“Osservare” nel profondo, non “vedere” in superficie

119234-1“(..) Troppo spesso noi esseri umani, che abbiamo avuto la fortuna – rispetto alle altre razze viventi sul pianeta – di sviluppare in modo approfondito una consapevole concezione quadridimensionale del mondo, in senso generale e non solo visuale, commettiamo il grave errore di limitarci a un’osservazione del mondo stesso sostanzialmente “bidimensionale”, per così dire. Un riferimento orizzontale, uno verticale e nulla più, quasi che, ormai assuefatti alla tele-visione della realtà attraverso uno schermo televisivo o similmente tale, nella quale la “distanza” che l’etimo greca del termine identifica è priva di profondità e ancor più della dimensione temporale, si porti e utilizzi quel modo di vedere le cose anche nel mondo reale, restando sulla superficie della visione proprio come se vi fosse uno schermo oltre il quale è impossibile andare e dal quale, gioco forza, dobbiamo ricavare qualsiasi dimensionalità. Guardiamo il paesaggio come se l’immagine scorresse in TV ovvero sul web, come se non vi fosse la possibilità di penetrarlo, di andarci dentro e dunque aggiungere una terza dimensione e poi, una volta in esso, avere cognizione pure della quarta dimensione, quella del tempo. Non solo: in fondo, pure restando in un mero ambito percettivo di tipo bidimensionale – orizzontale/verticale – si possono ricavare innumerevoli altri riferimenti dimensionali, i quali nell’insieme danno corpo alla nostra osservazione, la arricchiscono di molti particolari, dettagli, intuizioni, cognizioni. (…)”

(Appunti tratti da un nuovo testo in lavorazione, nel quale si parla di genti, di paesi, di natura, di storia, di futuro. Di vita, in pratica, nel senso più pieno e alto del termine.)

La Montagna che può insegnare a vivere alla città – questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio

radio-radio-thuleQuesta sera, 23 gennaio duemila17, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 8a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE, intitolata La montagna come scuola di vita (per la città)! Da tempo, tra i frequentatori della Montagna – probabilmente lo avrà sentito qualche volta anche chi non va per monti e valli –  è abituale il motto la Montagna è scuola di vita, declinato in modi e da punti di vista diversi – alpinistico, antropologico, sociologico, eccetera. A qualcuno tale motto potrà sembrare retorico – di quella retorica in uso nel rapporto tra uomo e Montagna fino a qualche decennio addietro, soprattutto nell’immaginario alpinistico. In verità qualsivoglia accezione retoricizzante viene eliminata dall’etimologia stessa della parola “vita”, che indica tra gli altri il significato di “maniera di vivere e quindi opere, azioni, costumi”: elementi i quali, se organizzati come si confà ad individui intelligenti e razionali, formano insieme alla suddetta etimologia un’ottima ed espressiva definizione di civiltà.
La Montagna, dunque, è scuola di vita ovvero di civiltà: da questo assunto fondamentale si muove il pensiero e l’azione di ALTA VITA, una web community nata proprio per studiare la teoria da cui le riflessioni suddette nascono, e trasformarla in pratiche attive sul territorio. ALTA VITA è un contenitore di realtà, esperienze, eventi, riflessioni, idee, progetti, aspirazioni (nel bene e, al caso, anche nel male) sulla vita nelle “Terre Alte” di montagna sulla loro facoltà di essere potenziale modello di “modus vivendi” virtuoso anche per le genti di quelle pianure spesso ormai profondamente trasformate in zone prive di identità e ricolme di “non luoghi”, le quali nella cultura di montagna (ovvero in quel che resta da salvaguardare e (ri)valorizzare di essa) potrebbero trovare la via per una rinascita sociale, civica, culturale, etica.
In questa puntata di RADIO THULE conosceremo meglio il progetto alla base di ALTA VITA: un progetto, come detto, importante per la rinascita delle zone montane ma pure, e anche più, per la riscossa culturale, sociale e politica delle città.

senza-nome-true-color-02Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

La wilderness dietro casa – e questa sera in RADIO THULE, ore 21, su RCI radio!

radio-radio-thuleQuesta sera, 21 novembre duemila16, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 4a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE!
Una puntata intitolata La wilderness dietro casa dacché vi porterà alla conoscenza di una zona della Val San Martino – territorio ove ha sede RCI Radio – di valenza naturalistica, paesaggistica e culturale tanto grande quanto misconosciuta, il cui toponimo è tutto un programma: Val Fosca! Vera e propria zona residuale di wilderness in un territorio altrimenti molto antropizzato, la Val Fosca è luogo assolutamente emblematico di tanti altri simili sparsi un po’ ovunque nelle zone montuose della Penisola italiana: per questo motivo la puntata di questa sera non ha soltanto una mera valenza locale, ma offre numerosi e articolati spunti di conoscenza e riflessione sull’identità culturale di tali territori nell’epoca contemporanea e sul valore prezioso che ancora riescono a conservare, anche per la nostra attuale società globalizzata e ipertecnologica.
12088056_1087000014644311_7125439550910740851_nCi guiderà alla scoperta della Val Fosca e della cultura di queste preziose e necessarie zone di “salvaguardia natural-culturale” Sara Invernizzi, studiosa della cultura del territorio e autrice di un’illuminante ricerca sulla Val Fosca e sulle potenzialità narrative – in senso etno-antropologico – dei territori montani.
Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
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(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Alta Vita

logo_alta-vita_slogan_300Alta+Vita: come la vita sulle/delle “Terre Alte” di montagna, “alta” in senso altimetrico, alta ovvero nobile, civilmente elevata, culturalmente profonda, e alta ovvero elevata sopra il mondo così da poterlo osservare meglio, e meglio comprendere.
Alta Vita: quando la montagna è autentica scuola di vita anche, se non soprattutto, per la pianura e la città.

Alta Vita è, al momento*, una community sul web, un contenitore di realtà, esperienze, eventi, riflessioni, idee, progetti, aspirazioni (nel bene e, al caso, anche nel male) sulla vita nelle “Terre Alte” di montagna e sulla loro facoltà di essere potenziale modello di “modus vivendi” virtuoso anche per le genti di quelle pianure spesso ormai profondamente trasformate in zone prive di identità e ricolme di “non luoghi”, le quali nella cultura di montagna (ovvero in quel che resta da salvaguardare e (ri)valorizzare di essa) potrebbero trovare la via per una rinascita sociale, civica, culturale, etica.

L’idea di fondo di Alta Vita trova le sue basi in questo articolo-manifesto, del quale uno dei passaggi “basilari” al proposito è il seguente:

“La montagna e la sua Natura (in senso generale) ancora “brada” possono concedere all’uomo quello spazio di azione civica che la città – ovvero l’ambito industrializzato, superantropizzato, ipermediatizzato, socialmente degradato e soggiogato alle più basse strategie consumistiche – forse non può più offrire, a causa dell’imminente autosoffocamento sociale. Bisogna salire, per ritrovare noi stessi e il mondo “nostro” – quello che dovremmo desiderare per vivere bene: all’apparenza quasi un anelito spirituale (come lo interpretò Henry Wadsworth Longfellow quasi due secoli fa nel suo celebre componimento “Excelsior!”, letteralmente “più in alto”, in un’epoca nella quale la montagna era ancora totalmente viva) che tuttavia c’è da augurarsi possa essere un concretissimo invito a riscoprire la migliore “via sociale” da seguire, per non ritrovarsi sempre più ridotti a numeri uguali a tanti altri, dunque formalmente inutili, in una società simile a un arido e sterile deserto etico.”

Alta Vita è qui, su facebook, e qui, nel sito/blog. Seguiteli, e buona vita sulle Terre Alte!

*: al momento, in quanto l’aspirazione di Alta Vita è quella di divenire col tempo una comunità non solo virtuale, sul web, ma anche assolutamente reale, in forme associative da definirsi ma senza dubbio attive e propositive nei e per i territori d’elezione. Sarà il tempo, appunto, nonché l’interesse e i contatti nel mentre raccolti, a stabilire tali sviluppi: è un percorso verso l’alto, e come tale mirante non solo ad una vetta da raggiungere ma, soprattutto, ad una proficua elevazione. Se nel viaggio la meta è il viaggio stesso, nella salita la vetta è l’ascendere sempre più, arrivando più in alto possibile. Ogni pur piccolo passo in più è, a suo modo, una vetta raggiunta.

Franco Arminio, “Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di Paesologia”

cop_vento-forte«Paesologia? E che cos’è?»
Credo che non pochi si porranno una tale domanda, e la cosa non è affatto incomprensibile o criticabile. Io ne ho parlato più volte, qui nel blog, in forza di un personale interesse dovuto ai miei lavori di matrice geografica e antropologica sui territori montani della zona in cui vivo, ma certamente a mia volta, prima di questi impegni, potevo senza dubbio unirmi agli incompetenti in materia. Ed è un peccato, che la paesologia sia così poco conosciuta nonché praticata da chi possa farlo, perché è una disciplina a dir poco fondamentale, per il nostro paese.
Dunque, cos’è la paesologia? Lo dice il nome stesso: è la – se si può usare questo termine – “scienza” dei paesi, dei piccoli centri abitati, di quelli rimasti tagliati fuori dallo sviluppo economico e sociale del secondo Novecento subendone invece tutti i danni, ma anche di quelli che sono stati meramente dimenticati dai loro stessi abitanti, i quali magari vi risiedono ancora ma in una situazione di dissonanza cognitiva, di scollamento col territorio da loro stessi (ovvero dai loro avi) antropizzato, di sostanziale passività sociale e antropologica. La paesologia studia questi paesi, il loro declino, la loro “malattia”, cerca di coglierne più che i sintomi le cause, ma tenta di cogliere pure quello di buono, di sopito ma ancora acceso che c’è in essi, di ancora vivo e capace dunque di frenare la rovinosa caduta in un coma culturale (in senso generale) sempre più irreversibile, di contro ravvivando il paese e la sua storia, a volte millenaria, nobile, ricca di forza identitaria eppure così rapidamente svilita e calpestata dal progresso degli ultimi decenni, il quale ha favorito (se così si può dire, visti i problemi di altro genere e spesso anche più gravi – ma qui si intende in senso politico, soprattutto) le città e ha sostanzialmente dimenticato i paesi.
E perché fa tutto ciò, la paesologia? Molto semplice: perché in Italia i paesi sono il paese stesso. L’Italia è fatta di paesi, più che città, e di paesi di montagna più che d’altro: ciò perché l’Italia è un paese di montagne (a volte ce lo dimentichiamo ovvero pensiamo alle nostre bellissime coste, alle spiagge, al mare, ma basta prendere in mano una cartina…) e la montagna, che sia alpina o appenninica, è quella che ha subito i maggiori danni durante lo sviluppo economico novecentesco: dissoluzione delle tradizionali attività lavorative montane, spopolamento, trasformazione in realtà turistiche sovente totalmente avulse dal territorio, dalla sua cultura, relative cementificazioni selvagge, sfruttamento selvaggio e depauperamento delle risorse naturali eccetera eccetera eccetera… con tutte le conseguenze sociali del caso, spesso assai drammatiche.
Ecco: vi ho già detto molto di quello che è Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di Paesologia (Laterza, 2008), testo fondamentale di paesologia – come denota subito quel sottotitolo – dacché opera di chi la paesologia l’ha “inventata” e definita: Franco Arminio. Un “esercizio” di paesologia è qualcosa di tanto semplice, nella forma, quanto profondo e intenso nella sostanza…

franco-620x330(Leggete la recensione completa di Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)