Beh, ecco… non è che segua molto queste cose, anzi, ma ovviamente me ne giungono voci, echi, notizie, dicerie, risonanze varie e assortite.
Insomma: ma ‘sta storia della legge elettorale, in Italia – il porcellum, il mattarellum, italicum, rosatellum, il sistema tedesco che non è tedesco ma è all’italiana, le preferenze e il premio di maggioranza che non vuole la minoranza e i listini bloccati anzi no, eccetera – è tipo uno sketch comico-demenziale in stile Monty Python ma che sta venendo malissimo? Oppure è tutto vero?
Perché, voglio dire, paradossalmente mi sembra che nel primo caso non faccia affatto ridere mentre nel secondo moltissimo.
Sia chiaro: non che ne sia così interessato, anzi.
È solo per curiosità. E per sapere come comportarmi, ecco.
Domenica 26 marzo 2017, dalle ore 14.30, tornerò a farvi da guida alla bellezza, alle peculiarità storiche e architettoniche, al fascino e al Genius Loci di Colle di Sogno, uno dei più bei borghi di montagna delle Prealpi lombarde, autentico piccolo/grande tesoro di cultura capace di narrare una storia poetica che sa coinvolgere chiunque. Camminando tra le vie del borgo, immersi nel suo incanto di pietra e di legno quale fulcro di un paesaggio naturale sublime e maestoso, vi racconterò una storia fatta di tante storie, di genti, animali, alberi, usanze, tradizioni, emozioni, percezioni, di un’identità che è la personalità del Genius Loci di un luogo così potente e peculiare. È l’ecostoria di un forte legame tra l’uomo e il paesaggio costruito lungo i secoli e tutt’oggi ben presente, nonostante lo spaesamento generato da un progresso che dei luoghi come Colle di Sogno ha troppo spesso ignorato la cultura fondante. Ma la resilienza è in atto, e trova la più solida base proprio nella bellezza del luogo e della sua storia: in fondo, averne conoscenza, comprenderne il valore, entrare in essa e fare in modo che il luogo entri in chi lo visita e lo conosce, è la migliore, reciproca forma di salvaguardia e di godimento di quella bellezza. Che può salvare il mondo, appunto: proprio come sancì il dostoevskijano Principe Myškin– ma pure, più pragmaticamente, come può sancire chiunque visiti Colle di Sogno!
Cliccate qui accanto sulla locandina dell’evento – più unico che raro, visto che vi consentirà di mangiare ottime caldarroste in piena primavera! – in cui la visita al borgo è inserita per saperne di più, e mi raccomando: non mancate! Sarà l’occasione per la scoperta e la conoscenza di un luogo che vi resterà nel cuore, ne sono certo!
Questa sera, 21 novembre duemila16, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 4a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE!
Una puntata intitolata “La wilderness dietro casa” dacché vi porterà alla conoscenza di una zona della Val San Martino – territorio ove ha sede RCI Radio – di valenza naturalistica, paesaggistica e culturale tanto grande quanto misconosciuta, il cui toponimo è tutto un programma: Val Fosca! Vera e propria zona residuale di wilderness in un territorio altrimenti molto antropizzato, la Val Fosca è luogo assolutamente emblematico di tanti altri simili sparsi un po’ ovunque nelle zone montuose della Penisola italiana: per questo motivo la puntata di questa sera non ha soltanto una mera valenza locale, ma offre numerosi e articolati spunti di conoscenza e riflessione sull’identità culturale di tali territori nell’epoca contemporanea e sul valore prezioso che ancora riescono a conservare, anche per la nostra attuale società globalizzata e ipertecnologica. Ci guiderà alla scoperta della Val Fosca e della cultura di queste preziose e necessarie zone di “salvaguardia natural-culturale” Sara Invernizzi, studiosa della cultura del territorio e autrice di un’illuminante ricerca sulla Val Fosca e sulle potenzialità narrative – in senso etno-antropologico – dei territori montani.
Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!
Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
– www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
– http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
– Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!
Questo che state per leggere è un post “settoriale”, legato alle mie frequenti occupazioni di temi legati alla montagna – in chiave culturale, letteraria ed editoriale, concretizzata in diverse pubblicazioni, ma inevitabilmente anche sotto l’aspetto prettamente politico (nel senso nobile del termine) e, ultimo ma non ultimo aspetto, anche in senso culturale globale, visto che tratta della cultura antropologica midollare del nostro paese.
Mi sto riferendo alla proposta di legge C.65-2284A “Misure per il sostegno e la valorizzazione dei comuni con popolazione fino a 5.000 abitantie dei territori montani e rurali, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici” approvata alla Camera lo scorso 28 settembre e ora in attesa dell’approvazione anche da parte del Senato (che invece ha fatto arenare precedenti tentativi di introduzione del testo – rallegriamoci ma non troppo, dunque): è il provvedimento – atteso da anni – che mira alla salvaguardia dei piccoli paesi rurali, insomma, che rappresentano una preziosa e fondamentale peculiarità italiana.
Arnosto, Prealpi Bergamasche, disabitato.
Come detto altrove, qui sul blog (proprio occupandomi di paesologia), l’Italia è un paese di paesi, piccoli centri abitati sparsi per le campagne e le montagne che il fremente e troppo spesso disordinato progresso del secondo Novecento ha costretto sempre più al margine della vita economica, sociale e culturale del paese, quando invece è proprio nei piccoli paesi che si conserva, da Nord a Sud, la nostra preponderante e più autentica cultura nazionale, nel mentre che città medie o grandi sempre più spinte ad imitare l’aspetto di metropoli hanno rapidamente cominciato a palesare gravi problemi di ordine sociologico e antropologico, tra globalizzazione culturale massificante, periferie degradate, non luoghi, alienazioni, dissonanze cognitive e quant’altro. D’altro canto, in un altro articolo pubblicato qui, ho indicato come la montagna – spesso presentata in modo enfatico tanto quanto pragmatico “scuola di vita” – possa rappresentare il modello socioculturale migliore e più efficace per un buon risanamento (o rinnovamento, o rinascita, fate voi) dell’intera società, al fine di renderla finalmente più equa, più civica, più consapevole e più ricca di cultura, proprio come la montagna riesce ad essere ancora oggi nonostante gli innumerevoli sfregi (politici e non solo) a cui è stata sottoposta negli ultimi decenni.
Carenno, Gruppo del Resegone, 1.470 abitanti.
A proposito della suddetta legge votata alla Camera, viene in mente un vecchio adagio milanese, che più o meno fa così: piutostchenigot, l’è mej piutost. Adagio che, ahinoi, si più assai spesso applicare a molti provvedimenti legislativi italiani, che vanno a cercare di coprire mancanze normative totali (in un paese che invece per altre cose di leggi ne ha fin troppe) col minimo sforzo e altrettanto risultato. Sia chiaro: per cercare di salvaguardare, rilanciare e valorizzare quell’immenso tesoro nazionale rappresentato dai piccoli paesi, ogni pur minima cosa utile deve essere apprezzata e sostenuta, posta la situazione altrimenti di ignoranza – ovvero di inettitudine (strategica, purtroppo) della politica sulla questione – pressoché totale. Piuttosto che niente, meglio piuttosto, dunque, anche perché, se nel suo complesso bisogna accogliere con favore il provvedimento appena votato, ferisce l’animo constatare ad esempio che, a fronte dei 5.585 comuni montani sotto i 5.000 abitanti (peculiarità che fornisce il titolo di “piccolo comune”), vengano stanziati 100 milioni di Euro complessivi in 7 anni per (cito da qui) “finanziare interventi in tutela dell’ambiente e dei beni culturali, mitigazione del rischio idrogeologico, messa in sicurezza delle scuole, l’acquisizione delle case cantoniere e ferrovie disabitate per realizzare circuiti turistici e promuovere la vendita di prodotti locali”. Molto rozzamente, ma significativamente, divido quei 100 milioni stanziati in 7 anni per i 5.585 comuni che ne possono usufruire: fanno 17.905 Euro e spiccioli per comune. Una cifra che non basta nemmeno per mettere in sicurezza qualche metro di versante passibile di dissesto idrogeologico. Nulla, insomma, soprattutto e confrontato agli ingentissimi stanziamenti di soldi pubblici messi a disposizione a spron battuto per opere e progetti che poi si rivelano fallimentari, oltre che ottime occasioni per speculatori, tangentisti e criminali vari – politicanti e non – per intascarsi quei soldi. Ora, che un così esiguo stanziamento debba essere considerato uno sforzo ammirevole in tempi di crisi e di spending review, oppure un ennesimo segno di disinteresse verso i piccoli comuni il quale rischia di soffocare sul nascere qualsiasi buona intenzione scaturente dalla legge, lascio giudicare a voi.
Santo Stefano di Sessanio, Gruppo del Gran Sasso d’Italia, 117 abitanti.
Certo, anche qui si può dire: meglio quei 100 milioni che il nulla assoluto. Ma non serve essere esperti del settore per capire che tali denari non bastano affatto, che ci vuole molto di più, che occorre soprattutto una nuova – o, forse una rinnovata – antropologia culturale per i piccoli centri abitati italiani, una visione innovativa nel suo ripescare dal più virtuoso passato che finalmente consideri i paesi – e il territorio rurale nazionale in generale, di montagna ma non solo – una grandissima risorsa e una pari opportunità di sviluppo culturale, economico, sociale e mille altre cose, piuttosto che un peso che possa dar fastidio alle ricche e scintillanti tanto quanto degradate e decadenti città.
Ha ragione Franco Arminio quando dice che “Il paese è luogo per scrittori e non per cronisti. (…) Nei posti considerati minori sta accadendo qualcosa importante, qualcosa di vago e profondo che si può incrociare solo dotandosi di strumenti conoscitivi molto sofisticati.” Perché ancora oggi, checché ne pensino i politici che continuano a guardare con più favore alle città in quanto maggiori bacini elettorali dimenticandosi dei piccoli paesi, e dimenticando che essi stessi sono rappresentanti di un paese che è fatto di tanti piccoli paesi prima che di città, è proprio nei paesi che si conserva e spesso si genera autentica cultura – non solo, che si mettono in atto forme di gestione del territorio innovative ovvero forti del fatto di innovare ciò che viene dalla tradizione, sapendo bene che non può esistere alcun futuro che non abbia solide radici nel passato e consapevole progettazione nel presente.
Bova, Aspromonte, 442 abitanti.
Speriamo in bene, anche per noi che scriviamo e ci occupiamo di montagne, di genti delle terre alte, dei loro piccoli paesi e della vita di lassù: un mondo ricolmo di infinite storie, a volte meravigliose, altre volte tragiche ma sempre traboccanti di vitalità vera e inimitabile. Se la perdessimo, questa vitalità, se abbandonassimo i paesi al loro destino apparentemente segnato (ovvero, ribadisco, così determinato da una politica spesso del tutto distorta e miope, sperando che la nuova legge possa finalmente invertire la rotta e la sorte) significherebbe svuotare il nostro paese del suo midollo vitale, trasformandolo in una (forse) luccicante scatola antropologicamente vuota.
Fosse per me, le opere di Henry David Thoreau le farei adottare dalle scuole come libri di testo.
Ecco, potrei pure chiudere qui questa mia “recensione”, e avrei detto con efficace sunto buona parte di ciò che volevo dire. Tuttavia, appena dopo aver formulato un tale pensiero, di sicuro mi verrebbe pure da dire (ovvero: mi viene da dire) che, a ben vedere, un po’ tutta la nostra vita deve essere una scuola – concetto comune e parecchio abusato ma senza dubbio sostenibile – dacché lungo tutta l’intera esistenza, dai primi vagiti fino agli ultimi istanti, c’è sempre da imparare. Quindi, Thoreau lo farei leggere sempre, a chiunque, perché sempre da Thoreau – innegabilmente uno dei padri fondatori del pensiero virtuoso moderno/contemporaneo – si può imparare qualcosa. Camminare (Mondadori, Milano, 2009, a cura di Massimo Jevolella; orig. Walking, or the Wild, 1862) non è certamente tra le opere maggiori del grande pensatore americano, ma nel suo “piccolo” (in senso di lunghezza del testo) la propria essenza fondamentale la possiede di sicuro. Figlio del Walden e di tutta l’articolata e profonda esperienza dalla quale poi Thoreau trasse la celeberrima opera, Camminare – lo dice il titolo stesso – è un saggio breve su tale arte tanto fondamentale per il benessere psico-fisico dell’uomo…
Leggete la recensione completa di Camminarecliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!