Dio e la sua Parola vs folletti e spiriti del bosco

Qualche secolo fa viveva nella parrocchia di Jösse, nel Värmland, un pastore di raro rigore e severità che cercava con tutte le sue forze di rendere i suoi parrocchiani devoti e timorosi di Dio. Non solo voleva liberarli dall’abitudine di bere e fare a botte, di darsi al contrabbando con la Norvegia e altre simili nefandezze – come del resto avevano già provato molti altri preti prima di lui – ma proibiva loro anche di temere e adorare gli esseri che regnavano sui campi, sui boschi e sui corsi d’acqua, argomenti che i preti normalmente si guardavano bene dal toccare.
I pastori che l’avevano preceduto avevano certo pensato che, dal momento che era un dato di fatto che ci fossero spiriti nei boschi, näck nelle acque e folletti nelle fattorie, non si poteva proibire alla gente di proteggersi dai loro malefici offrendo sacrifici o stringendo con loro qualche tipo di patto, ma quell’ultimo venuto non voleva neanche sentirne parlare. Dio e la sua Parola erano le uniche cose si cui gli uomini dovevano contare e, attenendosi a questo, non c’era nessun bisogno di credere che ci fosse qualcos’altro che aveva il potere di portare danno e perdizione.
Era chiaro fin dall’inizio che, per quanto il prete fosse un ottimo predicatore, ogni discorso che faceva contro quegli esseri sotterranei andava sprecato. La maggior parte dei fedeli cominciava a temere che potesse irritare gli spiriti della natura contro di loro e sorse una tale ostilità nei suoi confronti che non riusciva a ottenere alcun successo, neanche in tutte le altre cose che gli stavano tanto a cuore. E andò a finire che tutto quello contro cui lui combatteva veniva riverito e onorato, mentre la causa di Dio non faceva che peggiorare ogni giorni in più che lui restava nella parrocchia. […]

(Selma Lagerlöf, L’acqua di Kyrkviken in Uomini e Troll, Iperborea, 2018, traduzione di Andrea Berardini e Emilia Lodigiani, pagg.97-98.)

Una vita italiana più sterile, automatica, indecente

“Il mondo contadino, dopo circa quattordicimila anni di vita, è finito praticamente di colpo”, e anche l’Italia, anche l’Italietta, non è andata a morire in nessun luogo. Si è lasciata tramortire, lentamente, violentemente, come in un risucchio repentino, senza lasciare nulla se non l’acrimonia e, appunto, l’indifferenza. Ora, quando giro l’Italia nelle sue devastanti periferie urbane, quando la trapasso nei paesini delle cinture degli hinterland fumigosi, nella nebbia pesante che puzza di letame chimico, o quando entro nelle latterie dove si parla della tris bevendo Campari – io tasto il polso a una morte avvenuta che si è tradotta in una vita più sterile, automatica, indecente.

(Giuseppe GennaAssalto a un tempo devastato e vile, 1a ediz. PeQuod 2001, ultima ediz. “3.0” Minimum Fax 2010.)

La necessità della Memoria, ogni giorno – e questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio

Questa sera, 28 gennaio duemila19, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 8a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE, intitolata I Giorni delle Memorie”.

La quasi concomitanza di questo ottavo appuntamento stagionale di RADIO THULE con il Giorno della Memoria, celebrato ieri, rende non tanto doveroso quanto necessario il tentativo di contribuire, nel piccolo che può fare il programma, a perpetrare la pratica del ricordo dei momenti più bui della nostra storia, anche per far sì – come lascia intendere il titolo della puntata – che non si debba considerare un’unica giornata nell’anno dedicata a ciò ma che ogni giorno sia utile per non dimenticare, ovvero per ricordare di non commettere nuovamente errori tanto spaventosi e tragici. In questa puntata RADIO THULE vi offre alcuni contributi “non ordinari” ma profondamente emblematici sulla Shoah, in prospettiva storica e con uno sguardo anche locale – senza che manchi la consueta selezione musicale di qualità e a tema -, cercando di evidenziare quanto sia necessario conservare la memoria per costruire un futuro migliore e come, viceversa, senza tale memoria – o memorie, al plurale, per quante siano quelle che la storia conserva – nuove tragedie come quelle del passato e anche peggiori sono e saranno inevitabili.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 11 febbraio, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

La poesia richiede passione, sempre

È sempre più raro incontrare appassionati di poesia contemporanea che si impegnino a leggere, a capire, a indagare, a presentare e talora illustrare le ragioni e i temi che caratterizzano singole voci poetiche dei nostri giorni. I poeti viventi in genere o vengono assillatamente invocati come vati e maestri di grande valore morale, etico ed espressivo, oppure incasellati nella tutt’altro che invidiabile e desiderabile vasta, grossa, grassa, casella del poetume nostrano. Qualcuno gode anche il favore di oscillare fra l’uno e l’altro polo, a seconda del metro di chi giudica e sentenzia. Spesso i critici di poesia sono giocatori in campo, spadroneggiano con le loro scelte e indicazioni, spalleggiano poeti e reti di poeti che incarnerebbero esperienze e quel coraggio unico che oggi ovviamente si può riconoscere soltanto a chi piace loro. Raramente si incontrano veri appassionati che della poesia sono anzitutto innamorati, anzitutto attratti e vinti, anzitutto discepoli, ma senza avere alcuna celata ambizione, un giorno, di essere conclamati poeti.

Così Tiziano Fratus introduce il proprio articolo Della fragilità umana ed animale che si incontra facendo poesia dedicato agli ultimi libri sull’essere poeta e sul fare poesia oggi – riassumo molto, per rapidità e chiarezza immediata – di Elisabetta Motta (leggete il resto dell’articolo per conoscerli), uscito su Il Manifesto lo scorso 17 gennaio. Parole che, anche al di fuori del contesto a cui sono dedicate, risultano alquanto illuminanti circa lo stato della poesia contemporanea in Italia, tanto invocata a parole quanto ignorata nella “pratica” (editoriale e non solo), maneggiata con vero merito da pochi e manipolata con gran demerito da pochi, bistrattata nelle librerie quasi come fosse un genere proibito quando invece – non bisogna dimenticarlo – è l’ambito letterario più alto e nobile che vi sia, la scrittura nella sua forma più piena e assoluta. Per questo necessitante di letture, indagini e comprensioni ricche di autentica passione ancor prima e più che di matrici critiche e analitiche, come sostiene Fratus. Purtroppo ormai pratiche rare, appunto, sovente proprio (e paradossalmente) in chi scrive “poesia” e ama definirsi “poeta” – si notino le virgolette. Ecco.