
Infatti, a partire dai libri scolastici e didattici fino alla stragrande maggioranza delle rappresentazioni del nostro pianeta (tutti i mappamondi piani, ad esempio, spesso esposti ai muri di spazi pubblici, ma pure i siti web di mappe), l’immagine cartografica che abbiamo di esso è quella della Proiezione di Mercatore – o, per la precisione, della Proiezione cilindrica centrografica modificata di Mercatore, che tuttavia rappresenta il mondo in un modo falsato e distorto in quanto nata per esigenze nautiche, cioè per mantenere costante la scala delle distanze in ogni direzione attorno ad ogni punto così da poter calcolare le rotte di navigazione con buona precisione (distorsione in parte compensate dai planisferi o dalla Proiezione Sinusoidale che lo stesso Mercatore – il quale era fiammingo e in realtà di cognome faceva Kremer – aveva inteso come necessaria).
Fateci caso come, nella Proiezione di Mercatore, per presentarvi un esempio significativo, la Groenlandia appare grande più o meno come l’Africa:
Bene. Questa è invece la raffigurazione cartografica del nostro pianeta in base alla più recente (è degli anni ’70 del Novecento) Proiezione di Gall-Peters. Osservate come cambiano le forme dei continenti… e guardate che gran differenza c’è, ora, tra la superficie della Groenlandia e quella dell’Africa:
In soldoni: la Proiezione di Gall-Peters rappresenta le reali forme e proporzioni delle superfici terrestri, quella di Mercatore le distorce per i suddetti fini pratici. Dunque anche la stessa rappresentazione “classica” dell’Italia, pur con la sua superficie molto piccola rispetto a quelle continentali, raffigura una forma e una proporzione non esattamente reale, probabilmente distorta di un tot di metri. Tutto ciò per un’evidenza semplice e ineluttabile: è impossibile rappresentare una superficie sferica su un foglio piano senza distorcerla. Per questo, nella Proiezione di Mercatore, più le superfici risultano distanti dall’Equatore e più le loro dimensioni vengono esagerate e distorte. D’altro canto la Proiezione di Gall-Peters, per offrire una raffigurazione più obiettiva delle superfici terrestri, inevitabilmente perde le prerogative di facilità del tracciamento delle rotte ma, senza dubbio, fornisce un’immagine cartografica più realistica e meno confondente della Terra.

In ogni caso rappresentare il mondo in un modo o nell’altro non genera soltanto implicazioni geografiche, dimensionali e cartografiche, certamente affascinanti, come ribadisco. Ne genera anche di valore sociale, culturale e politico, il che per certi versi rende più inquietante che intrigante la storia e la scienza della raffigurazione del nostro pianeta sviluppatasi nel tempo e il suo uso geopolitico. Ma è un tema un po’ più articolato e complesso, che rimando a un futuro articolo specificatamente dedicato.



Apparentemente, è uno dei più grandi paradossi dell’epoca contemporanea, quello a cui fa riferimento Umberto Eco: il fatto che, al moltiplicarsi degli “organi di informazione” accessibili – i giornali emblematicamente citati lì sopra e parimenti tutti gli altri – si riduce fino a scemare del tutto la possibilità di accedere alle verità effettive del mondo in cui viviamo.