Siccome sfortunatamente esiste certa stampa, meno male che esistono quelli come Giovanni Baccolo!

Se vi fa male un dente, andate da un idraulico?

No, andate dal dentista ovviamente. Che vi dice perché il dente vi fa male e come risolvere il problema, eliminando il dolore. Solo un cretino per sistemarsi i denti ascolterebbe ciò che gli direbbe un idraulico. Che magari è pure amico suo, dunque «ha sicuramente ragione».

E meno male che esistono, i dentisti, altrimenti dovremmo sdolorare di continuo. Così come per fortuna esistono gli idraulici per sistemarci le perdite di acqua. Ma non i mal di denti, appunto.

Ecco: meno male che esistono scienziati tanto rigorosi quanto appassionati (e appassionanti) come Giovanni Baccolo che dice come stanno veramente le cose, in tema di ghiacciai e clima: come fa in questo post che potete leggere sulle sue pagine social (lo taggo su Facebook, su Instagram è qui), in riferimento ai titoli e agli articoli che vedete nelle immagini. Già, perché quest’anno che fortunatamente ha visto le nevicate primaverili più abbondanti degli ultimi anni, sulla stampa se ne stanno leggendo veramente di cotte e di crude: meno male, appunto, che Giovanni sa rimettere a posto le cose e aiuta chiunque a capire quale sia la realtà effettiva delle cose.

Riguardo invece gli altri (molti giornali inclusi, purtroppo) e alle scempiaggini prive di logica e fondamento che si prendono la libertà di scrivere, be’… ho già detto chiaramente che ne penso, lì sopra.

Di Giovanni Baccolo è uscito da pochissimo il nuovo libro, I ghiacciai raccontano (People Pub), una lettura fondamentale per chiunque voglia capire meglio cosa sta realmente succedendo al clima del nostro pianeta, del quale «i ghiacciai sono il simbolo più completo, il simbolo eccellente.»

Come scrive Giovanni, «Fino a qualche decennio fa, le oscillazioni dei ghiacciai danzavano insieme alla naturale variabilità climatica del pianeta. Come in un valzer, uno andava dietro all’altro e, come succede con le coppie più affiatate, non era facile capire chi stesse guidando i movimenti. Oggi l’armonia è però rotta. Il clima conduce una marcia forzata che ha per meta un luogo poco adatto per l’esistenza dei ghiacciai.»

Un libro da leggere, lo ribadisco. Per saperne di più cliccate sull’immagine della copertina lì sopra; inoltre vi invito a seguire storieminerali.it, il sito web di Giovanni, costantemente arricchito di contenuti interessanti e illuminanti sui temi geoglaciologici e non solo.

Il clima è «impazzito»?

[Foto di Dieter Ludwig Scharnagl da Pixabay]
Dunque, facciamo il punto della situazione.

Lo scorso autunno era estate.
Lo scorso inverno era autunno, e pure di quelli miti.
Questa primavera sembra inverno ma con temperature autunnali.
Infine ci sono buone probabilità che se la primavera – quella propriamente detta – arriverà, sembrerà già estate, la quale quando poi giungerà veramente porterà temperature viepiù africane, altro che europee.

Molti lo definiscono «clima impazzito» ma è la definizione più stupida che si possa utilizzare, buona per i titoli dei TG e dei media generalisti e in realtà funzionale a non andare oltre con la comprensione della realtà in corso. «Il clima? È impazzito, che ci possiamo fare?» Eh, infatti: che facciamo? Nulla?

Già, probabilmente la pazzia è altrove, non nel clima.

Come dire che fa troppo caldo

[Foto di Free-Photos da Pixabay.]
Ieri pomeriggio, 2 febbraio, montagna, 1500 metri di quota.
12° di temperatura dell’aria ma, in pieno Sole, molti di più; niente neve su prati i quali, per giunta, ospitano i rottami di alcuni vecchi skilift di un’epoca nella quale qui si sciava. Sembra roba preistorica, invece accadeva fino a poco più di vent’anni fa.
Sarebbero i cosiddetti «giorni della merla», questi, ma fa caldo come ad aprile. D’altro canto lo «zero termico» dalle mie parti è a circa 2800 m, un dato tipico del periodo primaverile inoltrato, guarda caso.

Già.

O forse queste mie osservazioni sarebbero state più efficaci se le avessi riportate in una forma del tipo «Anche ieri pomeriggio, 2 febbraio, quelli che non credono al cambiamento climatico sono degli emeriti (CENSURA)!»?

Ecco.
E scusatemi per quella “censura” lì sopra, fosse per me non l’avrei certo messa.

P.S.: clic.

La COP25 è fallita? Bene!

(Photo credit: https://pixabay.com/it/users/geralt-9301/.)

In effetti io sono pure “contento” che la “COP25”, la Conferenza sul clima di Madrid, sia terminata con un miserrimo fallimento.

Sì, perché altrimenti molte persone, in primis quelli a cui veramente interessa la questione planetaria del cambiamento climatico, avrebbero potuto credere che pure i potenti della Terra ne avessero compreso la portata e capita l’urgente necessità di agire, politicamente innanzi tutto, per cercare di mitigarne gli effetti.

“Meno male” che invece quei potenti, salvo rari casi, hanno nuovamente confermato il loro sostanziale menefreghismo al riguardo, funzionale alla salvaguardia del proprio potere e delle relazioni con soggetti di vario genere dalle assai bieche attività, sulle quali si basa la stabilità del loro scranno alla faccia del clima, dell’ambiente e di chiunque ne subisca il degrado.

Una questione fondamentale come quella dei cambiamenti climatici può essere seriamente affrontata solo dalle società civili, entro le quali, pur tra le infinite difficoltà culturali di questa nostra epoca, può ancora essere coltivata quella consapevolezza civica – che è anche politica nel senso più alto del termine, ovviamente – necessaria al cambiamento e alla resilienza: il movimento Fridays for Future lo dimostra bene, ad esempio. Una cosa del genere non può certo avvenire nella “(non) politica” dei potenti, a qualsiasi livello impegnata unicamente alla propria preservazione, a perseguire interessi di parte e infimi tornaconti, organizzata su meccanismi meramente parassitari e dunque troppo avulsa dalla storia presente e futura così come dalla realtà quotidiana.

Tutto ciò sperando che al contempo si generi e si sviluppi pure una consapevolezza, nelle società civili, contro quei potentati politici che governano il mondo. Assolutamente necessaria, se vogliamo che il mondo e la civiltà umana possano avere un futuro, senza essere spazzati via dalla Natura. Che “sa” benissimo che con un aumento della temperatura di 3° o più il pianeta si adatterà e sopravvivrà, la misera razza umana invece avrà grossissimi problemi al riguardo, e recriminare su quanto non è stato fatto in passato per evitare il disastro non servirà a nulla, come sempre.