Xe come netarse el cueo co ea merda

Se posso dire, quello dell’acqua alta a Venezia è un danno doppio, a mio parere: perché distrugge un luogo unico al mondo, patrimonio dell’umanità intera, e perché le sue ondate non si portano via tutti i maledetti politici – ribadisco, tutti i maledetti politici – che Venezia la stanno distruggendo ben più delle maree: soffocando la sua vitalità, banalizzandola turisticamente, sbattendosene della sua cultura, della sua socialità (che è cultura a sua volta), della sua gente, del suo futuro. E che intanto parlano parlano parlano, dichiarano, promettono, assicurano (le grandi navi non passano più da San Marco, vero?), danno colpe sempre ad altri come se fossero appena atterrati da un altro mondo, si mettono in posa davanti alle telecamere e ai fotografi, fanno finta di far la faccia affranta ma – osservate bene – hanno gli occhi che ridono. Ridono, sì. Perché sanno di essere pressoché intoccabili e invincibili, nell’Italia di oggi.

Come ha scritto un amico veneto su Twitter, far governare il paese a questi signori xe come netarse el cueo co ea merda. Non c’è bisogno di traduzione, vero?

Chiara Ferragni – Unpost-logic

Inizi di settembre: Chiara Ferragni – Unposted, il docufilm su una delle più famose “influencer” in circolazione, viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Risultato: distrutto dalla critica, più o meno ferocemente ma senza distinzioni.

(Solo) due settimane dopo: Chiara Ferragni – Unposted esce nelle sale cinematografiche italiane, prima di andare in streaming su Amazon Video. Risultato: subito primo al botteghino, con mezzo milione di Euro incassato solo nel primo giorno.

Ha ragione il direttore de “Il PostLuca Sofri: siamo nell’era della post logica, del sempre più evidente trionfo di un bispensiero orwelliano all’italiota, e in effetti pure il successo di una pellicola come quella su Chiara Ferragni poco prima del tutto stroncata dalla critica parrebbe basato sullo stesso principio, ovvero su una illogicità apparentemente inspiegabile se non con l’ormai inesorabile ricorso al tema dell’analfabetismo funzionale pandemico.

Tuttavia, a pensarci bene, il successo di Chiara Ferragni – Unposted è invece una delle cose più logiche e lineari, a mio parere. Lo è perché si basa sullo stesso principio in base al quale Ferragni stessa è divenuta ciò che è. E non è affatto, questa, una forma di disprezzo di lei, del suo personaggio e di ciò che fa, anzi: sotto molti aspetti si rivela una persona estremamente intelligente e scaltra nell’aver intuito – forse “incidentalmente” ma tant’è – e poi sfruttato una strada per la gloria che si è rivelata innegabilmente efficace. Il problema, insomma, non è lei che ha percorso questa strada, semmai il problema è la strada e ciò che ha intorno. In altre parole, è un po’ come vi regalassero un pacco regalo ben confenzionato, con una carta bellissima e un gran fioccone rosso, dicendovi chiaramente che comunque è vuota, dentro di regali non ce ne sono e voi comunque ne gioite come bambini perché ciò che conta è la scatola, mentre il regalo, vabbé, chi se ne importa!
Ma come? E che “regalo” è, allora?
Ovvero: andare al cinema a vedere Chiara Ferragni – Unposted perché ciò che conta è andarci, non conta più ciò che si vede, nonostante – altra illogicità ma a suo modo sempre molto “logica”, vedi sopra – a breve sarà disponibile alla visione in streaming comodamente da casa propria. Non conta più nemmeno Chiara Ferragni in sé, in fondo, se non come input all’atto della visione.

È il solito e per molti aspetti complicato principio del contenitore che diventa contenuto, lo stesso poi sul quale si basano largamente anche i social network e tante altre cose della nostra epoca contemporanea. Della quale Chiara Ferragni è figlia assolutamente legittima, senza alcun dubbio.

Buona esta(r)te #7

P.S. – Pre Scriptum: agosto, tempo di ferie, di vacanze: anch’io per qualche giorno mi ci adeguerò, mi tocca (0) ma, visto che per tal motivo non potrei essere così assiduo come al solito con gli aggiornamenti del blog, mi sono chiesto: cos’è che proprio non dovrebbe mai andare “in vacanza”, cioè diventare letteralmente vacante? La bellezza, ad esempio. Perché di bellezza il mostro mondo ne ha bisogno sempre, per contrastare adeguatamente le tante, troppe cose brutte che ahinoi ci “offre”. Quindi mi sono detto pure: ok, e bellezza sia, in questi giorni d’agosto qui sul blog. E cosa c’è che sappia offrire bellezza in modo molteplice e assoluto, più dell’arte?
Ecco.
Dunque: buona esta(r)te a tutti!

Maurizio Cattelan, Him, capelli umani, cera e resina di poliestere, 2010, collezione privata.

Fa troppo caldo

Fa talmente caldo che, avete presente quella vecchia canzone di Umberto Balsamo che fa «Sciolgo le trecce e i cavalli corrono»?
Ecco: fa così caldo che si sono proprio sciolti i cavalli, altro che le trecce!

È un bel problema, già.

Alessandro Busci da Sotheby’s

Sono molto contento per Alessandro Busci, artista assai evocativo e intrigante che ho il grande onore di conoscere e del quale vi ho già detto qui, che nel Contemporary Art Day Auction del 27 giugno scorso da Sotheby’s ha visto aggiudicare il suo Aereo Bianco e Blu del 2018 (nell’immagine ne vedete un particolare) a 31.250 sterline, pari a 34.944 Euro, contro una stima di partenza di 18.000 sterline.

Chapeau!, insomma, dacché è un record del tutto meritato che mette in luce la qualità assoluta di una produzione e di una ricerca artistica originale e assai affascinante. E, senza dubbio, è pure uno “stimolo” per lo stesso Alessandro Busci affinché ci sappia sorprendere ancora di più, con la sua arte – se mai di stimoli ne possa avere bisogno, visto che ho già avuto modo di constatare che lo farà, e alla grande.