Oggi c’è l’Italia!

[Immagine di fondo tratta da qui.]

“Oggi c’è l’Italia!” significa, per i più, che stasera gioca la squadra omonima. Preparare le bandiere. (Le vendono gli extracomunitari ai semafori). “Tranquilli”. (In un paese apatico e feroce).

(Alberto Arbasino, incipit di Paesaggi italiani con zombi, Adelphi, 1998.)

Una buona risposta, almeno

Se non fosse per la situazione sanitaria tremenda vissuta ormai a livello planetario, in questi giorni avremmo la prova pressoché ineluttabile a sostegno della risposta a una domanda che ci si pone da tempo senza però che si agisca di conseguenza, in primis a livello politico: come si potrebbe risolvere, o almeno attenuare, il gravissimo inquinamento dell’aria nel Nord Italia e nelle altre zone che ne subiscono gli effetti?

[Immagine tratta da qui, cliccateci sopra per aprirne la fonte.]
Ecco.
Cito, da questo articolo de “Il Post“:

Emanuele Massetti, un ricercatore della Georgia Tech University che si occupa degli effetti sull’economia del cambiamento climatico, ha detto al Washington Post: «Penso che dipenda soprattutto dall’assenza di automobili con motori diesel per la strada. Mi aspetto che l’inquinamento diminuisca ancora con la dispersione e l’assorbimento del particolato nell’atmosfera. Tra qualche giorno nel Nord Italia sperimenteranno l’aria più pulita di sempre».

Ci si ricorderà di questa immagine, e dei dati scientifici relativi, quando l’emergenza coronavirus sarà passata?
C’è da sperarlo. Esserne certi è troppo, temo, resto inesorabilmente scettico al riguardo. Ma, appunto, chissà.

Il senso civico, ora

Il senso civico può essere definito come un atteggiamento di fiducia negli altri orientato alla disponibilità a cooperare per il miglioramento della società in cui si vive. La fiducia ha effetti benefici a tutta la società. In particolare il livello di benessere è più alto (Fukuyama, 1995. Putnam, 1993:176-190), le istituzioni (comuni, province, regioni) funzionano meglio (Putnam, 1993:73-96), la sanità (e in generale i servizi pubblici) funzionano meglio (Cartocci, 2007:103-107), i cittadini sono mediamente più soddisfatti della propria esistenza (Putnam,1993:132). La sfiducia al contrario provoca indifferenza e in alcuni casi addirittura atteggiamenti predatori verso gli altri e le risorse pubbliche.

È una buona (e scientifica, come si può notare dai riferimenti) definizione di senso civico, questa, che si può leggere e approfondire meglio qui.

Certo il “popolo” italiano (si notino le virgolette) non è che brilli nel dimostrarne, di senso civico, con un apparente crescente “impegno” nel palesarne sempre meno, al punto che autorevoli voci estere – si veda l’articolo lì sopra del “New York Times”, cliccate sull’immagine per leggerlo – si possono permettere di dubitare (in modo del tutto fondato, purtroppo) che gli italiani sappiano e sapranno rispettare le misure per il contenimento dell’epidemia di coronavirus messe in atto di recente.

Ma, soprassedendo su certi episodi parecchio indegni – come le fughe dal Nord Italia di sabato e domenica scorsi – che non fanno altro che addensare fango sul buon nome della società civile italiana, è proprio questa una “buona” (ancorché per nulla gradita) occasione, vista l’attenzione mediatica del mondo sul paese, per dimostrare che in Italia di senso civico ce n’è ancora, che sia diffuso e non confinato in piccole e anguste “riserve” socioculturali, e che finalmente la nazione possa in tal senso provare di stare al passo con le società civili più evolute. Il che significa pure di poter dimostrare di avere un futuro, quanto meno sociale e civico; che lo possa avere anche politicamente non credo proprio, ma penso pure che questo non sarebbe un gran problema, in presenza di una società civile adeguatamente e consapevolmente dotata di civismo, appunto. E il paese, da un periodo così difficile, ne verrebbe fuori realmente rinforzato e culturalmente più forte.

D’altro canto, il senso civico non costa nulla e prevede solo benefici, tanto più ampi quanto più siano condivisi. Dunque conviene farne un valore indiscutibile e irrinunciabile, senza alcun dubbio.

Make America “Piccoletto” & “Pagliaccio che abbaia” Again!

Nel frattempo, l’attuale Presidente della “più grande potenza del pianeta” (?!) e uno dei suoi più stimati candidati alla successione dimostrano perfettamente quale “eccelso” livello politico, culturale e intellettuale abbia ormai raggiunto il “sogno americano” (?!) e come i massimi rappresentanti in carica e (quasi) in pectore della suddetta “più grande potenza del pianeta” (?!) operino con “impegno” per il loro paese

allo Scopo di realizzare una più perfetta Unione, stabilire la Giustizia, garantire la Tranquillità interna, provvedere per la difesa comune, promuovere il Benessere generale ed assicurare le Benedizioni della Libertà a noi stessi ed alla nostra Posterità […]

(Dal preambolo alla Costituzione degli Stati Uniti d’America, 15 settembre 1787.)

P.S.: cliccate sull’immagine per leggere l’articolo relativo su “La Stampa“. Ovviamente il titolo del post richiama lo slogan della campagna elettorale con la quale è stato eletto l’attuale Presidente USA, «Make America Great Again».

Il ritratto di Putin

Questo nostro povero mondo non va così bene come dovrebbe e potrebbe andare per numerosi motivi, uno dei quali, e tra i più importanti, è il fatto che molti “leader” di potenze più o meno grandi di presentano e si credono forti quando invece tale messinscena è funzionale a nascondere la loro effettiva debolezza, e di conseguenza a giustificare l’autocrazia oppressiva nella quale inevitabilmente trasformano il loro potere, altrimenti fragilissimo e privo di qualsiasi concreta influenza.

Esempio ottimo in tal senso è il Presidente della Russia, Vladimir Putin, che in molti fuori dai confini russi ritengono un “grand’uomo”, un modello politico e ideologico, un “condottiero” amato dal suo popolo e che ad esso non porta che grandi benefici, il “nuovo zar di tutte le Russie” eccetera. E anche dentro i confini russi ci dicono sia così, ufficialmente: peccato che poi i sentimenti del suo popolo sembra siano ben diversi, e il sublime video che l’Agi pubblica in questo articolo – nel quale trovate tutti i riferimenti al riguardo – ne è prova lampante, oltre che dimostrazione dell’affascinante, inquieto, nobile, contraddittorio e certamente peculiare spirito antropologico della nazione russa, del quale ho già scritto di recente qui nel disquisire di un libro che di Russia e di russi d’un tempo e di oggi racconta. E proprio nella grande letteratura russa dell’Otto-Novecento è sempre ben presente e narrativamente sviscerato il tipico sentimento nazionale russo: ri-cito ad esempio Tolstoj, che riguardo il suo popolo scriveva che: «Noi non vogliamo prendere parte al peccato del governare», atteggiamento nobilissimo che tuttavia non ha impedito di trovare campo libero ai peggiori e più biechi tiranni, un tempo come oggi.

Ecco, per dire insomma che nella storia della civiltà umana poco è cambiato, e in tempi lontani come oggi e certamente nel futuro di colossi dai piedi d’argilla (come già Diderot definì proprio la Russia più di due secoli fa) ce ne sono a iosa. E di quanti danni possano fare ai territori dei quali si arrogano i diritti di egemonia e controllo dovremmo tutti esserne ben consci. Ma si sa, come affermò Antonio Gramsci, che la storia è una maestra che hai dei pessimi alunni, o forse non ne ha proprio più, e giammai tra i potenti piccoli o grandi del pianeta.