Dolores O’Riordan (1971-2018)

Beh, accidenti… non sono uno aduso alle commemorazioni “social”, ma la morte di Dolores O’Riordan mi ha colpito molto. Per motivi personali e in ciò assai banali, forse: fatto sta che, quando nei primi anni Novanta coi suoi The Cranberries (dei quali peraltro non sono mai stato un così grande appassionato – non della band in sé, voglio dire) ottenne il successo internazionale, la trovavo una donna di rarissimo e potente fascino, bella d’una bellezza diversa dai soliti canoni, semplice e al contempo raffinata, molto irish ma nel senso più antropologico del termine. Per di più con la sua voce così particolare che, alla lunga, si è rivelata una delle più influenti di quell’epoca musicale, dalla quale traspariva uno spirito vibrante che trascendeva dalla mera presenza artistica e scenica e, appunto, mi pareva che in qualche modo compendiasse nei suoi tratti lo spazio, il tempo e l’essenza della sua terra – similmente ai primi U2, a mio parere, al cui impegno civile nei confronti della travagliata storia (nord)irlandese i Cranberries si sono accostati, ad esempio con il loro brano più famoso in assoluto.

La sua immagine, a volte passionale e carnale ovvero conturbante, a volte eterea, confortante, quasi elfica, sempre e comunque in qualche modo intrigante, mancherà. È banale dirlo, tanto quanto inevitabile. Come manca ogni cosa che ha saputo essere a suo modo unica e inimitabile, divenendo emozione durevole e ricordo imperituro.

“Leggere”, l’importanza vitale della lettura vista da Steve McCurry

“Yemen”, 1997.

Se non l’avete vista ove sia già stata esposta, andate a vedere Leggere, la mostra di immagini che il grande fotografo Steve McCurry ha dedicato all’esercizio della lettura e a chi lo pratica ovunque sul pianeta.

Immagini che fanno riflettere, e sanno mettere in evidenza una realtà fondamentale: la lettura dei libri è l’esercizio culturale più semplice e più completo che si possa praticare, dunque chi dice di non poterlo praticare, sovente adducendo motivazioni francamente sconcertanti (“Non ho tempo!” la più gettonata) e giammai valide o tanto meno legittime, è un emerito idiota.

L’ho detto, ecco.

Cliccate sull’immagine per saperne di più sulla mostra.

Andate tutti in bagno a… leggere un libro!

Quasi due italiani su tre in un anno non leggono nemmeno un libro. E’ un dato non solo consolidato, questo, ma pure in costante crescita – ovvero: in Italia ci sono sempre meno lettori in circolazione, e il raffronto con gli altri paesi europei è a dir poco impietoso.

Posto ciò, i motivi del perché così tanta gente non legga libri a dire il vero non è che mi interessino più di tanto: in fondo conta l’univoco risultato finale, e la sua evidente drammaticità. Anzi, senza starci a perdere troppo tempo sopra e senza usare troppi giri di parole (chiedo scusa da subito), mi viene da pensare che, evidentemente, a tanti italiani “leggere un libro fa cag**e.”

Ok, allora si agisca di conseguenza, una buona volta. Ecco qui:

Uniamo la causa con l’effetto, l’effetto con la causa, l’utile al dilettevole e al metabolico e colmiamo la testa di quei soggetti di cose buone e utili svuotando al contempo la pancia di ben altro – così pure facendo, magari, che essi tornino a usare la testa come testa e non la pancia, peculiarità tipica invece di chi non legga libri. Ecco.

Grüße aus Berlin

Berlino, 2017.
Visioni crepuscolari di una “città-mondo” che da tempo è insieme alba e tramonto dell’Europa, contraddizione e consequenzialità, definizione e dubbio. Luogo dal Genius Loci “bipolare”, il cui dialogo svela verità attraverso dilemmi mentre il tempo corre sempre un po’ di sbieco, come appesantito dalla storia.

P.S.: su altre mie “visioni” berlinesi, date un occhio pure qui (peraltro è “un’occhiata” assolutamente all’ordine del giorno, purtroppo) – e altre ne verranno, a breve.