mi fa molto piacere che gli stranieri lo sappiano – nel senso che larga parte del pubblico presente non era italiano, quando ci sono stato – e mi auguro che lo tengano sempre ben presente anche gli italiani. Che di tali luoghi non possono che farsene gran vanto, ben più che di altre italiche cose molto, mooooolto meno onorevoli.

Leggere senza leggere

C’è chi passa la vita a leggere senza mai riuscire ad andare al di là della lettura, restano appiccicati alla pagina, non percepiscono che le parole sono soltanto delle pietre messe di traverso nella corrente di una fiume, sono lì solo per farci arrivare all’altra sponda, quella che conta è l’altra sponda.

(José Saramago, La caverna, traduzione di Rita Desti, Einaudi, 2000/Feltrinelli, 2016.)

P.S.: cliccate sull’immagine per visitare il sito web della Fundação José Saramago.