D’altro canto, se Libero Bovio nel Don Liberato si spassa (Edizioni de “Il Mattino”, 1996, pag.12) ha scritto che «La politica se non è Arte, è mestiere», mi viene da “ribattergli” che anche «L’arte se non è mestiere, è politica» e Vittorio Sgarbi, che sia della politica che dell’arte è da tempo un mestierante, ne è la prova perfetta.
Be’, ovvio, “perfetta” si fa per dire, ecco.
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Cento altri occhi
Il solo vero viaggio, il solo bagno di giovinezza, non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere occhi diversi, di vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, di vedere i cento universi che ciascuno di essi vede, che ciascuno di essi è.
(Marcel Proust, La prigioniera, traduzione di Giovanna Parisse, in Alla ricerca del tempo perduto, edizione integrale a cura di Paolo Pinto e Giuseppe Grasso, Newton Compton, 1990, pag.1815.)
Bonatti 90

Aveva (ed ha) ragione Steve House, il grande alpinista americano, che negli anni Novanta girava il mondo per scalare montagne con un camper sul cui copriruota posteriore aveva scritto «BONATTI IS GOD». Già.
Se io dunque traspongo questi princìpi nel mondo degli uomini, mi troverò immediatamente considerato un fesso e comunque verrò punito, perché non ho dato gomitate ma le ho soltanto ricevute. È davvero difficile conciliare queste diversità. Da qui l’importanza di fortificare l’animo, di scegliere che cosa si vuole essere. E, una volta scelta una direzione, di essere talmente forti da non soccombere alla tentazione di imboccare l’altra. Naturalmente il prezzo da pagare per rimanere fedele a questo «ordine» che ci si è dati è altissimo.
(Da Montagne di una vita, Baldini & Castoldi Dalai, 1995 / BUR Rizzoli 2016.)
Un universo senza padrone
Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore che nega gli dèi e solleva i macigni. Anch’egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo.

Giulio Giorello
Una società aperta e libera dovrebbe disporre di strutture protettive atte a garantire la tolleranza e a scoraggiare non solo l’intollerante, ma qualsiasi “ingegnere di anime” che, spinto da un irrefrenabile “altruismo”, voglia imporre le proprie ricette per plasmare l’uomo e la donna “nuovi”, costringendoli a scegliere quello che lui giudica essere il bene.
(Giulio Giorello, Di nessuna chiesa. La libertà del laico, Raffaello Cortina Editore, Milano 2005.)

Un testo, insomma, il cui grande valore è già evidente a chi lo abbia letto e che sia sensibile alle questioni trattate ma che diventerà sempre più grande, in futuro, parimenti alla sua forza contro ogni assolutismo di matrice religiosa o meno. Perfetto per presentare e consegnare ai posteri la grandezza intellettuale e umana di Giorello, delle quali inesorabilmente si sentirà molto la mancanza.