Arto Paasilinna, “Il liberatore dei popoli oppressi”

Nella libreria di casa, reparto “libri ancora da leggere”, ne avevo ancora due in deposito di Arto Paasilinna quando, lo scorso anno, è giunta la notizia della sua dipartita. Per me il grande scrittore finlandese ha rappresentato una delle figure fondamentali e “marcatore referenziale” delle mie esplorazioni letterarie fin dal primo libro che lessi, e se date un occhio agli articoli che a Paasilinna ho dedicato nel blog la potrete comprendere bene, questa cosa. Al punto da compiere un lungo viaggio in Finlandia, qualche anno fa, determinando l’itinerario anche in base alle località di cui avevo letto nei suoi libri, e da acquistare nello shop di Helsinki della sua storica casa editrice locale, la WSOY, due dei suoi testi in lingua originale: idioma che non conosco affatto, giusto per il mero gusto di possederli.

Potrete dunque capire che, dopo la sua scomparsa, quei due ultimi libri da leggere a casa sono diventati particolarmente significativi; certo posso ben pensare che Iperborea ne pubblicherà ancora altri – Paasilinna è stato un autore a dir poco prolifico, dunque il materiale non manca – ma dal mio punto di vista, insomma, non volevo sprecare troppo rapidamente questo piccolo “patrimonio” paasilinniano a disposizione.

D’altro canto, come resistere a libri che, ormai lo so benissimo, sanno farmi divertire come pochi altri? Ecco.

Ne Il liberatore dei popoli oppressi (Iperborea, 2015, traduzione di Francesco Felici; orig. Vapahtaja Surunen, 1986) si può trovare un Paasilinna ancor più a briglia creativa sciolta, se possibile, rispetto ad altri suoi romanzi, così da intessere una storia vorticosa nella quale quasi ad ogni pagina al suo protagonista succede qualcosa. Protagonista che stavolta si chiama Viljo Surunen, professione glottologo (eminente, per giunta), attivista per i diritti umani che, dopo una riunione di Amnesty International a Helsinki e con l’incitamento della bella maestra di musica Anneli Immonen, anch’ella sensibile a tali cause politico-umanitarie, decide di non poter più stare con le mani in mano nei confronti delle vicende di tanti prigionieri politici che un po’ ovunque nel mondo subiscono le angherie di dittatori efferati e dei loro regimi totalitari []

(Leggete la recensione completa de Il liberatore dei popoli oppressi cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Più banche che panettieri

In Finlandia ci sono più filiali di banca che negozi alimentari. Sarà perché le banche hanno i mezzi per costruirsi le loro sedi, e i lattai e i panettieri invece no. O forse perché i soldi sono più importanti delle sane abitudini alimentari.

(Arto Paasilinna, Il liberatore dei popoli oppressi, Iperborea, 2015, pag.19.)

Tutti a Lucerna! No, alt, troppi!

Caspita! Non pensavo proprio che Lucerna, il cuore della Svizzera, il mio libro dedicato alla città elvetica sulle rive del Lago dei Quattro Cantoni che per me rappresenta una sorta di “seconda casa”, potesse scatenare un tal spropositato aumento dei flussi turistici! Già, perché a fronte della crescita esponenziale negli ultimi anni dei turisti in città, soprattutto di provenienza asiatica e in transito con i bus dei tour organizzati, le autorità di Lucerna stanno valutando l’ipotesi d’introdurre una sorta di pedaggio per questi bus turistici (vedi qui), fonte di code sia nel traffico stradale che di imbottigliamenti pedonali quando scaricano frotte di gitanti.

Ehm…

Ok, lo ammetto: non posso dire che un tale aumento considerevole di turisti a Lucerna sia stato causato dal mio libro o, meglio, non sono certo tanto stupidamente sbruffone da poterlo pensare, se non per ridermi addosso!

Ma certamente trovo la notizia interessante, vuoi per il mio legame con la città ma vuoi pure per i miei lavori nell’ambito di progetti di rilancio dei territori di montagna nei quali, gioco forza, bisogna considerare con attenzione anche l’impatto dei flussi turistici troppo intensi e la relativa gestione – che nel complesso deve essere concepita come questione culturale, ancor prima che logistica. Infatti, tornando al caso lucernese, mi chiedo quanto quel turismo pur così intenso e redditizio ma solitamente in modalità mordi-e-fuggi possa realmente far comprendere la bellezza di Lucerna e l’intensità del suo Genius Loci urbano: è lo stesso problema che ci si pone per i territori di montagna, in pratica, luoghi dall’essenza altrettanto forte. Fino ad oggi si è sempre creduto che l’equazione “più turisti = più ricchezza” fosse la migliore e la più vincente, e ci si è prodigati per realizzarla; finalmente (dico io) ora ci si comincia a capacitare del fatto che invece quell’equazione alla lunga rappresenta l’asfissia di un luogo e del suo Genius Loci. Non so se quella del pedaggio possa rappresentare una soluzione efficace: temo di no (anche se non la critico affatto, sia chiaro) dacché, ribadisco, la questione è in primo luogo culturale, relativa al concetto stesso di “viaggio” e alle modalità di fare turismo nel presente e nel futuro, e tutto il resto ne è un’inevitabile conseguenza.

In fondo è un po’ quello che – indirettamente – sostengo anche in Lucerna, il cuore della Svizzera. In tal caso, be’, se visitate la città dopo che avete letto il libro, o se leggete il libro per conoscere ancora meglio la città che avete visitato, non può che farmi piacere. E non credo così di creare qualche disagio alla città e ai suoi abitanti, anzi!

Il ruolo di chi scrive

Chi scrive dovrebbe avere sempre consapevolezza di un ruolo: essere espressione e nel contempo creatore di nuovi paradigmi in grado di legittimare la nostra appartenenza alla Comunità della Terra.

(Davide SapienzaIl Geopoeta. Avventure nelle terre della percezioneBolis Edizioni, 2019, pag.27.)

Siamo una popolazione (lessicalmente) depressa

Siamo una popolazione depressa, non lo si scopre adesso: è evidente da tempo. Come collettività abbiamo significativi problemi di percezione e di utilizzo dei processi cognitivi che si riflettono nell’allarmante riduzione del vocabolario medio, nel venir meno di una “biodiversità” linguistica che impedisce, in assenza di vocaboli adeguati e specifici, di cogliere e comprendere la complessità delle cose.

(Davide SapienzaIl Geopoeta. Avventure nelle terre della percezioneBolis Edizioni, 2019, pag.84.)

P.S.: approfitto di questa citazione de Il Geopoeta di Davide Sapienza per rimarcare la mia felicità nel constatare quanto a Davide toccherà lavorare, da qui all’autunno, in giro per l’Italia e in moltissimi incontri, reading, presentazioni, festival, cammini geopoetici… Ribadisco: Sapienza è uno dei migliori autori italiani (e scrivo autore, dacché “scrittore” mi pare titolo fin troppo limitante), e avere per chiunque la possibilità di assistere a un suo evento è qualcosa di estremamente bello, oltre che importante. Quindi, se potete, andateci a incontrarlo – trovate il calendario con gli eventi e le date qui – e capirete perché abbia appena affermato. quanto sopra.