Francesco Lussana / “Portale SITIP”, sabato 11/05, Torre Boldone (Bergamo)

Tra due settimane, sabato 11 maggio presso il “Bosco Urbano” di Torre Boldone (Bergamo), sarà inaugurato il Portale SITIP, la nuova installazione dell’artista Francesco Lussana, monumentale ed emblematica opera che rappresenta la meta più significativa della produzione di arte industriale urbana che è tratto forte e distintivo di Lussana, ovvero la più spettacolare e simbolica manifestazione della sua ormai venticinquennale ricerca artistica.
Non solo: il Portale SITIP, stante la sua locazione alle porte della città di Bergamo e all’ingresso della Val Seriana, che con la Val Brembana caratterizza e “disegna” in modo orograficamente peculiare il territorio bergamasco, fa pure da “meta geografica” al percorso artistico che congiunge le altre installazioni di Lussana attorno a Bergamo: il Telaiostruttura 2019 presso il Patronato di San Vincenzo a Bergamo, la Ciclotte di Zanica, la Struttura OMCN-Interruttore ITALGEN di Villa di Serio, gli Steli EN 10219 di Colzate. Un tour di arte urbana che diventa una suggestiva narrazione della storia industriale e sociale del territorio, del tutto privo di qualsiasi tediata retorica del ricordo e semmai viva della vitalità che l’arte in dialogo con l’ambiente vissuto sa costantemente generare.

Sono veramente fiero e onorato che Francesco Lussana mi abbia nuovamente voluto rendere parte del suo nuovo lavoro di Torre Boldone, affidandomi un compito prestigioso e importante che è stato un gran piacere svolgere – spero al meglio – per come stimi Francesco e per come abbia avuto il privilegio di conoscere, in tutti questi anni, la forza e il valore così originale della sua arte, manifestazione paritetica della sua forte e grande umanità.

Insomma: intervenite sabato 11 maggio, dalle ore 10.30 in poi a Torre Boldone e scoprirete tutto quanto. Ne vale la pena, statene certi!

N.B.: cliccando qui potrete leggere tutti gli articoli che nel tempo ho dedicato a Francesco Lussana e alla sua arte.

La geografia è uno specchio della psiche

La geografia è uno specchio della psiche, nella quale si riflette: e quasi ovvio dirlo, ma la via di comunicazione tra questi due luoghi e costituita dalla percezione che a sua volta viene educata attraverso il cambiamento indotto dei paesaggi interiori, plasmati da ciò che vediamo e sperimentiamo fuori dal nostro corpo. Il processo di definizione del territorio che abbevera lo spirito e la mente, avviene infatti attraverso il corpo – il canale di comunicazione più importante con la realtà circostante. Il corpo deve potersi muovere, deve viaggiare, deve percepire, deve raccogliere dati visibili e invisibili che ritrasmette alla mente e alla psiche sotto forma di emozioni e di pensieri.

(Davide Sapienza, Il Geopoeta. Avventure nelle terre della percezione, Bolis Edizioni, 2019, pag.77.)

L’INPS – Indagine Nazionale sulla Pubblica Stoltezza

Il “bello” è che, pur a fronte di ciò che è accaduto nei giorni scorsi sulla pagina facebook INPS per la famiglia (cliccate sull’immagine qui sopra per averne un significativo resoconto), ancora qualcuno si domanda perché in Italia due terzi della popolazione non legga libri, perché siano così diffuse maleducazione, insolenza, ipocrisia e bigottismo, perché lo sia pure così tanto analfabetismo funzionale, perché il senso civico sia tanto scarso, perché altrettanto scarse ovvero evanescenti siano l’identità culturale e la coscienza sociale, perché così tanti alimentino fobie del tutto illogiche e ingiustificate e credano ciecamente a palesi fake news… perché trasmissioni TV a dir poco infime siano viste da milioni di telespettatori… perché da lustri si eleggano parlamentari e governi di livello sempre peggiore e via via decrescente

Il Bel Paese è realmente un gran bel paese, senza alcun dubbio; molti di quelli che lo abitano in qualità di suoi cittadini indigeni, invece, lo sono molto meno. E come non lo è affatto, bello, il suo futuro, se la situazione è e resta questa.
Ecco.

Roghi fortunatamente spenti a Parigi, e roghi irreversibilmente ardenti altrove

La vicenda del rogo di Notre-Dame a Parigi ha dimostrato una volta ancora – “grazie” ai media, tradizionali e web – una realtà ormai lampante, e spaventosa. Le fiamme che hanno bruciato la cattedrale parigina sono state spente, la struttura è danneggiata seriamente ma si è salvata, la ricostruzione fortunatamente potrà avvenire e farà tornare Notre-Dame all’antico splendore.

Il rogo che invece brucia le menti di troppe persone, le cui fiamme si sono ben “viste” – ovvero lette – un po’ ovunque sui media suddetti, ha ormai causato danni irreversibili, e la ricostruzione – intellettuale e culturale – temo sia ormai impossibile. Se non partendo da una tabula rasa rigorosa e radicale. Sempre culturalmente parlando, certo.

Tempus edax, homo edacior

Albert Lebourg, “Notre Dame de Paris et La Seine”, 1895 circa.

La chiesa di Notre-Dame de Paris è senza dubbio un edificio maestoso e sublime. Ma, pur bello come è stato preservato nell’invecchiamento, è difficile non sospirare, se non indignarsi, davanti alle innumerevoli degradazioni e mutilazioni che il tempo e gli uomini hanno fatto soffrire al monumento venerabile, senza rispetto per Carlo Magno, che pose la sua prima pietra, o per Filippo Augusto, che ha posato l’ultima.
Sulla faccia di questa regina invecchiata delle nostre cattedrali, a lato di una ruga, si trova sempre una cicatrice. Tempus edax, homo edacior; che dovrei essere lieto di tradurre così: il tempo è cieco, l’uomo è stupido.

(Victor Hugo, Notre-Dame de Paris, Libro 3, cap.1, Notre-Dame.)