Gigi Proietti

Quando se ne va un grande così grande come Gigi Proietti, noi tutti ci sentiamo ancora più piccoli di prima. Perché uno come lui, con tutta la sua grandezza artistica e culturale che esprimeva ogni volta apparisse in pubblico e sempre in modo irresistibile, il mondo lo faceva diventare ancora più grande, più bello, più ricco e, in qualche modo, più confortevole, fosse solo per come sapeva (e insegnava a noi a) riderci sopra. Senza di lui, lo percepiamo meno agevole e più ordinario, più triste, più angusto.

I “vecchi” film di Nanni Moretti

Nella lista delle Cose che mi riprometto di fare, possibilmente a breve ho inserito, più o meno alla posizione 200 – dunque molto in alto, visto le migliaia e migliaia di voci che compongono la lista – di rivedere la produzione cinematografica anni Ottanta e Novanta di Nanni Moretti (da Ecce Bombo fino ad Aprile, per intenderci), che vidi anni fa e verso la quale, se ci penso, ho ricordi di gradimento e piacevolezza che non so spiegarmi, oggi – e comunque che non dipendono affatto da qualsivoglia ragione “politica”, sia chiaro. Dunque me li devo rivedere, quei film, a partire ad esempio da Caro Diario, forse quello che (sempre nel mio ricordo) mi piacque di più, e che è uscito proprio qualche giorno fa in un’edizione restaurata a cura della Cineteca di Bologna, e “studiarmi” meglio un regista certamente tra i più originali e coinvolgenti della cinematografia italiana contemporanea – a prescindere da qualsivoglia lettura “politica”, cosa che non mi tange nemmeno lontanamente, sia di nuovo chiaro.

Ecco. Potrebbe ulteriormente salire di posizione, questa cosa ripromessami, chissà. Vedremo.

P.S.: ah, ovviamente, se c’è qualche appassionato di Moretti ovvero qualche detrattore che voglia consigliarmi o scoraggiarmi, può farlo liberamente. Nessun problema.

Eddie Van Halen

Pratica. Ero solito sedermi sul bordo del letto con una confezione da sei di Schlitz Malt. Mio fratello usciva alle 19 per frequentare parties e farsi ragazze e quando tornava, alle 3 del mattino, io ero ancora seduto nello stesso posto, a suonare la chitarra. L’ho fatto per anni, lo faccio ancora.

(Eddie Van Halen in un’intervista su “Guitar World” dell’aprile 1996, rispondendo alla domanda su come fece a passare dal primo accordo suonato sulla sua chitarra all’assolo di “Eruption”, uno dei massimi virtuosismi chitarristici della storia della musica. E quando un maestro del genere se ne va, non è una perdita solo per il rock o il metal ma per tutta l’arte e la cultura musicale. So, jump in heaven, Master Eddie!)

L’esame di italiano di quel calciatore (un post particolarmente sarcastico)

[Immagine tratta dal web.]
Mi sono imbattuto qui e là sul web nelle notizie riguardanti la questione di quel calciatore al quale è stato “truccato” l’esame di italiano pur di fargli prendere la cittadinanza per ragioni di ingaggi milionari, nonostante lo stesso «non coniuga i verbi» e «parla all’infinito».

Ora, posto che verso il calcio, i calciatori e le vicende ad essi correlate ho lo stesso interesse che potrebbe avere un boscaiolo dell’Alaska in un corso di portamento per mannequin, sono ben d’accordo che se un tizio non parli l’italiano ad un livello accettabile non possa pretendere di ottenere la cittadinanza. Ma d’altro canto mi chiedo, sarcasticamente tanto quanto obiettivamente: e allora tutti quegli “italiani” che la cittadinanza ce l’hanno dalla nascita e non sono in grado di parlare, scrivere e intendere l’italiano ad un livello accettabile, quella cittadinanza se la meritano pienamente? Se dovessero loro affrontare un esame di italiano, ovviamente privo di sotterfugi e aiutini, come se la caverebbero? Se la vedrebbero confermata, la cittadinanza?

A leggere gli scritti e sentire le parole di non pochi “italiani”, io qualche dubbio al riguardo ce l’avrei, ecco. Senza contare poi l’ipotesi di aggiungere eventuali altri esami sulla conoscenza geografica o culturale dell’Italia: così facendo temo che San Marino finirebbe per avere una popolazione maggiore, già!

Ma forse, appunto, sono solo troppo sarcastico. Chiedo perdono, nel caso.

Referendum e risate

[Foto di jacqueline macou da Pixabay, rielaborata da Luca.]
Leggo che a breve, in Italia, i cittadini saranno chiamati a votare in un referendum l’assenso o meno al taglio del numero dei parlamentari.

AHAHAHAHAH! Notevole trovata comica, non c’è che dire! Di quella comicità grottesca nella quale le “istituzioni” italiani sono maestre, indubbiamente.

È un po’ come se, a bordo di una nave piena di falle nello scafo che per questo imbarca acqua e affonda inesorabilmente, i marinai dell’equipaggio si mettano a discutere su quali mobili dell’arredamento di bordo buttare a mare perché ritenuti troppo pesanti e così colpevoli dell’inabissamento.
I mobili, già, non i buchi nello scafo.
Veramente una gag comicissima, appunto!

Al netto delle considerazioni sui pro e sui contro al riguardo, nonché delle gran risate (personali, ribadisco), sul serio in Italia si pensa e si crede che sia un problema di quantità e non invece di qualità della rappresentanza politica? E che tra 900, 600 o 10 oppure cinquemila parlamentari, se comunque incapaci, impreparati e cialtroni (pare che la politica italiana attiri solo figure del genere, da tempo), le cose possano cambiare?

Be’, bisogna ammetterlo: gli italiani sono proprio un popolo “divertente”. Molto divertente.

P.S.: che poi, a buttare i mobili in mare, si finisce per inquinarlo, eh! Col rischio che, una volta colata a picco la nave e finiti in ammollo, ci si ritrovi pure immersi nell’acqua sporca. Ecco.