INTERVALLO – Torino, “Wild Mazzini Data Art Gallery”

Di solito, in questo spazio denominato “INTERVALLO” a memoria di quei vuoti del palinsesto dei canali RAI d’un tempo nei quali scorrevano immagini di bei paesaggi italiani, voglio similmente mostrare bei luoghi (in senso generale) dedicati principalmente ai libri e alla lettura. Oggi invece vi propongo un luogo che di lettura assolutamente si occupa e tuttavia non è una biblioteca, una libreria o altro del genere, ma una notevole e innovativa galleria d’arte di Torino: Wild Mazzini Data Art Gallery.

Come già il nome può far intuire, Wild Mazzini si occupa di lettura, certamente, ma di dati: infografiche, data visualizations, video, sculture e installazioni fatte (anche) da numeri, parole, grafici e rappresentazioni visive di informazioni capaci di accrescere la consapevolezza intorno a temi come privacy e identità, copyright e fake news, fenomeni sociali e culturali. Un’idea e un progetto curatoriale i quali fanno di Wild Mazzini uno spazio fisico che è un unicum in Italia e all’estero, nel quale le opere esposte, in linea con la mission di questa disciplina, saranno in grado di leggere, analizzare e comprendere alcune delle più importanti realtà del mondo contemporaneo trasformandole visivamente senza perderne la complessità, anzi, accrescendone il valore parimenti alla fruizione e alla cognizione.

Attiva da aprile 2018, Wild Mazzini ha già ospitato alcune mostre veramente interessanti e intriganti, frutto del concept curatoriale sopra esposto: tanto per citarne qualcuna, una mostra di Adriano Attus su Numerage e Neometrie, la decostruzioni in sistemi visivi di Space Oddity di David Bowie compiuta da Valentina D’Efilippo, l’esplorazione del corpus filosofico di Immanuel Kant trasformato in segni grafici da Valerio Pellegrino, la selezione di infografiche che Federica Fragapane ha realizzato in quattro anni per “La Lettura” del Corriere della Sera… ma sono solo alcune, appunto, delle mostre ospitate da Wild Mazzini, tutte notevoli e ciascuna capace di sollecitare esercizi di autentica lettura culturale del mondo d’intorno tanto originali e affascinanti quanto preziosi e assolutamente utili.

Cliccate sulla prima immagine inserita nel post per visitare il sito web di Wild Mazzini Data Art Gallery, così da conoscerla ancora più a fondo e per avere tutte le news sulle mostre in corso e su quelle future. Eppoi andateci, che la visita di un luogo del genere non può che fare del bene alla mente e allo spirito di chiunque!

Pubblicità mirata?!?

Dunque… in pochi giorni, nella casella di posta elettronica del sottoscritto (maschio, 47 anni), tra innumerevoli altre mail più o meno interessanti/utili/futili sono giunti:

  • Numerosi messaggi da mittenti femminili sconosciute, generalmente dall’estero, con oggetti (nel senso di titoli delle stesse) “ammiccanti”;
  • Diversi messaggi d’invito a siti in cui “esercitarsi” nel sex dating;
  • Un messaggio che pubblicizza il prodotto Gocce 7-Slim. Come districare il metabolismo e perdere peso;
  • Una mezza dozzina di messaggi pubblicitari di prodotti che “sostengono” e “favoriscono” le prestazioni sessuali (uno è lì sopra);
  • Un messaggio che pubblicizza sospensori;
  • Un messaggio da una società che produce montascale a poltroncina per persone con difficoltà di deambulazione.

Ora: caro, egregio, illustre (?!) Grande Fratello che governi il web e tutti noi che volenti o nolenti ci stiamo… forse che tu mi voglia dire qualcosa?

P.S.: comunque, posto quanto sopra, è un notevole sollievo constatare l’assenza tra le suddette mail di messaggi provenienti da onoranze funebri, produttori di casse mortuarie o monumenti cimiteriali. In tal senso forse non sono ancora così vecchio, per il web. Già.

E basta con Sfera Ebbasta!

Certe polemiche scaturite dopo la tragedia della discoteca di Corinaldo nella quale era in programma un concerto del rapper Sfera Ebbasta, in particolare quelle che addosserebbero responsabilità anche gravi al suddetto rapper – addirittura di essere il mandante virtuale della tragedia -, a me, da vecchio e indefesso appassionato di musica estrema quale sono, mi hanno ricordato le frequenti accuse che venivano mosse alle band di heavy metal (nelle sue tante forme) ogni qualvolta accadesse qualcosa di tragico. Bastava che un giovane si suicidasse o commettesse qualche reato, bastava poi che nella sua camera da letto si trovasse appeso un poster di qualche band del genere o vi venissero conservati similari dischi, e subitamente scattavano le consuete accuse, incluse in un ampio spettro inquisitorio che andava dalla mera adorazione di Satana all’induzione di devianze psichiche varie e assortite fino all’istigazione dei reati più gravi e turpi, secondo uno schema che, con tutta evidenza, è genetico di determinate società culturalmente incerte (eufemismo, ovviamente).

Sia chiaro: io la musica di Sfera Ebbasta non la ascolterei forse nemmeno sotto tortura, ergo qui non sto difendendo ne lui ne chicchessia (anche se al netto di tutto trovo molto meno peggiore la trap dell’insulsa canzonetta in stile sanremese, ci tengo a rimarcarlo) ma, appunto, la suddetta esperienza musicale mi suscita ampio inorridimento di fronte a quelle accuse mosse contro il rapper milanese. E non solo per l’insensatezza di esse – ha ragione Alessandro D’Avenia che, sul Corriere dello scorso 17 dicembre ha scritto:  “Sfera è il mandante della tragedia di Corinaldo tanto quanto Wagner lo è dell’invasione della Polonia” – ma pure per come sia evidente il tentativo (peraltro nemmeno così inconsapevole, temo) di nascondere dietro di esse motivi molto più gravi tanto quanto meno “comodi” e belli da riferire, i quali rimandano a sfere quotidiane ben più prossime alle povere vittime di Corinaldo (e ai presenti che hanno rischiato la pelle) che poi prescindono dalle problematiche del locale e dalla probabile superficialità ci chi lo gestisse. Per essere chiari: se questo o quell’altro trapper dice/canta di diventare gangster e un adolescente lo diventa, è “merito” del primo o forse è ben più demerito delle persone con le quali l’adolescente vive le proprie giornate, che evidentemente non sanno offrirgli buoni insegnamenti di vita nonché adeguate e civili alternative a quel “modus vivendi” parodiato in musica?

Come al solito, insomma, a molti italiani piace un sacco trovare sempre colpe e colpevoli per qualsiasi cosa accada, i quali siano funzionali al polemismo moralista del momento e a un conseguente rapido scaricabarile, col risultato finale di non risolvere per nulla il problema di fondo ma, anzi, aggravandolo e rendendolo cronico (d’altronde l’Italia è il paese dei guai divenuti “normalità” perché cronicamente irrisolti). I testi di Sfera Ebbasta possono pure essere pessimi – ancorché espressi in una ordinaria condizione di showbiz ergo di spettacolarizzazione parodistica a meri fini commerciali, cosa che viene funzionalmente dimenticata – ma in una società dotata di adeguato senno lascerebbero il tempo che trovano, produrrebbero una risata divertita oppure un ghigno sarcastico e tutto finirebbe lì, smorzando qualsiasi potenziale “pericolosità” dell’artista in questione e di qualsiasi altro assimilabile.

Che poi, a ben vedere, potrebbe pure cedere la balaustra di un teatro nel quale venga suonata la più nobile e colta musica classica: se ciò accadesse durante un concerto di musica sacra nel quale si suoni – ad esempio – il Dixit Dominus di Händel, che si fa? Si dice che il mandante è il Vaticano? Il Papa? O direttamente Dio?

Ecco.

(Nell’immagine: una delle cover di Sympathy for the Devil, celeberrimo brano dei Rolling Stones – inserito nell’album Beggars Banquet del 1968 – per il quale il gruppo venne a lungo accusato di “adorare Satana” e di costituire “un grave danno per i giovani che li ascoltavano“, portandoli verso “un’inevitabile perdizione“…)