INTERVALLO – Spresiano (Treviso), “Parole in movimento” & Dennis the BookBus

In questo nostro miserrimo paese, che vede morire le librerie e prosperare le sale slot, ogni metodo utile a portare ovunque i libri e diffondere la pratica della lettura è da considerarsi oltre modo necessario, se non drammaticamente urgente. Ancor più nel caso che, per conseguire tale fine, si scelga pure un’opzione assolutamente suggestiva, come hanno fatto Sara e Simone, due fantasiosi e intraprendenti librai trevigiani…

PAROLE IN MOVIMENTO, che innanzi tutto è la storia di un lungo viaggio: quello di un double-decker inglese (il tipico autobus rosso a due piani) chiamato Dennis che, dopo anni di onorato servizio nel trasporto pubblico britannico, è stato scelto da una coppia di librai trevigiani per diventare la loro libreria viaggianteUna libreria dedicata ai lettori di tutte le età.

Dennis è partito da Londra l’autunno scorso e, dopo un lungo viaggio per mare, è finalmente arrivato a Spresiano (piccola cittadina nella provincia di Treviso). Qui verrà allestito con tanti scaffali in legno e riempito di libri per poi riprendere la sua strada con una nuova missione: portare la passione per la lettura e i libri nei luoghi in cui mancano le librerie… quelle normali, per intenderci. perché Sara e Simone vogliono che Dennis, invece, diventi una libreria speciale: the Best BookBus!

In questi giorni è in corso il crowdfunding per sostenere il progetto di Parole in movimento: potete parteciparvi e contribuire qui. Per saperne di più sul progetto, invece, potete visitare la relativa pagina facebook.

Tempo (nuvoloso?) di Libri

Ah.
Dunque questo giovedì comincia la seconda edizione di Tempo di Libri, la fiera dell’editoria di Milano “avversaria” del Salone del Libro di Torino?

M-mm.
E com’è che non ne sta parlando quasi nessuno?

Che i “milanesi” stiano preparando un altro bel buco nell’acqua, a tutto (e rinnovato) vantaggio del Salone torinese?
Uhm…

In ogni caso, continuo a pensare che due saloni dell’editoria pressoché speculari, in Italia, hanno lo stesso “senso” di due motoscafi lunghi 50 metri in un piccolo lago di montagna. Uno è già troppo o quasi, insomma, visto pure la tendenza costante di quel laghetto a perdere acqua, quando invece dovrebbe colmarsene ben di più… figuriamoci due!

Ennio Flaiano, “Diario Notturno”

C’è il forte rischio, sappiatelo fin da subito, che questo mio testo che avete appena cominciato a leggere risulti estremamente breve. Sì, come quando si abbia da disquisire su qualcosa di cui ci sia moltissimo da dire ovvero fin troppo, e dunque non si sappia bene da che parte cominciare o come condensare il tutto, nonché come quando abbia la forte impressione – o timore, dovrei dire – che nulla di ciò che si potrebbe dire/esprimere/scrivere possa risultare all’altezza dell’elemento disquisito.

Perché, insomma, senza perdermi in troppi giri di parole, credo che Ennio Flaiano sia stato un genio, e geniale ciò che ci ha lasciato di scritto e che io non esiterei a far leggere nelle scuole, come testi fondamentali per un’altrettanto fondamentale e formante educazione civica. Credo che Flaiano – se dovessi riassumere il suo valore culturale (e non solo) in una sola e chiara definizione – abbia rappresentato una delle più vivide coscienze critiche del Novecento italiano, un imprescindibile elemento morale, rigoroso tanto quanto mordace, comprensivo eppure feroce, in grado come pochi altri di riconnettere – forse come mai più è accaduto o almeno come oggi non mi pare che accada – la mente col cuore e con l’animo della nazione. Sempre che di nazione si possa parlare, nel caso italiano: ma senza dubbio, se fatta l’Italia temo non si sia riusciti a fare gli italiani, credo che l’acutissima e illuminante intelligenza di Flaiano sia quanto meno riuscita a mettere nero su bianco (dunque a darle almeno una “sostanza” riconoscibile) la cronaca d’una messinscena nazional-popolare la cui teatralità parodistica egli è stato tra i pochi a comprendere nel profondo, a divertirsene così come a inquietarsene: una situazione grave ma non seria, insomma – per citare uno dei suoi più celebri aforismi – la quale continua a essere assolutamente tale.

Dunque, potrei anche finire qui la mia disquisizione conseguente alla lettura del Diario Notturno, (Adelphi Edizioni, 1994-2010; 1a ediz. 1956.), dacché veramente non ci sarebbe molto altro da dire per mettere in evidenza il valore fondamentale dell’opera di Flaiano []

(Leggete la recensione completa di Diario Notturno cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

La resa (coatta)?

Tranquilli, a breve cambierà tutto. Una nuova classe politica e dirigente salirà al potere, fatta di esponenti che parlano quotidianamente di salvaguardia e promozione autentica della cultura, che si vantano di quanti libri di pregio leggano ogni mese e che finalmente promettono di mettere davanti a tutto quanto il paese ha più di tutti gli altri, ovvero il proprio patrimonio artistico e culturale, consci che quel paese che abbia a cuore la cultura è un paese che si garantirà un buon futuro… – insomma, vedrete: le cose verranno sistemate.
Sì, “sistemate”.

Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente dell’uomo.

(Ray Bradbury, Fahrenheit 451, 1953.)

P.S.: grazie a Mara della Libreria Maramay per la segnalazione.

La (inderogabile) battaglia “politica” per la lettura, secondo Nicola Lagioia

Qualche giorno fa è uscito su La Repubblica un articolo di Nicola Lagioia dal programmatico titolo La battaglia (politica) per la lettura e le prossime elezioni, col quale lo scrittore barese, attuale Direttore del Salone del Libro di Torino, mette qualche interessante punto fermo in tema di sostegno alla fondamentale pratica socioculturale della lettura da parte delle istituzioni politiche – sempre deprecabilmente distratte verso la cultura in genere – ma pure riguardo il correlato e necessario (dacché al momento pressoché assente) dinamismo da parte delle case editrici, sovente più impegnate a difendere i propri (assai magri, oggi) orticelli piuttosto di fare finalmente fronte comune a difesa della causa dei libri e della lettura, appunto, nonché del relativo comparto economico – ne disquisii qui già tempo fa, di questa cosa.

Vi ripropongo di seguito qualche passo dell’articolo, invitandovi a leggerlo in versione completa qui, dal blog Minima&Moralia (mentre qui trovate tutti gli altri articoli pubblicati nel blog da Lagioia). E’ una riflessione interessante, appunto, anche al di là dell’eventuale accordo o meno con quanto Lagioia sostenga, che sollecita ulteriori proprie ponderazioni sui temi toccati e, più in generale, sulla necessità ineluttabile di costringere la politica, di qualsiasi segno essa sia, a occuparsi veramente e costruttivamente di cultura. Anche perché, inutile ribadirlo di nuovo, non esiste alcuna autentica società priva di cultura. Oppure, non può esistere alcuna autentica politica che non voglia o non sappia curarsi di cultura.

La battaglia (politica) per la lettura e le prossime elezioni

Giuseppe Di Vittorio da adolescente era ancora un semianalfabeta. Quando capì che far valere i suoi diritti in quelle condizioni era impossibile, si procurò un vocabolario. Sono passati anni, ma nell’Italia del XXI secolo l’analfabetismo funzionale che Tullio De Mauro ha combattuto per una vita affligge larghi strati della popolazione, e l’ultimo rapporto Istat racconta un paese di pochi lettori forti contrapposti a una marea di non-lettori in aumento. Nei paesi più evoluti si legge di più. Ma al tempo stesso proprio i paesi in cui si legge molto – e quelli in cui si investe in cultura e istruzione – sono destinati a progredire più degli altri. Tra meno di due mesi si va a votare. Poiché nessuno degli schieramenti politici ha ancora indicato le proprie idee (sempre che ce ne siano) per favorire quella che potremmo chiamare “la battaglia per la lettura” (sempre che chi aspira a governare la ritenga importante), proviamo a dare qualche suggerimento. Anche da questi aspetti sarà possibile capire chi guarda al 4 marzo pensando solo alle prossime elezioni, e chi anche alle prossime generazioni.

[…]

Cominciamo dalle scuole. Le biblioteche scolastiche sarebbero i luoghi perfetti per la promozione della lettura, se solo fossero sufficientemente attrezzate, se fossero attive (in molte scuole ci sono biblioteche dove in un anno non entra un libro), e soprattutto se ci fosse un bibliotecario, cioè una persona il cui compito è promuovere la lettura tra gli studenti, con strategie che variano a seconda del contesto in cui si trova. Attualmente nelle scuole le biblioteche sono affidate al buon cuore dei docenti che se ne occupano tra mille altre cose. La figura del bibliotecario scolastico – presente in quasi tutti i paesi europei – in Italia esiste solo nella provincia autonoma di Bolzano, non a caso una delle zone in cui in Italia si legge di più. Anche prevedere più tempo per la lettura ad alta voce potrebbe essere un’idea. È importante leggere un testo critico sui Fratelli Karamazov, ma se questo impedisce agli studenti anche solo di iniziare a leggere il capolavoro di Dostoevskij, c’è un problema.

Nei luoghi dove ci sono più librerie e più biblioteche pubbliche si legge di più. Non è solo la domanda che genera l’offerta: spesso accade il contrario. In paesi come la Francia o la Germania ci sono misure a sostegno delle librerie meritevoli (la manovra di dicembre introduce il credito d’imposta, ma è solo un inizio, bisogna fare decisamente di più) che ne fanno dei modelli esemplari. Per ciò che riguarda le biblioteche: esclusi i casi virtuosi (uno su tutti: la Sala Borsa di Bologna) le biblioteche oggi occupano uno spazio marginale nelle pratiche culturali degli italiani – prive di mezzi, drasticamente sotto organico, specie al sud, sono il settore per la promozione della lettura dove il margine di miglioramento è maggiore.

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