Vedere (nel)le persone

Ritengo di essere capace di leggere un poco nell’animo delle persone che mi circondano. Forse non è così. Nelle mie giornate migliori ho l’impressione di scrutare in fondo all’animo altrui, anche se non sono poi una gran testa. Siamo seduti in una stanza, qualche uomo, qualche donna e io. e mi sembra di vedere quel che accade dentro queste persone, e cosa pensano di me. Attribuisco un significato ad ogni cenno che appare nei loro occhi, a volte il sangue sale alle loro guance e le fa arrossire, altre volte fingono di guardare da un’altra parte e invece mi tengono d’occhio di nascosto. E io sto li e osservo tutto questo e nessuno sospetta che metto a nudo ogni anima.

(Knut Hamsun, Pan, Adelphi, Milano, 2001; 1a ediz. 1894. Controverso, contraddittorio, scuro, rude come un masso granitico levigato dai ghiacciai norreni ma pure libero fino al parossismo, anarchico, panteista, solitario, struggente. E grandissimo nella sua scrittura. Da leggere sempre, perché Hamsun come pochi altri “contiene” e rapprende in sé tanta parte della storia recente europea, dello spazio e del tempo a volte armoniosi, altre volte collidenti, la cui dimensione d’insieme risulta ancora fondamentale per la contemporaneità ovvero per tutti noi, appunto.)

Alla poesia non ci si arriva con l’istruzione

Giudice: Qual è la sua professione?
Brodskij: Poeta, poeta e traduttore.
Giudice: E chi ha riconosciuto che siete poeta? Chi vi annovera tra i poeti?
Brodskij: Nessuno. (senza sfida) E chi mi annovera nel genere umano?
Giudice: Avete studiato per questo?
Brodskij: Per cosa?
Giudice: Per essere un poeta! Non avete cercato di completare l’università dove preparano… dove insegnano…
Brodskij: Non pensavo… Io non pensavo che ci si arrivasse con l’istruzione.
Giudice: E come?
Brodskij: Io penso che…(confuso) venga da Dio…
Giudice: Аvete richieste?
Brodskij: Vorrei sapere perché mi hanno arrestato.
Giudice: Questa è una domanda non una richiesta.
Brodskij: Allora non ho richieste.

(Dal processo al grande poeta russo Iosif Brodskij, Premio Nobel per la Letteratura 1987, tenutosi nel 1964 presso la corte del distretto di Dzerzhinsky della città di Leningrado, URSS, in base all’accusa di “parassitismo sociale”. Il dialogo riportato è tratto da qui – in russo, ma Google Translate traduce in modo abbastanza decifrabile; del processo a Brodskij racconta anche questo libro.)

Michail Bulgakov, “Mosca, la capitale nel block notes”

Di questi tempi è piuttosto in voga (e meritoriamente) il genere letterario – se di genere si può parlare – della guida letteraria, ovvero della narrazione di luoghi particolari attraverso la penna e le visioni di scrittori e letterati. “Genere” del quale anch’io mi pregio immodestamente di appartenere, ma che non è affatto un’invenzione degli editori contemporanei, come probabilmente verrebbe da pensare. Da sempre, in verità, gli scrittori hanno narrato i luoghi legati alla loro vita ovvero alle opere scritte, e di sicuro più di oggi, per vari motivi, uno scrittore era ben più legato ai luoghi di vita e tali luoghi entravano in maniera preponderante nelle sue narrazioni, o comunque ne influenzavano in modo evidente la concezione.

Esempio evidente d’un legame d’antan tra un luogo e uno scrittore è certamente quello che ha congiunto Mosca con Michail Bulgakov, autore divenuto immortale grazie al suo celeberrimo Il Maestro e Margherita, del quale legame Bulgakov ha scritto numerose volte in altrettanti testi, in Italia raccolti in Mosca, la Capitale nel block notes (Excelsior 1881, 2007, traduttori vari), resoconto di un viaggio a tappe nella città russa (o per meglio dire sovietica, allora) in perfetto stile bulgakoviano: onirico, metafisico, a volte ironico fino al limite del grottesco, altre volte malinconico e inquieto []

(Leggete la recensione completa di Mosca, la capitale nel block notes cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)