L’odore di Arbre Magique

Uno aveva chiesto l’intervento di una pattuglia della polizia per togliere tutti gli Arbre Magic dalle macchine perché quando camminava per strada a lui l’odore che usciva dai finestrini aperti gli dava fastidio, aveva detto.

(Dal sito di Paolo Nori, citazione tratta dal Repertorio dei matti del Canton Ticino, che uscirà in libreria il prossimo 2 ottobre. Per dire che in effetti pure a me, in tutta sincerità, l’odore di Arbre Magique nelle macchine mi dà parecchio fastidio, anche perché mi fa subito pensare che chi se lo metta in auto, quel gadget odoroso, lo faccia per coprire puzze ancor più moleste, ecco. Ah, be’, e poi per (riba)dire che Paolo Nori è un grande, e che quel libro potrebbe essere uno dei più interessanti della serie dei Matti.)

Il turista che osserva ma non vede

Non dovremmo godere passivamente della “natura” (o per meglio dire delle immagini del paesaggio), limitandoci ad acuire i sensi e indirizzando il nostro spirito verso l’osservazione. Uno sguardo mirato, come appunto quello del turista, nota molte cose ma ne vede poche, perché quello del guardare è principalmente un processo spirituale. In primo luogo, è importante che la lastra fotografica destinata ad accogliere l’immagine sia preparata nella maniera giusta, e poi conviene che l’immagine si rispecchi inaspettatamente, senza assecondare i nostri desideri e la nostra volontà.

(Carl Spitteler, Il Gottardo, Armando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pag.201; orig. Der Gotthard, 1897.)

N.d.s.: già più di 120 anni fa Carl Spitteler aveva compreso uno dei maggiori equivoci indotti nel turista, rispetto al più autentico viaggiatore: quello di visitare i luoghi senza farlo veramente, senza realmente viaggiare, senza la percezione dello spazio in cui ci si trova e della sua essenza storica, geografica, sociale, spirituale. Proprio quello che in molti casi è il turismo, oggi: un’esperienza meramente ludica che non insegna nulla a chi la compie, che si risolve in qualche selfie postato sui social e, dunque, che risulta francamente inutile (se non per i bilanci dei tour operator).

Più un uomo di Stato è geniale, più è iniquo

Per propria ammissione, gli organismi statali e politici non sono forze sentimentali e morali ma piuttosto organismi di potenza. Non é un caso che gli Stati amino inserire nelle proprie insegne un animale da preda. E in effetti tutti gli ammaestramenti della storia universale si possono riassumere in una sola frase: ogni Stato arraffa più che può, punto e basta. Con pause per la digestione e periodi di impotenza e inappetenza che si chiamano “pace”. I reggitori degli Stati agiscono come un tutore il quale, per eccesso di scrupolo, ritiene lecito tutto quanto potrebbe risultare di giovamento al proprio protetto, non esclusi i misfatti. Più un uomo di Stato è geniale, più è iniquo (e non viceversa, vi prego).

(Carl Spitteler, Il nostro punto di vista svizzero. Discorso sulla neutralità, in Il GottardoArmando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pag.231; orig. 1915.)

Gente senza scrupoli

«Ma cosa ci si può aspettare da una nazione la cui storia è fatta di violenza e giustizia sommaria? La conquista del West non è altro che un’immensa spartizione storica di cadaveri, non certo un insediamento pacifico di pionieri in un nuovo continente. Quella conquista è la vittoria di un manipolo di gente senza scrupoli, e sono loro che hanno costruito gli Stati Uniti.»

(Arto Paasilinna, Il liberatore dei popoli oppressi, Iperborea, 2015, pagg.55-56.)

Persone di buon cuore

Mentre stavo scrivendo queste pagine, in una fredda giornata di gennaio sono arrivati a Lucerna due bambini italiani, fratellino e sorellina, con scarpe e calze tutte rotte e i vestiti a brandelli. Da dove venite? «Da Torino». E per che strada? «Abbiamo percorso il Gottardo, a piedi». Da soli? «Si, da soli». E perché mai? «Il papà e la mamma sono morti. Ci hanno messo in mano qualche lira, ci hanno fatto voltare in direzione del nord e ci hanno detto: “Andate in Svizzera, là ci sono persone di buon cuore”. E adesso eccoci qui».

(Carl Spitteler, Il Gottardo, Armando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pag.207; orig. Der Gotthard, 1897.)