[Veduta panoramica di Törbel. Foto di By Daniel Reust, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]Ci sono tante (troppe) cose sulle montagne fatte male e deleterie per i territori e le comunità, inutile rimarcarlo; viceversa, quando si riesce a mantenere l’equilibrio e l’armonia tra l’ambiente naturale, le risorse disponibili e la presenza umana, le montagne sono tutt’oggi laboratori di innovazione ed evoluzione sociale, economica, culturale, ecologica. E scrivo «tutt’oggi» perché in realtà lo sono da secoli.
Ad esempio a Törbel, villaggio nel Canton Vallese (Svizzera) a 1500 metri di quota, quanto ho appena scritto accade dal 1483. In quell’anno gli abitanti del comune sottoscrissero un accordo collettivo sulla gestione dell’acqua e dei pascoli, con il quale vennero stabilite regole ben precise e princìpi chiari per l’amministrazione dei terreni, degli alpeggi, dei boschi e di tutti i beni comuni locali, al contempo elaborando un peculiare modello di simbiosi ecosistemica tra luogo, ambiente e comunità residente.
[Uno scorcio del centro di Törbel. Immagine tratta da www.1815.ch.]È un accordo talmente ben fatto e assennato, quello di Törbel, che ancora oggi, dopo oltre cinque secoli, non solo è in vigore e funziona benissimo ma è diventato un modello per tantissime altre forme di gestione collettiva, ad esempio quella dei beni comuni digitali open source della Mozilla Foundation, e viene studiato da sociologici, antropologi, economisti, organizzazioni scientifiche e università. Uno degli ultimi progetti elaborati a Törbel si chiama “Horizon Europe” e studia come le regioni rurali possano «arrestare lo spopolamento e superare il crescente divario digitale rispetto alle aree urbane» per trasformarsi in veri e propri «ecosistemi dell’innovazione».
Per saperne di più sul significativo ed esemplare “caso” di Törbel potete leggere questo articolo di “Swissinfo.ch”.
[Immagine tratta da www.valais.ch.]Dunque, ribadisco, Törbel (insieme ai tanti altri esempi simili sparsi per le Alpi dei quali, chissà perché, i media nazional-popolari parlano sempre troppo poco) dimostra bene come la montagna, da area marginale considerata dalla politica solo come spazio turistico a mero scopo ludico-ricreativo, può realmente rappresentare un laboratorio di nuovi modus vivendi contemporanei con visioni protese al futuro che trae il meglio dalle proprie secolari esperienze di sussistenza per mutuarle alla realtà attuale e alle sue tante criticità, quella climatica innanzi tutto, ma sapendo formulare per esse le migliori soluzionipossibili, come le città – caotiche, cementificate, inquinate ormai oltre ogni limite – non sanno più fare.
[Immagine tratta da www.booking.com.]D’altro canto lo sono sempre state tutto questo, le montagne, fino a che i modelli socioeconomici di foggia metropolitani scaturiti dall’era industriale si sono imposti ad esse depauperandole di energia sociale, economica e umana. Lo possono tornare a esserlo ora su vasta scala, visto quanto quei modelli metropolitani, erosi dal consumismo più alienante, siano in crisi. Occorre solo percepire e comprendere queste grandi, preziosissime potenzialità: la politica dimostra di non saperlo fare, troppo interessata alle proprie propagande e agli affarismi che la alimentano; dobbiamo saperlo fare noi che le montagne le abitiamo, viviamo, frequentiamo, amiamo e ne sappiamo capire l’anima. E mi auguro proprio che ce la si possa fare, per il bene di tutti – anche, purtroppo, di quegli esecrabili politici.
Eccovi il programma ufficiale e la locandina della quarta edizione di “Insieme per la Montagna Sacra”, la giornata di cammino riflessivo e collettivo ai piedi del Monveso di Forzo, la montagna nel gruppo del Gran Paradiso individuata dal relativo progetto (del cui comitato promotore faccio parte) come simbolo di rispetto del Limite, che si svolgerà domenica 15 giugno prossimo:
Come avevo anticipato in questo articolo, nel corso della giornata avrà luogo l’inaugurazione dell’opera d’arte appositamente dedicata al Monveso e donata alla causa dalla pittrice torinese Barbara Tutino. Realizzata su Alluminio riciclato e dunque fatta per restare all’aria aperta, ritrae il Monveso con la chiesa di Boschietto. L’opera verrà installata in modo permanente su una delle case della borgata posta lungo il sentiero che risale la valle, restando così ben visibile da chiunque transiti dalla borgata al fine di rappresentare un suggestivo e potente elemento di attenzione e riflessione sul nostro progetto e sui suoi fini.
Invece, la constatazione delle condizioni di innevamento ancora abbondante in quota ha purtroppo determinato la decisione di rinviare la traversata dalla Valle di Cogne alla Valle Soana attraverso il Colle di Bardoney, pensata per congiungere simbolicamente i due versanti del Monveso di Forzo e prevista per sabato 14 giugno – della quale nella precedente newsletter vi avevamo dato alcune informazioni preliminari. La traversata verrà probabilmente riprogrammata nel mese di settembre, in data da stabilire e in concomitanza con un altro evento dedicato alla “Montagna Sacra” in corso di progettazione.
[Prime luci sul Monveso di Forzo, la ” Montagna sacra” delle Alpi italiane. Foto di Toni Farina, per gentile concessione.]Sono ben contento di denotare che la prossima edizione di “Insieme per la Montagna Sacra” vedrà la collaborazione e il supporto dell’Associazione degli Operatori Turistici della Valle Soana: una vicinanza quanto mai significativa e importante anche per come segnali l’interesse crescente dei locali al progetto e al suo portato a favore della valle. Come si può vedere nella locandina sottostante, l’associazione curerà l’accoglienza generale e nello specifico la parte enogastronomica della giornata grazie alla partecipazione dei ristoranti e degli operatori valsoanini i quali metteranno a disposizione tutto ciò che la valle sa offrire ai suoi visitatori:
Anche questa locandina la potete scaricare in pdf qui.
Per la giornata sarà installata a Forzo, a cura del Comune, la bacheca dedicata alla “Montagna Sacra” con le informazioni sostanziali sul progetto, che così sarà “inaugurata” ufficialmente a sua volta. Anche l’installazione rappresenta un’iniziativa “piccola” nella forma ma assolutamente significativa nella sostanza perché esprime la vicinanza solidale del Comune di Ronco al progetto e ai suoi fini: una cosa niente affatto scontata fino a qualche tempo fa, dunque la prossima presenza della bacheca rimarca l’attenzione e la considerazione crescenti della “Montagna Sacra” anche presso la comunità locale.
Come accennato di recente, vi sono ulteriori potenziali interessanti (e prestigiose) novità che bollono nella pentola della Montagna Sacra: io e gli altri membri del Comitato promotore ci auguriamo di concretizzarle e dunque di darvene notizia al più presto.
Aderire al progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra” è semplice. Si va sulla pagina web del progetto, www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/, si compila il modulo e si conferma poi con mail. Oppure si scrive a montagnasacra22@gmail.com indicando semplicemente «aderisco al progetto Montagna Sacra» e, se si vuole, con quale qualifica si vuole apparire in elenco.
La giornata di ieri a Osio Sopra (Bergamo) dedicata al futuro dei nostri luoghi urbani e naturali nella crisi socio-ambientale in corso, alla quale ho avuto il piacere di partecipare in qualità di “moderatore” (ma ancor più di persona lì per conoscere e imparare cose interessanti) ha rappresentato un’altra bella e preziosa occasione di narrazione, dialogo, confronto, proposizione e, ultimo ma non ultimo, presa di coscienza civica sul mondo che abitiamo e su cosa vogliamo che sia da qui al domani.
Le esperienze delle “Creature del Don Bosco” sulla mobilitazione che ha fermato la distruzione del Parco Don Bosco di Bologna salvandolo dalla cementificazione selvaggia, di “I sollevamenti della terra” sulla vicenda dell’impianto di risalita al Corno alle Scale, sull’Appennino Tosco-Emiliano, ennesima opera sciistica che nasce già morta viste le quote (sotto i 1700 metri) alle quali viene realizzata, e del Collettivo “Terre Alt(r)e” sull’ormai famoso – e/o famigerato – collegamento sciistico tra Colere e Lizzola, narrate dai diretti protagonisti e messe in relazione grazie agli aspetti che li accomunano – perché tali progetti calati dall’alto sui territori senza alcuna interlocuzione con i loro abitanti si basano su dinamiche sempre uguali, in fondo – contribuiscono a creare quella rete civica soggetti che fa ciò che troppo spesso la politica amministrativa non fa: ragionare con buon senso e lungimiranza sul destino dei propri territori elaborando per essi le iniziative più consone ai luoghi e alle comunità che li abitano. Un movimento che mette in pratica quell’ecologia popolare (cit. Sarah Gainsforth) che non mira solo alla salvaguardia ambientale ma, ancor più, a costruire il paesaggio abitato per come lo identifica la sua stessa definizione: una relazione armoniosa tra elementi naturali e presenza antropica, per il quale non conta tanto ciò che si fa ma come lo si fa e quanto sia consono ai luoghi e alla quotidianità delle persone che vi abitano.
Ringrazio di cuore Michela Benaglia che mi ha coinvolto con la raccomandazione degli amici di “Terre Alt(r)e”, l’associazione “Libera la Festa” che ha organizzato la giornata e i ragazzi di Joe Koala che l’hanno ospitata nel loro bellissimo spazio verde.
Alla prossima – cioè, a domenica prossima1 giugno a Oltre il Colle (sì, a breve ne saprete di più!)
Domani, 25 maggio alle ore 15, sarò a Osio Sopra (Bergamo) per partecipare a una tavola rotonda sull’impatto che la progettazione del territorio, in chiave turistica e non solo, ha sull’ambiente e sulle comunità, nella quale interverranno alcune importanti realtà per presentare le proprie esperienze di azione e di progettazione partecipata nei rispettivi territori urbani, alpini e appenninici.
Sono temi da conoscere e sui quali è sempre più importante dibattere in maniera collettiva, in modo da ricavarne le opinioni più consapevoli possibili e così elaborare gli strumenti culturali e civici per partecipare al loro sviluppo nello spazio – ovvero nei propri territori – e nel tempo.
Trovate tutte le info del caso nelle locandine (cliccateci sopra per ingrandirle) e, per saperne ancora di più, date un occhio qui.
Domenica prossima 25 maggio, alle ore 15, sarò a Osio Sopra (Bergamo) per partecipare a una tavola rotonda sull’impatto che la progettazione del territorio, in chiave turistica e non solo, ha sull’ambiente e sulle comunità, nella quale interverranno alcune realtà che presenteranno le proprie esperienze di azione e di progettazione partecipata nei rispettivi territori urbani, alpini e appenninici.
Sono temi da conoscere e sui quali è sempre più importante dibattere in maniera collettiva, in modo da ricavarne le opinioni più consapevoli possibili e così elaborare gli strumenti culturali e civici per partecipare al loro sviluppo nello spazio – ovvero nei propri territori – e nel tempo.
Trovate tutte le info del caso nelle locandine (cliccateci sopra per ingrandirle) e, per saperne ancora di più, date un occhio qui.